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Lungo la strada di campagna che dalla cascina portava in paese, da tutti conosciuta come “strada delle topine” per il gran numero di talpe che scavavano le gallerie nei campi a lato, fiorivano in questa stagione le “margheritune de foss”.

Lunghi steli con girasoli in miniatura. Prolungavano il ricordo della solarità estiva e davano il giusto commiato alla stagione calda accogliendo le prime nebbie mattutine dell’inizio autunno. A volte ne facevamo mazzi da portare a casa.I lunghi steli non trovavano vasi adatti al loro slancio e immediatamente piegavano il capo perdendo un po’ della loro semplice bellezza. Erano macchie di colore lungo le scarpate. In realtà ne ammiravamo solo la corolla e non conoscevamo il tesoro che nascondevano nelle radici…tuberi mangerecci .

Sto parlando dell’Helianthus tuberosus comunemente detto topinambur. In alcune regioni viene anche chiamato pera di terra e tartufo di canna, mentre in inglese viene curiosamente detto Jerusalem artichoke (carciofo di Gerusalemme). Pare che il nome anglosassone dato alla specie non abbia nulla a che vedere con la città di Gerusalemme, ma derivi da una storpiata pronuncia del termine italiano di girasole; il leggero sapore di carciofo dell’ortaggio ha fatto il resto.

L’etimologia del nome secondo alcuni è legata al nome portoghese tupinambor, abbreviazione di patata tupinamba. Quest’ultima terminologia può spiegare il nome italiano, a volte attribuito a questo ortaggio, di patata americana. Secondo altri autori il nome topinambur pare derivi dal nome di una tribù indio ed associato per errore al nome di questo ortaggio.Stretto parente del girasole, questa pianta della famiglia delle Compositae, tribù delle Heliantheae, è originaria della fascia meridionale degli Stati Uniti d’America.

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La parte aerea è formata da robusti steli verdi pelosi che si innalzano anche fino a 3 e 4 metri di altezza, portanti larghe foglie a cuore appuntite anch’esse pelose e terminanti con un gruppo di margherite gialle che nei nostri climi in genere non maturano il seme. Questi steli emergono dal terreno in aprile, crescono durante tutta l’estate (salvo i periodi di forte siccità in cui il fogliame si affloscia) e fioriscono verso la fine di settembre.

Sotto terra, verso la fine dell’estate produce numerosi tuberi talora di forma irregolare arrotondata, bozzoluta, talora invece di forma allungata; internamente questi tuberi sono bianchissimi, mentre la buccia è rossastra (in quelli rotondi) o giallastra (in quelli allungati). Ogni pianta, se isolata, può produrre tre o quattro chili di tuberi che raggiungono il loro massimo volume solo in autunno inoltrato; perciò la raccolta non si deve iniziare prima dell’essiccamento dei fusti.I tuberi si possono cucinare in umido con aglio e prezzemolo e sono ottimi anche per i risotti e le omelette. Il sapore si avvicina molto a quello dei carciofi, anche se sono più dolci.

Bisogna comunque stare attenti a mangiarli con moderazione per gli effetti che possono provocare (i fagioli a confronto sono rose; non so se mi spiego!) . Inoltre non bisogna dimenticare che il Topinambur è un magazzino di inulina, un carboidrato imparentato all’amido, che i succhi salivari e gastrici non trasformano in zuccheri mal sopportati dai diabetici a cui, quindi, può particolarmente tornare gradito. Un trucco:i tuberi vanno lasciati sotto terra fino al momento del consumo. Non temono infatti il gelo ma se portati all’aria tendono a raggrinzire nel giro di dieci giorni.

Esistono delle piante per le quali si hanno alternativamente periodi di fortuna e di sfortuna, periodi in cui tecnici, hobbisti e giornalisti le esaltano e periodi in cui cadono nel dimenticatoio. A epoche di abbandono e disprezzo, in cui è stata considerata un’infestante, sono seguite epoche in cui il topinambur è stato considerato come una vera provvidenza ora come produttore di etanolo, ora come pianta foraggera, ora come pianta per l’alimentazione umana. Dunque ammiratene la forma e gustate le sue radici!

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Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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