giovedì 20 Giugno 2024

Mozart e Verona: un festival

Verona. C’è un forte legame tra la città e il geniale compositore, nelle giornate del 5 e 7 gennaio 1770, durante il suo primo viaggio in Italia, Wolfgang Amadeus Mozart si esibì in due celebri concerti nella Sala Maffeiana dell’Accademia Filarmonica e presso la chiesa di San Tomaso Cantauriense, ricordati come le prime esibizioni del genio salisburghese nel Bel Paese.

Dal 5 al 31 gennaio si tiene a Verona la quarta edizione della rassegna concertistica “Mozart a Verona”, il Festival, organizzato da Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena, è un appuntamento fisso e atteso, simbolica apertura, per la sua collocazione nel mese di gennaio, della ricca agenda culturale veronese.

Nel corso degli anni, la programmazione di Mozart a Verona si è arricchita affiancando agli appuntamenti musicali conferenze e mostre, grazie alla collaborazione con istituzioni culturali come i Musei Civici e la Biblioteca Civica di Verona. L’edizione di quest’anno vede la partecipazione di alcune delle più significative realtà musicali e culturali di Verona.

Il risultato è un cartellone molto ricco che offre alla città ben sedici appuntamenti culturali nell’arco di tutto il mese, spaziando dai concerti sinfonici a quelli di campane, dall’opera agli spettacoli per bambini, fino al tradizionale concerto per organo, là dove lo stesso Mozart si esibì più di due secoli fa.

Si legge nel testo di Nicola Guerini: “Il musicista è fortemente legato a Verona dove, ancora adolescente, si guadagnò i primi applausi e le prime lodi. Infatti, durante i tre viaggi in Italia, il compositore salisburghese e il padre Leopold fecero sosta nella nostra città, dove furono accolti con i migliori onori ed estremo interesse per le virtù del giovanissimo Wolfang. Verona era, per i viaggiatori del Settecento, una città importante per la sosta nell’Italia settentrionale nel periodo in cui Leopold Mozart e il figlio Wolfang intrapresero il primo viaggio italiano nel 1769-1770. Nella consuetudine del tempo era, infatti, una prassi quella che portava gli artisti dall’Europa centrale verso l’Italia, un paese nel quale gli studi dell’arte (e non solo la musica) dovevano essere completati, approfonditi, riportando l’artista ai luoghi d’origine con una sorta di diploma, una laurea, un’attestazione che poteva favorire una maggior considerazione e fama.”

Note sull'autore

Valerio Gardoni
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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