Piantare alberi non è un gesto simbolico, ma una priorità scientifica

Parma – Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Restoration Ecology conferma la scelta di KilometroVerdeParma: piantare alberi in Pianura Padana non è un gesto simbolico, ma una priorità scientificamente fondata. In cinque anni il Consorzio ha già messo a dimora oltre 100 mila alberi e arbusti e formato oltre 14 mila studenti con il progetto We Tree.

Da anni il messaggio sulla lotta alla crisi climatica sembra ridursi a una formula semplice: piantare più alberi possibile. Una ricerca pubblicata nelle scorse settimane su Restoration Ecology invita però a guardare il problema con più precisione: non conta solo quanti alberi si piantano, ma soprattutto dove.

Lo studio, firmato da Chiara Gibertini e colleghi e coordinato da Giorgio Vacchiano dell’Università degli Studi di Milano, con la collaborazione di Stefano Boeri Architetti, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Politecnico di Milano e Università di Sassari, ha preso l’Italia come caso di studio. I ricercatori hanno incrociato dati geospaziali su uso del suolo, clima, densità abitativa, qualità dell’aria e vegetazione, con una risoluzione di un chilometro quadrato sull’intero territorio nazionale, per costruire quattro mappe distinte di priorità: connettività ecologica, salute umana, mitigazione climatica e regolazione del ciclo dell’acqua.

Il dato più significativo riguarda la sovrapposizione tra questi obiettivi: solo il 13% delle superfici potenzialmente idonee a nuovi impianti risulta prioritario per almeno due obiettivi contemporaneamente. Le aree utili a immagazzinare carbonio, cioè, non sono necessariamente quelle più utili alla biodiversità o alla salute pubblica, e viceversa. Lo studio ricorda inoltre un principio noto a chi si occupa di rigenerazione ambientale: più alberi non significa sempre più biodiversità, perché trasformare in bosco ogni spazio libero rischia di sacrificare prati, zone umide e altri habitat aperti, altrettanto preziosi.

È in questo quadro che la Pianura Padana assume un ruolo particolare. Non è tra i territori più efficaci per l’accumulo di carbonio, primato che spetta piuttosto alle fasce montane e collinari lungo l’arco alpino e appenninico. Compare invece, con priorità alta, in almeno tre delle quattro mappe: è un paesaggio fortemente frammentato, e quindi strategico per la connettività ecologica; è tra le aree a maggiore criticità per la salute umana, per l’esposizione a inquinamento atmosferico e isole di calore urbano; ed è centrale per la regolazione idrica di un territorio segnato da siccità e alluvioni improvvise.

Piantare alberi in Pianura Padana, dunque, non risponde a una logica di quantità assoluta, ma a un preciso disegno di priorità: proprio dove vive la maggior parte della popolazione.

È la stessa logica di scelta mirata che da anni guida il lavoro di KilometroVerdeParma, il Consorzio Forestale che riunisce aziende e istituzioni del territorio impegnate nella rigenerazione ambientale della provincia di Parma. In cinque anni il Consorzio ha già messo a dimora oltre 100 mila alberi e arbusti, restituendo connettività ecologica e servizi ecosistemici a un paesaggio agricolo tra i più intensivi e frammentati d’Europa. Accanto agli interventi sul territorio, KilometroVerdeParma ha investito con continuità anche sulla formazione: con il progetto We Tree ha coinvolto oltre 14 mila studenti in percorsi didattici dedicati al valore ecologico degli alberi e alla cura del verde urbano e periurbano.

La ricerca offre così una conferma indipendente a un metodo di lavoro già consolidato: non piantare ovunque, ma piantare dove serve, con un obiettivo dichiarato e misurabile. In un momento in cui il dibattito pubblico rischia di ridurre la riforestazione a una gara di numeri, lo studio pubblicato su Restoration Ecology e l’esperienza di KilometroVerdeParma convergono sullo stesso punto: la qualità della pianificazione conta quanto, se non più, della quantità degli alberi piantati.

Fonte scientifica: C. Gibertini et al., “Afforestation priority for multiple objectives at national scale: Italy as a case study”, Restoration Ecology, 2026 (Università degli Studi di Milano, con Stefano Boeri Architetti, CNR, Politecnico di Milano e Università di Sassari).

Note sull'autore

Articoli recenti

Ti Potrebbe interessare: