Mostre / Tesori, il grande romanzo dei musei bresciani

Brescia – Il Museo di Santa Giulia a Brescia è il palcoscenico che ospita la mostra “TESORI. Il grande romanzo dei Musei bresciani. 1826 | 2026”. La mostra, curata da Roberta D’Adda e Stefano Karadjov, promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, con la collaborazione del Museo di Scienze Naturali, il Sistema Bibliotecario Urbano, il patrocinio dell’Ateneo di Brescia, accademia di scienze, lettere ed arti, e grazie al contributo di Regione Lombardia che ha deciso di sostenere questo progetto attraverso l’Avviso Unico Cultura, conclude le celebrazioni del Bicentenario della scoperta della Vittoria Alata, una delle sculture più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, nonché uno dei rari grandi bronzi romani proveniente da scavo giunto fino a noi, insieme a sei teste di età imperiale e centinaia di reperti in bronzo, oggi conservata nella cella orientale del Capitolium di Brixia. Parco archeologico di Brescia romana.

La rassegna propone un corpus di 100 nuclei tematici, con opere abitualmente non esposte, provenienti dalle Collezioni d’arte e da quelle scientifiche del patrimonio museale di Brescia. Il progetto espositivo, che copre un arco cronologico ampio, dall’antico al contemporaneo, intreccia le testimonianze materiali con la grande Storia e con le biografie di chi ha studiato e donato le opere che oggi rendono unico il patrimonio museale bresciano: un racconto corale in cui, sullo sfondo dei grandi eventi storici, gli oggetti diventano testimoni delle vicende delle donne e degli uomini che li hanno raccolti, custoditi e tramandati, trasformandosi in potenti dispositivi di trascrizione della memoria.

Ne emerge una trama di relazioni, passioni e dialoghi tra generazioni, che attraversa l’eredità dell’enciclopedismo settecentesco, gli ideali del Risorgimento tradotti nel culto del patrimonio, il fascino per l’esotico della cultura romantica, la complessità delle opere legate alla dittatura fascista e, infine, i principi contemporanei della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale.

È dunque un percorso che racconta l’identità cittadina e propone la valorizzazione di un patrimonio di cui l’intera comunità bresciana è parte. In ragione della essenziale componente museale della mostra che si fonda esclusivamente sulla Collezioni bresciane, la mostra è inclusa nella visita del museo e dunque di conseguenza gratuita per i residente in città e per i residenti in provincia per i periodi in cui il Comune di Brescia valutasse l’estensione di questa gratuità durante le festività natalizie o estive: un segno che sottolinea quanto il progetto espositivo sia profondamente radicato in un patrimonio che vuole, e deve, essere di tutti.

Tesori si suddivide in 5 sezioni dedicate ad altrettanti ambiti della museologia di impostazione ottocentesca – Archeologia, Belle Arti, Naturalia e Artificialia, Storia, Culture – intorno alle quali si costruisce un suggestivo e inedito dialogo tra epoche. Ognuna di esse, infatti, adotta un tracciato cronografico circolare che prende avvio dalla contemporaneità, attraverso opere di autori contemporanei quali Mohammed Al-Hawajri, Badiucao, Giuseppe Bergomi, Bruce Gilden, Axel Hütte, David LaChapelle, Victoria Lomasko, Joel Meyerowitz, Giulio Paolini, Fabrizio Plessi, Davide Rivalta, Alfred Seiland, Massimo Sestini, Mary Zygouri, acquisite da Fondazione Brescia Musei negli ultimi 10 anni in continuità con un tracciato secolare di arricchimento delle civiche raccolte, che sono accostate, come in un viaggio a ritroso nel tempo, a capolavori di maestri presenti nelle collezioni, tra cui Albrecht Dürer, Lattanzio Gambara, Francesco Hayez, Angelo Inganni, Giovan Battista Moroni, Pelagio Palagi, Rembrandt, Romanino, Angelo Zanelli.

La mostra raccoglie una ricca varietà di oggetti finora custoditi nei depositi, disposti in uno spettacolare allestimento da Camera delle Meraviglie: preziosi lavori come un astrolabio bizantino del 1062 appartenuto probabilmente al cardinale Bessarione, raffinati dipinti kakemono orientali, antiche sculture in marmo, affreschi, bronzetti egizi, disegni e incisioni, fotografie e opere di videoarte, maioliche e vetri, strumenti musicali, cimeli storici e manifesti, maschere cerimoniali e dipinti dal Cinquecento al Novecento, ai quali, grazie alla collaborazione con il Museo di Scienze Naturali, si affiancano mummie umane e animali, impronte fossili di dinosauro e rari frammenti delle preziose meteoriti cadute nel XIX secolo in territorio bresciano.

