Mostre / Halmoni, Martina Oldani e la memoria

Brescia – HALMONI è la prima mostra personale di Martina Oldani, classe 1999. Halmoni, parola coreana che significa “nonna”, è il titolo di un progetto che nasce da una riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sul modo in cui le immagini custodiscono il tempo. Attraverso fotografia, video, installazione e cianotipia, Martina Oldani costruisce un percorso che prende avvio dalla propria storia familiare per affrontare temi universali come la vecchiaia, il ricordo e la trasmissione delle esperienze tra generazioni.

Il punto di partenza della ricerca è l’archivio domestico: fotografie, lettere, appunti e oggetti appartenuti ai nonni diventano il materiale su cui l’artista interviene, rielaborandolo e sottraendolo alla sua funzione originaria di documento privato. L’archivio non viene utilizzato come semplice testimonianza del passato, ma come uno spazio aperto, capace di generare nuove narrazioni e nuovi significati.

Un ruolo centrale all’interno del progetto è affidato alla fotografia e, in particolare, alla cianotipia, antico procedimento fotografico che trasforma le immagini in superfici dalle intense tonalità blu. Attraverso questo processo le fotografie perdono il loro carattere puramente documentario e assumono una nuova dimensione, sospesa tra memoria personale e immaginario collettivo.

Se il progetto nasce da una vicenda autobiografica, HALMONI supera presto il racconto individuale per interrogarsi sul valore degli archivi familiari come patrimonio condiviso. Ogni fotografia conservata in un cassetto, ogni annotazione scritta frettolosamente, ogni oggetto dimenticato racconta una storia che va oltre chi l’ha vissuta, trasformandosi in una riflessione sul tempo e sulla capacità delle immagini di sopravvivere alle persone che le hanno prodotte.

La mostra comprende anche gli esiti di un laboratorio sviluppato insieme agli ospiti della Fondazione Biffi – Residenza Villa Antonietta, ampliando la ricerca dell’artista verso una dimensione partecipativa. La vecchiaia viene così osservata non come una condizione di marginalità, ma come un patrimonio di esperienze, relazioni e memorie ancora capace di produrre nuove narrazioni.

Con HALMONI, Martina Oldani propone una riflessione sul rapporto tra fotografia e memoria, mostrando come ogni archivio familiare rappresenti non soltanto una raccolta di ricordi, ma un organismo vivo, continuamente riscrivibile attraverso lo sguardo di chi lo osserva.

Martina Oldani nasce nel 1999 a Milano. Artista visiva e fotografa, il suo lavoro ruota attorno alla ricerca di un linguaggio espressivo esplicitato per mezzo della pittura e della fotografia, in cui concetti astratti e percezioni sensoriali diventano colore e impressioni su carta. La sua ricerca è fortemente legata ai temi della memoria, del tempo e della morte, con uno sguardo introspettivo e autobiografico. La sua indagine artistica esplora la visceralità e la complessità dell’essere umano. Oldani si avvale di una produzione multimediale, ma la scelta del mezzo rimane dettata dalla poetica dell’opera, creando una produzione estremamente multimediale.

 

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