La battaglia di Cignano: domenica la rievocazione storica

Cignano, Brescia – Fra tornei di scacchi, rievocazioni storiche, investiture di cavalieri e assedio in castello, il paese della bassa bresciana – anche con il sostegno di Cassa Padana Bcc–  si prepara a ricordare la battaglia che il 25 giugno 1441 incendiò paesi e campagne.

Il territorio bresciano nella prima metà del 1400 fu teatro delle alterne vicende degli eserciti milanesi e veneziani, che nel corso di quegli anni si scontrarono per il dominio del territorio bresciano. Nel 1434 Francesco Sforza abbandonate le sorti del Ducato di Milano passò al servizio della Serenissima. Il 13 febbraio 1441 il Piccinino con il suo esercito attraversato l’Adda e il Pò passò nel Cremonese, e poi nel bresciano.

Il 12 giugno Francesco Sforza con sedicimila cavalli e settemila fanti mosse da Verona per contrastare le truppe di Milano. Il Piccinino sapendo dell’arrivo dello Sforza si portò con diecimila cavalli e tremila fanti presso il castello di Cignano. Fece scavare attorno agli alloggiamenti una fossa e fattovi un bastione gagliardissimo, vi condusse l’acqua del fiume vicino così che nessuno vi poteva entrare se non in qualche modo a guado.

Il 24 giugno Francesco Sforza trovatosi ormai a meno di cinquemila passi dall’accampamento dei milanesi mandò a esplorare le fortificazioni dei milanesi.


Il 25 partendo da Corticelle passò il fiume Mella e si avvicinò a Cignano. Il Piccinino, all’arrivo dei veneti fece irruzione in campo aperto e sfidò le schiere nemiche, costringendole a combattere in un luogo limaccioso, sfavorevole ai veneziani, ma favorevole a Niccolò, e si attestò temendo, che allontanandosi troppo dalle fortificazioni avrebbe lasciato libero il passaggio d’entrata. I milanesi posizionati sotto le mura con animi ostinatissimi, come se fossero attaccati da due parti, non muovevano piede infatti erano coperti alle spalle dagli armati posti sulle fortificazioni, che scagliavano ogni genere di dardi sui veneti tenendoli così lontani dalle mura, inoltre con azioni fulminee e repentine sortite, protetti dai luoghi e dagli edifici trafiggevano e ferivano una gran quantità di cavalli.

Alla fine di una giornata di intensi combattimenti lo Sforza si ritirò a Cadignano e il Piccinino temendo un nuovo assalto, approfittando del silenzio della notte, condusse tutto l’esercito a Pontevico passando poi nel cremonese, comandò quindi ai suoi di presidiare le rive del fiume Oglio in modo che i veneziani non passassero. Il Conte Sforza non potendo inseguire il Piccinino che s’era attestato al di là del fiume, presidiando tutti i passaggi decise di spostarsi verso nord per cercare un altro accesso al territorio cremonese. Nottetempo con uno stratagemma prese il ponte di Rudiano e passò oltre l’Oglio.

Gli eserciti si ritrovarono nuovamente a Martinengo, ma il Visconti non voleva più combattere e intavolò le trattative di pace che vennero formalizzate a Cavriana alcuni mesi dopo, promettendo in sposa allo Sforza, la figlia Bianca Maria. A Cremona, il mattino del 25 ottobre, Bianca Maria con un ricco corteo si recò nella chiesa di San Sigismondo, poco fuori le mura della città. Vi era giunto anche il Conte Sforza concon un seguito di circa 2000 cavalieri e poco dopo mezzodì si sposò.

Note sull'autore

Articoli recenti

Ti Potrebbe interessare: