Mantova – Appuntamento con la ventinovesima edizione di Festivaletteratura! Quest’anno è più forte che mai il desiderio di ritrovarsi per mettere a confronto le storie, lasciare spazio alle idee, trovare parole per leggere e affrontare quello che ci succede intorno. Impossibile oggi non sentire il mondo, e tenendo le piazze della città sempre aperte al dialogo e all’ascolto, il Festival chiama scrittrici e scrittori dai territori sconvolti dai conflitti e dalle aree attraversate da silenziosi o più evidenti sommovimenti.
Grazie a loro – e alle altre centinaia di ospiti attesi a Mantova – per cinque giorni Festivaletteratura proverà a portare lo sguardo là dove i nostri occhi normalmente non
arrivano, a raccogliere voci che altrimenti non riuscirebbero a farsi udire, a restare vigili e in relazione, affidandosi alla letteratura.
Quella 2025 è un’edizione che non rinuncia a pensare al futuro e a tracciare strade per muoversi nei tempi che verranno. Lo farà come di consueto coinvolgendo prima di tutti giovani e giovanissimi: sognare forte, la residenza poetica e comunitaria che impegnerà per due giorni ragazze e ragazzi al Forte di Pietole a immaginare nuovi mondi possibili, è solo l’ultimo degli spazi che il Festival ha aperto per permettere alle nuove generazioni di portare nel dibattito la propria energia e questioni, istanze, bisogni a volte trascurati o più spesso considerati secondo prospettive ormai logore.
Da blurandevù a passports, da words match a read more fino alle varie azioni connesse al progetto LAB, è con i più giovani che Festivaletteratura porta scrittori e artisti a ragionare di cittadinanza e ambiente, di identità e linguaggi, di partecipazione e accesso alla cultura.
La ventinovesima edizione cade peraltro in un anno speciale per Mantova: 500 anni fa apriva il cantiere di Palazzo Te, la residenza gonzaghesca suburbana realizzata da Giulio Romano che per il Festival è stata ispirazione e sede di molti dei suoi eventi più originali.
L’anniversario è una delle occasioni che Festivaletteratura coglie per cercare come sempre di rovesciare la prospettiva e tornare a lasciarsi stimolare da opere e autori del passato prossimo o dei secoli più remoti. Attraverso percorsi di ricerca che privilegiano punti d’osservazione assolutamente inediti, il Festival riporterà l’attenzione sui libri che
segnarono quel 1525, ma anche sull’attività creativa di Carlo Goldoni a Mantova, sui mille volti di Agatha Christie, sul Virgilio più misterico e notturno, in costante tensione con le domande e il sentimento del nostro tempo.
UN MAPPAMONDO DELLA NARRATIVA CONTEMPORANEA
Tracciare mappe che rendono comprensibili spazi altrimenti sconfinati: il Festival propone quest’anno una possibile cartografia per orientarsi nel panorama letterario del nostro tempo, attraversando continenti, generazioni e generi diversi, prendendo quattro autori come primi punti cardinali.
Dalle periferie di Buenos Aires si presenta Mariana Enríquez, regina del nuovo gotico latino-americano, in cui orrore sociale e soprannaturale si fondono senza soluzione di continuità; dalla Scozia torna a Festivaletteratura Ali Smith, maestra del romanzo europeo capace di tradurre in letteratura le ansie, le speranze e le contraddizioni del nostro tempo; dal Giappone Mieko Kawakami, che con crudezza poetica racconta la condizione della donna in una società ancora profondamente patriarcale; dagli Stati Uniti giunge infine Ocean Vuong, poeta e romanziere di origine vietnamita, che fonde memoir e finzione in una potente visione della diaspora asiatica e dell’identità queer in America.
Ma se le mappe servono anche per essere messe in discussione, a disegnare una cartografia eterodossa ci aiutano Jamaica Kincaid, esponente di punta della letteratura postcoloniale che ha esplorato i temi del colonialismo, dell’identità e della resistenza; Adania Shibli, scrittrice palestinese che narra la violenza dell’occupazione e le sue cicatrici; ed Elgas, giovane narratore e saggista senegalese, che con una prosa tagliente e ironica affronta questioni come il razzismo, il movimento decoloniale, l’identità e l’immigrazione.
