giovedì 20 Giugno 2024

Il processo, inedita esposizione di Giuliana Cunéaz

Brescia. Inedita l’esposizione site-specific di Giuliana Cunéaz ,trova ispirazione nella straordinaria collezione di animali tassidermizzati appartenenti alla collezione del Museo di Scienze Naturali, titolo: “Il Processo” inaugura sabato 25 maggio alle ore 18, la mostra rimarrà aperta sino al 7 settembre.

La personale di Giuliana Cunéaz organizzata nell’ambito della diciottesima edizione di Meccaniche della Meraviglia, il progetto di rassegne monografiche con la regia di Albano Morandi, è curata da Ilaria Bignotti, Melania Massaro e Camilla Remondina. Gli interventi di Interattività e Realtà Aumentata sono stati realizzati da Gotham Studio – Digital agency.

L’artista ha modificato radicalmente i criteri classici della museografia e dell’archiviazione creando un’unica installazione all’interno della Project Room con oltre 90 animali di specie diversissime, dai leoni agli scarabei, dai lupi alle farfalle, dalle tigri ai pipistrelli. Si tratta di una sola moltitudine che prende posizione. Colui che li ha sempre oppressi, sfruttati, uccisi, causando danni irreparabili, viene messo sotto processo e questa volta, come ha scritto Jacques Derrida, “l’animale ci guarda e siamo nudi davanti a lui”.

L’installazione prevede una visione individuale dove ciascuno appare seduto di fronte alla tribù degli animali vicino a un tablet che ne proietta l’immagine (in fondo alla sala compaiono su un monitor le medesime riprese ingrandite). Lo spettatore diventa così oggetto di osservazione e il suo ritratto viene di volta in volta scansionato in base al punto di vista degli animali, i quali vedono la realtà in maniera differente dalla nostra. I cani e i gatti, per esempio, sono dicromatici, mentre gli uccelli possono vedere l’ultravioletto e le api hanno un’immagine composta della realtà formata da un’infinità di elementi.
Attraverso questa azione si attua un ribaltamento: lo spettatore esce dalla sua abituale comfort zone e chi osserva viene a sua volta osservato in base a una visione che non è più univoca o parziale.

Come afferma Ilaria Bignotti “l’installazione genera responsi: una volta seduti, il nostro volto viene trasmesso su un monitor, rielaborato in base alle molteplici percezioni visive che hanno gli animali da cui scaturiscono ritratti ogni volta differenti”. Siamo scrutati dalla Natura che ci osserva e ci giudica rispetto a un’opera che ci mette a disagio e crea inquietudine: “Questo è un lavoro politico”, afferma Giuliana Cunéaz. “dove gli animali rappresentano gli oppressi che, con sguardo indagatore, ci chiedono di riflettere sul nostro agire e sulla nostra arroganza”.

La seconda parte della mostra è costituita da dieci opere realizzate con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale che rappresentano gli spiriti guida, “numi tutelari della nostra umanità”, come ribadisce Ilaria Bignotti. Se da un lato, dunque, siamo sottoposti a un processo, dall’altra sono proprio gli animali a rappresentare la componente archetipale della nostra crescita spirituale. Ogni opera nasconde lo spirito guida di un animale che si rivela solo attraverso la Realtà Aumentata. Inquadrando ciascun soggetto, attraverso il QR code, compare sul nostro smartphone un’animazione che contempla nuovi significati.

In questo caso la Realtà Aumentata può essere intesa come metafora di un’umanità che sin dalla preistoria ha affidato agli animali super poteri magici e divinatori, nonché il ruolo di messaggeri e di protettori. Giuliana Cunéaz del resto “utilizza qui la realtà aumentata, come aumentate sono le risorse dell’uomo attraverso gli animali”, conclude la curatrice.
Come sempre accade nell’opera dell’artista, le più attuali soluzioni tecnologiche trovano applicazione all’interno di un processo fisico ed emozionale conducendo il visitatore a sperimentare aspetti segreti della realtà. La mostra diventa dunque l’occasione per un processo di autocoscienza dove gli spiriti guida indicano la strada per una riconciliazione con la Natura. Sono loro che ci invitano a danzare con l’infinito, ha scritto Rainer Maria Rilke.

Note sull'autore

Valerio Gardoni
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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