La rappresentazione delle culture non occidentali attraverso oggetti accumulati durante l’epoca coloniale e l’età fascista propone anche importanti oggetti appartenuti a Benito Mussolini e sequestrati dopo la caduta della Repubblica di Salò. Le armi africane portate a Brescia da commercianti e militari sono messe in relazione a maschere rituali e sculture acquistate a Parigi dall’artista Bruno Romeda, e successivamente donate a Fondazione Brescia Musei.

Il percorso è scandito dalle storie di chi ha raccolto, salvato, donato o studiato gli oggetti che oggi costituiscono le collezioni civiche bresciane. Accanto alle grandi figure dei più noti collezionisti emergono i tanti straordinari e insospettabili sconosciuti che hanno avuto un ruolo emblematico: un orologiaio di fine Ottocento, una crocerossina, un maestro di equitazione, un marinaio, un soldato innamorato e una “accumulatrice seriale”, un sacerdote dalle dubbie frequentazioni, un capitano degli Alpini, un professore del liceo sono tra i protagonisti di una saga scritta a più mani intorno all’idea del Museo e della sua funzione.

Per dare corpo a questa memoria, l’illustratrice Elisa Macellari ha creato una galleria di 20 ritratti che accompagnano il visitatore nelle sale e che sono raccolti, insieme a tutte le sue tavole, nel catalogo della mostra. La scelta di affidare all’illustrazione il racconto di queste figure dà lo stesso valore a ciascuna di esse, indipendentemente dal titolo o dalla posizione sociale, perché tutte contribuiscono in egual modo alla costruzione della memoria e del patrimonio identitario di una città.

La mostra si conclude con Sulle ali della storia, un’experience digitale realizzata con Invisiblefarm, partner di Alleanza Cultura. Nella Digital Room finale ogni visitatore sceglie uno dei venti protagonisti conosciuti nel percorso e, con un selfie, entra nella sua scena grazie all’intelligenza artificiale. Se lo desidera, può donare la propria immagine, che diventerà una tessera della Vittoria Alata proiettata in mostra: un ritratto collettivo che si rinnova nei mesi di apertura.

Facendo così propri i principi della Convenzione di Faro, il trattato del Consiglio d’Europa del 2005 ratificato dall’Italia nel 2020, la mostra mette in relazione il patrimonio materiale e quello intangibile delle vicende umane, riconoscendo l’eredità culturale come un diritto e una responsabilità condivisa e sviluppando il ruolo attivo dei cittadini nella sua tutela, trasmissione e valorizzazione.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira con testi dei curatori Roberta D’Adda e Stefano Karadjov e di Sandro Debono, museum thinker e museologo, membro di NEMO – Network of European Museum Organisations. Il volume è arricchito da cento schede dettagliate, che restituiscono l’aggiornamento degli studi condotti su questo patrimonio.

La mostra in Santa Giulia si completa con un sistema di itinerari urbani, a cura di Chiara De Ambrogio, in un Quaderno edito nei tipi di Fondazione Brescia Musei, che collega l’esposizione e le storie narrate a tutto il tessuto cittadino, specchio e custode della memoria collettiva. Attraverso questi Itinerari, disponibili gratuitamente presso tutte le biglietterie delle sedi museali, cittadini e turisti potranno scoprire i luoghi più significativi del lungo percorso di trasmissione del patrimonio e dell’identità di Brescia.

Per accompagnare il pubblico nei mesi di apertura dell’esposizione, Fondazione Brescia Musei ha previsto un articolato Public Program. Visite guidate, laboratori per famiglie e, grazie allo speciale contributo di Rotary Club Brescia, anche attività sulla mostra gratuite per le associazioni che si occupano di pubblici fragili, dalle persone con disabilità sensoriali, motorie e cognitive a chi vive situazioni di marginalità sociale e povertà educativa. Un’attenzione che per Fondazione Brescia Musei non è un’iniziativa occasionale, ma una costante del proprio modo di intendere il museo e un fil rouge che accompagna l’intera attività, rendendo la cultura un bene realmente accessibile a tutti.

Non mancheranno le attività pensate per le scuole di ogni ordine e grado.   Proprio per la sua portata civica, la mostra ha riscosso un grande sostegno da parte della comunità cittadina, quella “comunità di patrimonio” bresciana che la Convenzione di Faro riconosce in chi attribuisce valore a un patrimonio e sceglie di prendersene cura. L’eredità dei concittadini che nel 1826 diedero vita ai musei, riconoscendone l’idea come nobile e necessaria, rivive oggi in chi ogni giorno rinnova la propria fiducia nel museo, visitandolo e partecipando alle sue iniziative e al lavoro di cura.

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