Sfidare le convenzioni significa anche ridefinire i confini del genere e dell’identità, come dimostrano due scrittori di generazioni diverse, uniti dalla capacità di trasformare l’esperienza dei margini in materia letteraria universale: Armistead Maupin, autore di riferimento della letteratura americana degli ultimi decenni e leggendario cronista della San Francisco queer degli anni Settanta e Ottanta, e l’argentina Camila Sosa Villada, che nei suoi romanzi attinge dalle sue esperienze di donna transgender per trasformare episodi di vita vissuta in narrazioni universali.
Sempre dal continente americano arrivano tre delle voci letterarie più attese di questa edizione: il premio Pulitzer Elizabeth Strout, che torna al Festival dopo quasi un decennio; il talentuoso Nathan Hill, considerato da John Irving “il miglior giovane scrittore della narrativa americana”; e il poeta e romanziere cileno Alejandro Zambra, senz’ombra di dubbio uno degli autori più rappresentativi della letteratura latinoamericana contemporanea.
La mappa europea di questa edizione è complessa e stratificata, ma non possiamo non partire dai Paesi Bassi, perché il focus “La scoperta dell’Olanda”, organizzato con il sostegno della Fondazione olandese per la Letteratura e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi, porterà al Festival una nutrita compagine di otto autori e autrici nederlandesi. Tra questi ci saranno due maestri del reportage narrativo come Jan Brokken e Frank Westerman, la filosofa e narratrice Eva Meijer e il decano della letteratura per ragazzi Guus Kuijer.
Allargando lo sguardo verso Est va segnalata la presenza di Marija Stepanova, russa esiliata a Berlino che fonde poesia e prosa interrogando memoria e storia; mentre
dall’Irlanda arriva, fresco vincitore del Premio Strega Europeo, Paul Murray, autore di un grande affresco narrativo ironico e commovente.
La finalista al T.S. Eliot Prize Polly Clark parteciperà al festival nella doppia veste di poeta e narratrice che esplora con sensibilità i confini tra umano e naturale; mentre dalla
Svizzera arriveranno Pascale Kramer e Lukas Bärfuss, i cui libri si caratterizzano per un’osservazione acuta e senza sconti della condizione umana nell’apparente quiete dell’Europa centrale. A loro si aggiungono Jan Grue, scrittore e accademico norvegese che nel suo saggio memorialistico riflette sulla propria disabilità, interrogando i confini tra normalità e diversità; la catalana Irene Solà, che reinventa il rapporto tra umano e naturale con una prosa poetica e tellurica; e Fatma Aydemir, che dalla Germania racconta la complessa esperienza migratoria turco-curda.
La cartografia del Festival si completa con la costellazione di narratori e narratrici italiani: Antonio Scurati, che torna al Festival dopo avere concluso la monumentale pentalogia dedicata al fascismo; Roberto Saviano e Teresa Ciabatti, che si confrontano su due storie in cui la condizione femminile si scontra con il mondo fortemente maschile della criminalità organizzata; Marcello Fois e Carlo Lucarelli, che confermano il loro talento romanzesco tra misteri e saghe familiari; Nadeesha Uyangoda e Mario Desiati, che parleranno di radici e spaesamenti, appartenenza e movimento, dalla Puglia allo Sri Lanka.
Laura Imai Messina e Carmen Gallo indagheranno il potere curativo che talvolta possono avere le parole, mentre Rosa Matteucci e Violetta Bellocchio si confronteranno sugli intrecci tra vita e letteratura, esplorando come l’esperienza personale si trasformi in materia narrativa. E ancora vanno segnalati due esordi letterari: quello dell’attore Antonio Albanese, alle prese con una storia familiare tenera e picaresca, e quello del comico Stefano Rapone, che ha saputo portare nei suoi racconti l’ironia e il talento per raffigurare il grottesco tipico del suo lavoro sul palco.
