L’Italia ripudia la guerra: i giovani dialogano con Bersani, Foa e monsignor Zuppi

«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Così si apre l’articolo 11 della Costituzione.

Nell’ottantesimo della Repubblica, l’Istituto Alcide Cervi torna a quelle parole per chiedersi che cosa significhi oggi scegliere la pace, e come la si costruisca ogni giorno. Venerdì 25 settembre, alle 10.00, al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, i giovani dialogano con Pier Luigi Bersani, Anna Foa e Matteo Maria Zuppi.

L’appuntamento è pensato per un pubblico ampio, ma riserva un ruolo specifico ai ragazzi e alle ragazze. I giovani dialogheranno con tre relatori d’eccezione: il politico e intellettuale Pier Luigi Bersani, la storica e scrittrice Anna Foa e il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Un confronto sulla laicità della pace, sul posto che la Costituzione le assegna, sui tempi che attraversiamo.«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»

L’articolo 11 sta fra i Principi fondamentali, i dodici articoli che i Costituenti posero a fondamento di tutta la Carta. In tre passaggi dice che cosa l’Italia rifiuta, a quali limiti della propria sovranità è disposta ad acconsentire e che cosa promuove: ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere le controversie internazionali; consente, alla pari con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; sostiene le organizzazioni internazionali che a quell’ordinamento lavorano.

Il verbo scelto, ripudia, dice più di un rifiuto di principio: si ripudia ciò che si è conosciuto da vicino. L’Assemblea Costituente lo approvò nel marzo del 1947, all’indomani di una guerra che il fascismo aveva preparato e voluto, e che il Paese aveva perduto prima di risollevarsi con la Resistenza. Oggi, in un mondo tornato a fare della guerra uno strumento ordinario della politica, quelle parole restano una domanda aperta sul modo in cui scegliamo di stare al mondo e di risolvere i conflitti, nella vita pubblica come in quella di tutti i giorni. Perché la pace non è soltanto assenza di guerra. È una scelta, e oggi è una scelta urgente.L’evento è aperto a tutti, ma sono particolarmente invitate le classi terze, quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado.

 

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