di Luca Quaresmini
Travagliato, Brescia – Quando si dice il levare una pala d’altare, ritrovando, nella parete sottostante, una rappresentazione pittorica singolare dove traspare il diffuso profilarsi di dettagli riconducibili ad una turrita fortificazione merlata, descritta in un colpo d’occhio speculare. Nella chiesa parrocchiale di Travagliato è accaduto questo avvicendamento di manufatti, fra loro così differenti, nel corso del recente trasferimento della pala cinquecentesca, dedicata al “Trionfo della Santa Croce con Sant’Elena, S. Pietro da Verona e S. Paolino da Nola, Costantino e S. Silvestro” , per il restauro che va riguardandola in un progetto capillare.
Nella contestuale spogliazione temporanea di questo altare laterale della parrocchiale, si sta rivelando una inaspettata e misteriosa pittura sul muro dove, da generazioni, l’incavo di una nicchia ad arco era nascosto dalla rimovibile matrice pittorica devozionale che si è inteso meglio conservare, sottoponendola ad un intervento che dovrà assicurarla al tempo, facendola il più possibile avvicinare alla sua
manifestazione originale.
Intanto, con il cambio, fra un togliere la tela ed il rinvenire l’opera murale che c’era sotto prima, fa sfoggio, sul posto, un paesaggio descrittivo di un antico luogo da poter cercare meglio di identificare, percependovi una impronta profana di tutt’altra rappresentazione espressiva, rispetto al religioso contenuto celebrativo della pala d’altare che vi era davanti, rispecchiante le note vicende afferenti il mistico retaggio della storia di Sant’Elena e della sua notevole testimonianza, inscindibilmente impressa al consolidarsi della fede in Cristo, con il miracoloso rinvenimento della Croce dove aveva patito il Salvatore.
A volte tornano, opere pregresse che deviano l’attenzione su altro genere, distanziando, per stili e contenuti, ciò che è materialmente
subentrato a celarle ed a renderle occulte, fino a quando, per caso, riemergendo, assurgono ad oggetto di interrogativi circa il loro presentarsi, nella portata figurativa che sfiora congetture diverse e tutte da confutare. Cosa ci faccia la manifestazione di un panorama di mura fortificate nella chiesa di una località alla quale, comunque, storicamente è attribuita, l’ormai da tempo immemore perduta, presenza di una rocca, pare ricondursi a questo nesso di prossimità, tra la verosimiglianza di un tipo di costruzione ed il riflesso che la stessa ha potuto trasporre in un piccolo tratto di parete interna di questo luogo di culto, soggetto, a sua volta, a più di una trasformazione.
La raffigurazione a muro interessa la base della nicchia dove il grigio della raffigurata fortificazione, ritratta fra merlature e dislivelli di quote architettoniche, coesiste con il caldo sfondo infuocato dell’orizzonte. Nel fulcro di tale profondità rosseggiante, sembra potersi pure intravedere il concentrasi dell’infittirsi di una densità di costruzioni raccolte da mura, come anticamente si usava provvedere il più possibile per la protezione degli abitanti, insediatisi entro certi confini urbani da tutelare. In un primo piano, il grigiore di questa rocca fa, fra l’altro, visivamente trasparire l’innalzarsi di un campanile al suo interno, così differente nella sua esile proporzione in altezza, rispetto al tozzo porsi in affaccio del torrione esterno che si prospetta allo sguardo, in una immediata soluzione.
Un vago stridore con l’effettivo territorio locale pare possa rifarsi, in quest’opera celata dalla subentrata collocazione della pala dedicata alle
iconografie di Sant’Elena, alla rappresentazione di alcuni presumibili rilievi naturali posti a corredo del paesaggio realizzato, quasi, però a volerne meramente sottolineare la narrazione artistica complessiva, con il ricorso, da manuale, ad alcuni abbellimenti di elementi naturali. L’aderenza con il territorio locale pare, al medesimo tempo, sostanziarsi, però, un poco, per la plausibilità di questa impostazione di cinta
fortificata, per altro diluita pittoricamente con aspetti difensivi anche nel lato dello spessore della nicchia muraria dove ha sede, con la grafica ricostruzione visiva dell’antica ed obliata rocca di Travagliato, da ben lungi smantellata, che è, in tutta immagine, pubblicata, apagina
quarantuno del libro di Santina Corniani dal titolo “Storia di Travagliato – Memorie e documenti”.
Si tratta del disegno di Bruno Marchetti che la ha saputa ricavare dall’affresco dell’Assunta, compiuto dall’insigne artista Vincenzo Civerchio (1470 ca – 1544), così come attualmente risulta visibile nell’antica chiesa di Santa Maria dei Campi a Travagliato e che, pare, da sempre, abbia avuto tale attribuzione particolare data al paesaggio, incluso nell’inno pittorico dedicato alla Vergine Maria di cui è a corredo, a proposito di come si presentasse, da fuori, l’abitato travagliatese, con le sue mura e la sua rocca campestre, negli anni interessati a questa costruzione difensiva, fra l’altro, intrinseca ad alcuni fatti di stampo militare.
