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La famiglia Gambara si stabilì a Pralboino intorno al 1200: stirpe di condottieri al servizio ora dell’Impero, ora dei Visconti, ora di Venezia. Se gli uomini amavano le spade e non conoscevano tregua nell’usarle ,ben altri impegni avevano le donne di famiglia,certamente più sagge.  Tutte originali e interessate a qualcosa di utile.

Alda, nel 1506 si fece mandare dall’umanista veneto Gian Giorgio Trissino i gelsi da piantare per allevare i bachi da seta, come attesta una lettera di ringraziamento inviata il 21 marzo 1506 da Alda stessa.

Da una lettera della sorella Dorotea, si apprende che nel Bresciano a metà del secolo i gelsi erano diventati milioni . Emilia nel 1541 deviò le acque del Mella a scopo d’irrigazione. Veronica (1485-1550) si dedicò alla poesia, sposò il marchese Gilberto X di Correggio e diede vita a un cenacolo di poeti e artisti. Anzi in maggior numero di poetesse .

Mi piace pensare che sia stata una donna a introdurre nella Bassa l’allevamento del baco da seta che ha costituito, per secoli , un’entrata in contanti per le contadine . Un lungo filo di seta che da Alda giunge fino ai miei ricordi ,passando naturalmente dagli alti ranghi sino alla povera gente.

Ci sono ancora i gelsi alla Colombaia, la cascina dove sono nata, fanno da confine ai terreni od ombra alle nostre chiacchiere in famiglia, negli assolati pomeriggi domenicali.Sono pochi e non diventeranno mai seta.

Giugno era il tempo della raccolta. Finita la scuola ci si riuniva sotto i portici per”desgaleta” cioè togliere i bozzoli dai rami dalla carta e dalla paglia per poi portarli al consorzio. Era la festa finale che concludeva un lavoro davvero faticoso,affidato principalmente a donne e bambini.

Arrivavano verso la fine di aprile . A Gottolengo, il signor Tedeschi, li distribuiva in tutti i comuni limitrofi.Si compravano ad once,per intenderci ogni oncia era il contenuto di un ditale.Ogni massaia ne teneva due o tre once.E non vi dico quanto mangiassero e crescessero durante la metamorfosi.

Ci rubavano lo spazio e il tempo del gioco,visto che anche noi ragazzi uscivamo con la nostra”bosaco”ovvero un sacco di iuta alla raccolta delle foglie di gelso.”I caaler” non conoscevano tregua fino a quando ,dopo aver” mangiato a furia “si chiudevano nel bozzolo.

Allora arrivavano le nonne, le zie,le vicine,le amiche.Ancora donne,insieme per la raccolta.Era una giornata di chiaccchiere ,di racconti ,di aneddoti,di ricordi sugli anni delle migliori produzioni e anche di pettegolezzi.

Era il giorno del “besolà” fatto in casa , un dolce semplice che veniva offerto a merenda alle lavoranti.Questi erano gli unici compensi,amicizia e besolà.Nessuno si aspettava di essere pagato.  Alla consegna,sempre presso il consorzio, erano le donne ad intascare la paga e se l’annata era stata ottima si trattava di parecchi soldi.C’erano invece annate magre:anche i bachi si ammalavano,potevano diventare bianchi e della stessa consistenza del gesso o marcire in mezzo alle frasche.

Non è per nostalgia che ricordo tutto questo ma per non dimenticare quanto le donne
abbiano lavorato in ogni tempo e gestito con saggezza  l’economia familiare.

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Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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