domenica 14 Luglio 2024

La “Deposizione” del Mantegna in una mostra temporanea

Brescia. Il patrimonio d’arte bresciano non smette di dimostrarsi una miniera, inesauribilmente ricca. È il caso del disegno di Andrea Mantegna raffigurante la Deposizione, (databile intorno al 1460-1465) che il Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei presentano in una esposizione temporanea sino al 3 novembre alla Pinacoteca Tosio Martinengo.

È un nuovo episodio del programma PTM andata / ritorno, il format di Fondazione Brescia Musei che trasforma le “partenze” collegate alle richieste di prestito in “arrivi” di opere ospiti: un’occasione per accogliere nelle sale della Pinacoteca capolavori che dialoghino con la collezione permanente, dando l’opportunità a bresciani e turisti di reinterpretare costantemente, secondo nuove chiavi di lettura e nuovi punti di vista, le sale del Museo.

In questo caso la sala 1 della Pinacoteca ospita il foglio più prezioso della civica collezione dei disegni: un’opera che ha rappresentato le collezioni bresciane nel mondo, tra New York, Londra, e Parigi, e in Italia è stata chiamata a partecipare alle più importanti mostre che negli ultimi decenni sono state dedicate ad Andrea Mantegna, come le esposizioni di Torino e Verona. Abitualmente custodita, per ragioni di conservazione, nei cassetti del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, resterà temporaneamente esposta nello spazio abitualmente riservato al San Giorgio e il drago, anch’esso opera iconica delle nostre Collezioni, e anch’esso datato intorno al 1460. Il dipinto sarà ospite nei prossimi mesi della XX mostra Internazionale d’arte di Illegio (Udine), Il Coraggio, che apre le porte ai visitatori proprio oggi restando visitabile nel centro montano della Carnia fino al 3 novembre.

L’esposizione del disegno mantegnesco è un’occasione eccezionale, dal momento che a quanto risulta a oggi dalle indagini bibliografiche e d’archivio esso non è mai stato esposto in epoca contemporanea a Brescia. Documento straordinario dell’elaborazione del nuovo linguaggio rinascimentale da parte del maestro padovano, il foglio è legato da una significativa continuità di temi e di variazioni compositive ad alcuni altri disegni custoditi in prestigiose collezioni pubbliche e private. A quanto si presume dalla documentazione, il foglio giunse nelle raccolte cittadine nel 1863, con il legato di Camillo Brozzoni, e fu presentato in ben due mostre antologiche sul Mantegna che hanno fatto storia: nel 1930 a Londra, alla mostra dell’arte italiana promossa da Lady Chamberlain e curata da Ettore Modigliani, e nel 1948 a Zurigo per la grande rassegna dedicata all’arte lombarda “Kunstschätze der Lombardei”.

Il disegno fornisce uno straordinario esempio dell’instancabile attività grafica di Andrea Mantegna, personalità cruciale per la diffusione in Italia settentrionale delle novità prospettiche e del gusto antiquario propri del Rinascimento italiano, e si inserisce in una vasta sequenza di studi grafici dedicati dall’artista al tema del Cristo morto.
Mantegna, come evidenziano le numerose variazioni in corso d’opera, indaga e definisce progressivamente la composizione della scena: il corpo morto del Salvatore, scorciato in diagonale, è calato nel sepolcro da due pie donne che lo reggono con un lenzuolo, mentre altre due figure appena visibili, da riconoscere in Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, accolgono la salma nella fossa. Al centro, in atteggiamento di preghiera, la Vergine si prostra con le mani giunte verso il corpo del figlio.

Il disegno è tracciato a penna, con grande velocità, nel tentativo di fissare in presa diretta l’idea sul foglio. Il tratto, in perfetta coerenza con altre prove grafiche di Mantegna, è corposo, aggressivo, talvolta caotico, eppure “costruttivo”, cosicché “anche quando ritorna su sé stesso conserva la forza della sintesi intellettuale della mente (e della mano) che lo ha tracciato” (Faietti, 2006). I volumi sono resi per via di chiaroscuro, attraverso ombre che, definite dal tipico tratteggio mantegnesco, si fanno più fitte e più rade, più marcate e più tenui a seconda del variare della luce e in relazione alle esigenze formali perseguite dall’artista: in questa chiave si può leggere l’addensarsi delle ombre che definiscono il corpo morto di Cristo, funzionali a restituirne un effetto di solidità scultorea. È dunque evidente come attraverso minimi accorgimenti tecnici – quali lo spessore e la pressione del tratto o la fluidità dell’inchiostro – Mantegna sia in grado di ottenere esiti espressivi sensibilmente differenti.

Note sull'autore

Valerio Gardoni
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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