venerdì 21 Giugno 2024

Brescia nella Storia

Botticino, Brescia. I liguri, gli etruschi, i cenomani, i romani: Brescia affonda le radici nell’antichità. Lo abbiamo ben scoperto quest’anno, in occasione di Brescia Capitale della Cultura e nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO  con “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”.

Ma c’è molto di più dei Longobardi. E l’Auser provinciale, con il patrocinio del Comune di Botticino, ce lo dimostra con un ciclo di cinque incontri quindicinali sull’evoluzione della città:Brescia nella Storia“.

Il ciclo intende ricostruire le varie fasi che hanno caratterizzato la storia di Brescia, comprese quelle meno note, quelle dimenticate e quelle che sono ormai scomparse sotto una fitta coltre di spessa nebbia. Si parte con la ricostruzione storica del colle Cidneo in Età Preistorica, punto d’inizio del nostro racconto, realizzata quando nessun piede umano aveva ancora calcato i suoi pendii.

Si prosegue poi con l’inedita ricostruzione del primo villaggio eretto in assoluto dai liguri, che essi chiamarono “Bricia” (da “Bric”, cioè colle). Capitolo a sé quello riguardante il periodo etrusco, breve ma importantissimo dal punto di vista storico, poiché, pur in assenza di documenti tangibili, fu il periodo della bonifica delle zone paludose e del consolidamento della cinta muraria. Seguono le ricostruzioni della “Brix” cenomane, elevata al rango di capitale e della seguente “Brixia” romana, una delle principali città dell’Italia settentrionale.

Si affronta poi un capitolo tra i più oscuri e meno noti della storia di Brescia: l’Età Gota e l’Età Bizantina, ancora oggi poco studiati. Abbiamo quindi la ricostruzione della “Brexia” longobarda, con l’espansione della cinta muraria per proteggere i nuovi quartieri artigiani sorti appena fuori le vecchie mura. In Età Franco-Carolingia, invece, la città non subì grandi cambianti: forti trasformazioni si ebbero solo in Età Comunale, periodo che vide la costruzione di ben due cinte murarie, una innalzata nel 1186, l’altra soltanto mezzo secolo dopo, nel 1237. Quest’ultima fu un vero e proprio “piano regolatore” che non ebbe precedenti nell’Europa dell’epoca. Grandi sconvolgimenti sono da registrare anche nell’Età delle Signorie, in modo particolare in quella dei Visconti di Milano, i quali avviarono un ampio progetto di fortificazione interna, la “Cittadella Nuova”, che aveva lo scopo sia di proteggere l’area d’influenza ghibellina, sia di difendere le sedi del potere politico e religioso.

Il nostro termina in Età Veneta, il cui periodo, lungo quasi quattro secoli, risulta diviso in due parti ben distinte: la prima relativa al Quattrocento, il secolo dell’insediamento, caratterizzata dalla concessione di vasti privilegi e da una politica di fortificazione soprattutto a scopo militare; la seconda relativa al Cinque, Sei e Settecento, che vede un’attenta opera di rafforzamento difensivo e un abbellimento della città secondo le nuove mode ed i nuovi canoni architettonici che, tra Barocco ed Illuminismo, trasformarono Brescia da “città-fortezza” a “città moderna”.

Note sull'autore

Valerio Gardoni
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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