IL MONDO VISTO DA GAZA
L’abitudine all’orrore crea assuefazione. È questo che rende la voce degli scrittori e delle scrittrici così necessaria se vogliamo evitare che il flusso incessante di notizie e immagini dai contenuti intollerabili ci alleni all’indifferenza. Il tentativo di trovare le parole per sfuggire alla trappola della rassegnazione, in questa edizione parte inevitabilmente da Gaza, che sarà al centro degli interventi al Festival di due degli esponenti di maggior rilievo della letteratura palestinese contemporanea, Adania Shibli e Atef Abu Saif, così come del confronto tra Gad Lerner e il giornalista e romanziere egiziano-canadese Omar El Akkad,
autore di un pamphlet contro la deumanizzazione del popolo palestinese nel conflitto in corso.
Lo storico israeliano Ilan Pappé, tra i massimi esperti di storia del Medio Oriente e voce critica delle politiche di occupazione e pulizia etnica dello stato di Israele, ci aiuterà a ricostruire il percorso storico che ci ha portati al momento attuale, mentre la giornalista Cecilia Sala parlerà delle testimonianze raccolte dopo il 7 ottobre in Medio Oriente, raccontando contraddizioni e scontri che si verificano anche all’interno delle comunità arabe e israeliane.
Il Festival non dimentica un’altra grande ferita aperta dei nostri tempi: la guerra russa in Ucraina. Ne parleranno Yaroslav Trofimov, capo della redazione esteri del Wall Street Journal, che ricollega la tragica storia ucraina degli anni Trenta a quella di oggi, e Katerina Gordeeva, giornalista esiliata russa che ha raccolto le testimonianze di persone colpite dalla guerra e incontrate nei centri rifugiati in Ucraina, Russia ed Europa.
La letteratura racconta anche come la guerra trasformi persone, relazioni e società diventando memoria collettiva: Ivica Đikić ed Elvira Mujčić torneranno sulla strage di Srebrenica a trent’anni di distanza; la giovane giornalista Jo Meg Kennedy, autrice del reportage scelto dalle giurie di Meglio di un Romanzo 2024, ripercorrerà la vicenda di Radio Fresh FM, piccola emittente indipendente siriana nella tragica parabola della guerra. Della comune esperienza delle guerre viste unicamente attraverso gli schermi, da
spettatori impotenti di immagini belliche che via via si sommano, parleranno invece le filosofe Rossella Prezzo e Giorgia Serughetti e la scrittrice Maria Nadotti.
LE VIE DELL’ASIA
L’Asia oggi detta i ritmi dell’economia, plasma nuove tecnologie, produce immaginari che conquistano il Pianeta. Per comprendere cosa si muove in questo sterminato e policentrico spazio, il Festival partirà dal Giappone accogliendo quest’anno due importanti esponenti della sua narrativa contemporanea: Mieko Kawakami, i cui romanzi indagano le vite quotidiane delle donne giapponesi di oggi, e Ayase Maru, rappresentante dell’anima più weird della letteratura nipponica, i cui racconti strizzano l’occhio ai manga e al fantastico per riflettere sulla condizione femminile.
Il viaggio nel continente asiatico prosegue in Corea, la cui produzione artistica e culturale, negli ultimi dieci anni, ha vissuto un momento di successo internazionale: al Festival sarà presente Lee Kkoch-nim, amatissima dai giovani lettori e lettrici per l’approccio diretto ai dilemmi adolescenziali.
La chiave letteraria non sarà però la sola con cui il Festival si avvicinerà all’Asia: diverse voci ci racconteranno a quali grandi processi oggi in atto dobbiamo prestare attenzione se vogliamo capire come sarà il mondo di domani. Alessandro Aresu spiegherà perché la corsa tecnologica all’intelligenza artificiale sta spostando sempre più gli equilibri economici, industriali e geopolitici del mondo verso l’Asia in generale, e verso la Cina in particolare. L’architetto e designer Aldo Cibic, che da anni vive e lavora in Cina, ci parlerà di Shanghai, città-mondo simbolo delle profonde trasformazioni del paese. Matteo Miavaldi si concentrerà su quella che è probabilmente la potenza emergente più misconosciuta e fraintesa, l’India, smontando miti e stereotipi di un paese pieno di contraddizioni.
