giovedì 20 Giugno 2024

Desiderare, la XIX edizione di Filosofi Lungo l’Oglio

Parola chiave: “desiderare” per la XIX edizione del Festival Filosofi Lungo l’Oglio, la rassegna estiva itinerante, tra piazze, ville, pievi, chiese e cascine lungo i meandri tracciati dal fiume Oglio. Manifestazione insignita con la medaglia del Presidente della Repubblica e nata per volontà di Francesca Nodari, direttore scientifico della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio, con l’obiettivo di seminare sempre più cultura nel territorio e di portare i filosofi nell’agorà.

Dal 5 giugno al 24 luglio il festival accoglie un panel di relatori e di relatrici di prim’ordine con un densissimo calendario composto da 32 appuntamenti che si terranno in 21 municipalità comprese tra le province di Brescia, di Bergamo e di Cremona. Fedele al fortunato binomio luogo-pensiero, la kermesse è ai nastri di partenza, pronta a dare il via ad una vera e propria maratona dal carattere nomade ed itinerante. È questo, infatti, l’aspetto che ne costituisce la peculiarità e ne segna il carattere eccezionale non solo in ambito nazionale, ma anche internazionale.

Al Festival Filosofi Lungo l’Oglio si alterneranno lezioni magistrali, convegni, ecursioni con esperienze sensoriali, dibattiti in un inanellarsi di eventi capaci di attrarre un pubblico trasversale per età, provenienza geografica, formazione a riprova di quanto oggi – nell’era del phono sapiens e dell’idolatria dell’io – vi sia un bisogno concreto, anzi una fame di filosofia.

Così commenta la filosofa Francesca Nodari la scelta del titolo del Festival: «In stretta continuità con il tema dell’osare, il desiderare non è soltanto una questione che è stata affrontata sin dagli albori del pensiero, ma è insieme, come intuì Michel Foucault ne Le parole e le cose, “ciò che rimane perennemente impensato nell’intimo del pensiero”.

Desiderare, a ben vedere, potrebbe essere assurto ad una sorta di leit-motiv del nostro tempo.Di un presente difficile, iperconnesso, liquido, in preda alle incertezze e alle paure anestetizzate da promesse di felicità che diventano presto illusioni o delusioni e in prestazioni trasformate in atti apparentemente discrezionali come se fossero il frutto di desideri individuali liberi.

Oggi però diventa quanto mai urgente chiedersi se il desiderare non rischi di tradursi in un diuturno appagamento di bisogni o di pseudo desideri alimentati da un consumismo senza posa e da una cultura dell’“usa e getta” che investe trasversalmente cose e persone. Non solo, siamo sicuri di sapere ancora distinguere tra un oggetto desiderato e un altro essere che è come me desiderante e che è sempre al di là di ogni mio tentativo di presa e di possesso? Siamo consapevoli delle differenze che passano tra volere, potere e desiderare o la cecità morale, per citare Bauman, che imperversa ci sta inducendo, nel paradosso di un continuo volere, ad un ottundimento del desiderio? Oppure vale la regola che solo chi ha potere può desiderare o, quanto meno, illudersi di farlo? Ma si può desiderare da soli?

Infine, quale peso assumono, nell’odierna società secolarizzata e surmoderna, le ultime parole del Decalogo: “Non desiderare la roba d’altri” e “Non desiderare la donna d’altri”? E ancora, si può ancora desiderare quando vecchie e nuove paure, per rifarsi al compianto Marc Augé, ci insidiano? Quando la tecnocrazia imperversa e l’uomo, per dirla con Günther Anders, è antiquato?».

Note sull'autore

Valerio Gardoni
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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