sabato 25 Maggio 2024

Gleno, il crollo di una diga

Il 1° dicembre 1923 il crollo della diga del Gleno, in Val di Scalve, provocò un’onda d’acqua che si riversò nella vallata sottostante fino alla Valcamonica, travolgendo abitati e provocando la morte di centinaia di persone.

A cento anni dal disastro la Società Storica e Antropologica di Valle Camonica partecipa nella memoria dei tragici eventi attraverso incontri e riflessioni a ricordo di ciò che è accaduto: una giornata di studio, un convegno nazionale e un racconto per immagini.

La diga del Gleno è un disastro bresciano di cui la memoria ha quasi perso le tracce. Venne realizzata nel periodo intercorso fra il 1916 e il 1923, dopo rinvii e revisioni del progetto. Doveva servire a contenere i sei milioni di metri cubi d’acqua raccolti nel lago artificiale alimentato dai torrenti Povo, Nembo ed affluenti minori. Una diga ad archi multipli, realizzata a 1500 metri d’altitudine la cui enorme massa d’acqua contenuta avrebbe dovuto generare energia elettrica. Erano le 7:15 di sabato 1 dicembre 1923, pochi mesi dopo la messa in funzione, quando il pilone centrale della costruzione cedette e le acque si riversarono, in meno di 15 minuti, sulla vallata sottostante fuoriuscendo da una bocca larga una sessantina di metri.

Il primo borgo ad essere colpito fu Bueggio e qui la massa d’acqua spazzò via chiesa e campanile, distrusse il cimitero del paese e due abitazioni. L’enorme massa d’acqua, preceduta da un terrificante spostamento d’aria, distrusse poi le centrali di Povo e Valbona, il Ponte Formello e il santuario della madonnina di Colere. Raggiunse l’abitato di Dezzo. 500 anime circa formavano la comunità di Dezzo e di esse ben 209 perirono. Anche la strada provinciale venne distrutta, isolando in tal modo l’intera Valle, il flusso d’acqua invase la centrale elettrica di Dezzo, provocando un corto circuito, che privò i valligiani anche dell’energia elettrica e causò lo scoppio dei forni della fabbrica di ghisa posta al termine del medesimo paese.

Prima di raggiungere l’abitato di Angolo l’enorme massa d’acqua formò una sorta di lago e a tutt’oggi sono visibili i segni lasciati dal passaggio dell’acqua nella gola della via Mala. L’abitato di Angolo rimase praticamente intatto mentre a Mazzunno vennero spazzate via la centrale della Società Elettrica Bresciana e il cimitero. La fiumana discese poi velocemente, dopo aver formato nei pressi di Angolo una sorta di diga artificiale, verso l’abitato di Gorzone e, seguendo il corso del torrente Dezzo, proseguì verso Boario e Corna di Darfo mietendo numerose vittime al suo passaggio. Quarantacinque minuti dopo il crollo della Diga la fiumana d’acqua raggiunse il Lago d’Iseo e, a testimonianza dell’immane potenza distruttrice che la caratterizzò, nei pressi di Lovere vennero raccolte 48 salme.

Giornata di studio per i cento anni dal crollo della diga del Gleno, sabato 18 novembre Angolo Terme, al Teatro dell’oratorio G. Tovini in Via Sagrato 1.

Racconto di immagini e parole sugli eventi che hanno portato al crollo della diga del Gleno. Con Luca Giarelli della Società Storica e Antropologica di Valle Camonica, giovedì 23 novembre presso Istituto Superiore Olivelli-Putelli, Darfo Boario Terme.

A partire da quel che resta. Il disastro del Gleno tra storia e paesaggio, memoria e futuro (1923-2023). Convegno nazionale 25 novembre presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Bergamo, P. le Sant’Agostino, 2 Bergamo.

Note sull'autore

Valerio Gardoni
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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