Dalle schegge della diaspora asiatica – in Italia e non solo – nascono altre storie, in cui vissuti di sradicamento e ricerca di nuova identità si mescolano con memorie ed echi delle culture d’origine. Con lo spettacolo The Tamilization, l’artista e performer Ahilan Ratnamohan metterà in scena il racconto di come abbia imparato la lingua dei suoi genitori una volta diventato adulto, in un percorso che si muove tra la perdita e la riconquista delle proprie origini. Una riflessione che risuona nel lavoro di altre tre ospiti, le cui storie (personali e letterarie) rappresentano ponti fra l’Italia e diversi paesi asiatici: la scrittrice italiana originaria dello Sri Lanka Nadeesha Uyangoda, la narratrice italo-giapponese Naomi Abe e la fumettista cinese Yi Yang.
CHRISTIE E I SUOI CLAN
Non c’è Festival che non indaghi crimini e delitti, e questa edizione delizierà i buongustai del giallo con un occhio di riguardo agli scritti e alla fortuna letteraria di Agatha Christie (1890-1976). Donna sfuggente, considerata “la più grande autrice di bestseller dopo Shakespeare e la Bibbia”, con miliardi di copie vendute nel Mondo e numerosi adattamenti cinematografici, la Regina del giallo è sempre più riconosciuta come un apice della narrativa mondiale del Novecento.
A Lucy Worsley, popolarissima autrice di podcast e programmi per BBC radio, spetterà il compito di ricostruire con Luca Crovi la biografia di Christie, avvolta da un’aura di segreti e non detti, memorie familiari e di guerra, viaggi, anticonformismo ed emancipazione. Lo stesso Crovi chiamerà a raccolta autrici e autori fortemente legati all’opera della scrittrice come Alessia Gazzola, Bianca Pitzorno, Franco Forte e Antonio Moresco per meglio definire i
contorni della sua opera, mentre, in una conferenza-spettacolo sulle tracce di Poirot, Miss Marple e altri leggendari investigatori, Luca Scarlini racconterà il misconosciuto rapporto tra l’autrice e l’Italia.
Ma il programma 2025 lambirà molti altri luoghi e tempi del mistero, con un occhio particolare all’Italia: l’intervento dell’attore e scrittore Andrea Pennacchi, nel suo esordio da giallista, racconta di un giovane William Shakespeare in trasferta nella Repubblica di Venezia, mentre il dialogo tra due astri del giallo quali Alessia Gazzola, Samantha Bruzzone e Marco Malvaldi verterà sulla serialità come chiave di volta della letteratura di genere.
In una provincia apparentemente sonnacchiosa, costellata di borghi e misteri, troveremo anche Chiara Valerio e Stefano Tofani con i loro ultimi romanzi e lo stesso Tofani insieme ad
Alessia Rossi immerso nei segreti della nebbia, mentre Luca Crovi e l’illustratore Federico Maggioni si muoveranno tra le tombe (e le anime) del Cimitero Monumentale di Mantova.
INCANTI, DISINCANTI E ALTRE VICISSITUDINI AMOROSE
L’amore è il tema letterario per eccellenza: poesie, favole, romanzi hanno contribuito nei secoli a canonizzare codici, a definire ruoli, a insegnarci la passione e le sofferenze, la seduzione e l’abbandono, le parole giuste e quelle sbagliate. Ma quanto ci condizionano le rappresentazioni letterarie dell’amore? Quanto questi modelli ci portano a pretendere cose che la vita non può darci?
Carolina Bandinelli e Giorgia Tolfo si porranno questi interrogativi insieme a Roberto Camurri e Irina Turcanu in due incontri dedicati all’incanto e al disincanto amoroso e a come la letteratura abbia interpretato ed eternato lo spirito di un’epoca e le sue convenzioni sociali attraverso il racconto di innamoramenti e abbandoni.
L’amore torna prepotente in alcuni incontri con ospiti internazionali come Elizabeth Strout, Nathan Hill, Camila Sosa Villada, Michel Jean e Pascale Kramer. Amori pieni di luce ribelle sono quelli narrati da Alessio Arena e Sabrina Efionayi; amori inespressi e inesprimibili quelli che animano l’incontro tra Giorgia Tolfo e l’autrice di graphic novel Bianca Bagnarelli, mentre Eleonora Daniel e Riccardo Meozzi misureranno l’amore all’interno dello spazio del matrimonio, e Silvia Pelizzari mostrerà come agiscono il ricordo e la rimozione nella ricostruzione di una (auto)biografia amorosa.
Sulle nuove frontiere del desiderio e dell’erotismo nei territori digitali si confronteranno invece Daniele Vaschi e Sofia Torre. Amori è anche una delle parole scelte per i words match 2025: ragazze e ragazzi coinvolgeranno nella loro discussione Michela Panichi e Giulia Muscatelli. E di amore come scoperta di sé, del proprio corpo, dei propri desideri nella tumultuosa fase dell’adolescenza parleranno la stessa Michela Panichi con Giulio
Macaione e Alessandro Barbaglia con Giovanni Scarduelli, in due appuntamenti per i giovanissimi.
SCRIVERE DI MODA
Vestirsi è raccontarsi e gli abiti sono stati e continuano a essere oggetto di letteratura, capaci di restituire l’atmosfera di un’epoca, lo spirito della società, il carattere di una persona. Scrivere di moda è stata altresì l’occasione per molte donne di intraprendere una carriera altrimenti preclusa.
Alla lunga relazione tra moda e letteratura il Festival dedicherà questioni di stile, una serie di tre incontri curati dalla scrittrice Olga Campofreda. Michela Dentamaro e Manuela Soldi si occuperanno delle pioniere del giornalismo di moda che tra fine Ottocento e inizi Novecento hanno inventato un genere emancipandosi faticosamente da un ruolo subalterno in un sistema editoriale maschilista. Maria Luisa Frisa e Davide Coppo si confronteranno sui racconti di moda per mostrare come la letteratura ha saputo e sa restituire, con puntualità ed efficacia, le trasformazioni culturali e i movimenti profondi nel corpo della società.
Marcella Terrusi e Jennifer Guerra si soffermeranno su come nei libri per l’infanzia gli abiti
abbiano definito il profilo di figure ribelli e trasformare in vere e proprie icone femministe personaggi come Pippi Calzelunghe o Mary Poppins.
Due protagoniste dello stile e della moda italiana – Patrizia Sardo Marras e Carla Sozzani –
ripercorreranno la loro straordinaria biografia, tra ideali, professione e incontri. A marchi e contraffazioni sarà dedicato un accento con Carlo Belfanti e Manuela Soldi, mentre di sgargianti abiti di carta disegnati per piccole dolcezze parlerà Olimpia Zagnoli intorno alla sua personale collezione di caramelle.
VISSI D’ARTE
Diversi incontri sveleranno i vissuti di artiste e artisti, critici o semplici testimoni per rileggere attraverso saggi, carteggi e memoir il rapporto, a volte inscindibile, tra vita e arte.
Si partirà dalla testimonianza dello storico olandese Willem-Jan Verlinden, curatore di un’edizione critica delle lettere tra Van Gogh e le sorelle: una corrispondenza emotiva che rivela quanto affetti familiari rimasti nell’ombra incisero profondamente sulla vita del celebre pittore. Le biografie della pittrice modernista statunitense Florine Stettheimer e dell’iconica diva Diana Karenne, raccontate da Eloisa Morra e Melania G. Mazzucco, evidenziano invece la forza anticipatrice di due vite sopra le righe, in grado di affermarsi beffando pregiudizi di genere, sesso e classe sociale.
E si guarderà anche al rivoluzionario approccio critico di Francesca Alinovi, agitatrice culturale nella Bologna degli anni Settanta e Ottanta al cui profilo avanguardistico, spento dal suo assassinio a soli 35 anni, verrà ridata giusta rilevanza da Giulia Cavaliere con Francesco Spampinato e Nicolò Porcelluzzi.
Vivere d’arte significa riconoscere i debiti profondi nei confronti di chi ha costituito un punto di riferimento: al Festival un attore come Andrea Pennacchi racconterà il suo nume tutelare William Shakespeare; Pino Costalunga due illustri veneziani come Carlo Goldoni e Giacomo Casanova; Lydie Salvayre le amatissime Colette, Virginia Woolf, Djuna Barnes, Marina Cvetaeva, Ingeborg Bachmann e Sylvia Plath; mentre Lella Costa restituirà nel suo accento il breve profilo di donne che nel tempo si sono passate idealmente il testimone contribuendo al progresso di tutti.
E tantissimo altro…in un programma mai così intenso!


