Pasquetta fuoriporta / L’altra parte del lago di Iseo

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Lago d'Iseo - © Valerio Gardoni 2013
Tempo di lettura: 3 minuti

E’ una splendida mattina piena di sole a Iseo, non è difficile incantarsi nella bella piazza dinnanzi a un caffè fumante, capita che t’accorgi in ritardo che già è giunta l’ora della partenza per l’itinerario: in treno sino a Pisogne per poi pedalare l’unga la suggestiva sponda bergamasca del Sebino. Quando arrivo trafelato alla stazione, il treno delle 8,27 sferraglia stridendo sulle rotaie in perfetto orario, in ritardo sono io, il capo treno affacciato al finestrino con estrema gentilezza ferma la partenza, m’aiuta a caricare la bicicletta nell’apposita carrozza e riparte tra i miei mille ringraziamenti.IMG_2259

Chi dice che la cortesia e puntualità siano solo virtù dei paesi nordici, può ricredersi salendo sulla piccola linea che come una diligenza corre fianco al lago e poi nell’alta valle Camonica. Comunque ogni ora circa parte un treno: www.lenord.it .

L’unica carrozza percorre la dorsale bresciana regalandoti da finestrino una bella vista sul lago e sulle strette viuzze dei paesi e in poco meno di mezzora arriva alla piccola stazione di Pisogne, testata del lago e punto di partenza dell’itinerario. Non possiamo abbandonare Pisogne senza aver fatto subito sosta alla chiesa di Santa Maria della Neve, sull’antica via Valeriana, che conserva una serie di affreschi di Gerolamo Romanino, ci daranno una spinta per superare i primi sei chilometri da condividere con il traffico per raggiungere la bella piazza di Lovere, dopo aver superato il ponte del fiume Oglio alla sua entrata nel lago e il paese di Costa Volpino.IMG_1810

A Lovere la strada che corre dall’alta valle Camonica a Bergamo e viceversa si allontana verso la val Cavallina lasciando nella quiete la sponda del lago. Imbocchiamo la strada che scende a Castro, appena fuori paese, dove inizia il tratto più suggestivo della nostra pedalata, la strada completamente incavata nella roccia, tortuosa e affascinate ci offre scorci meravigliosi, come le pareti dell’orrido di Bögn dove le rocce verticali si tuffano in acque smeraldine. La strada percorre brevi gallerie dove dovremmo far ricorso ai fari di segnalazione della nostra bicicletta (è utile anche il corpetto catarifrangente delle automobili).IMG_1813

La sponda bergamasca del lago per la sua selvaggia conformazione è poco antropizzata, negli attimi di silenzio il ronzio della catena della bicicletta si mescola con la risacca del lago che fa eco sulle pareti di roccia. Riva di Solto ci accoglie con suo pittoresco centro medioevale se allunghiamo lo sguardo dall’altra parte del lago il monte Guglielmo sovrasta la vista con la sua imponente e pacifica mole.

La pedalata prosegue fianco al lago con qualche galleria da superare e ci porta a Tavernola, piccolo borgo adagiato sulla sponda dalle acque tranquille, sovrastato dalla Torre dei Fenaroli del XIV° secolo con un bel centro storico e, qualche chilometro più avanti, la frazione di Gallinarga nota per il pozzo glaciale e la chiesetta romanica. In centro al lago troneggia Montisola con la vetta incoronata dalla chiesetta della Madonna della Ceriola, ora la strada si fa meno impervia, la montagna si allontana e offre ampi spazi in coltivo e aumenta la vocazione turistica del lago d’Iseo come si nota dal paese di Predore.IMG_1812

Pochi chilometri e la località turistica più rinomata della sponda bergamasca del lago: Sarnico ci accoglie con il suo lungolago affollato e un poco di traffico in più. Turismo lacustre a parte, Sarnico custodisce testimonianze dell’antico borgo medioevale con parecchie chiese e monumenti e una pinacoteca che raccoglie opere tra il 1500 e il 1700.  Eccoci sul ponte per scavalcare il fiume Oglio che riprende a scorrere verso la Bassa, Paratico arroccato sulle colline diede ospitalità a dante Alighieri nel 1311. Da Paratico a Iseo la strada è trafficata, ma una ciclabile sulla sinistra della statale ci riporta agevolmente verso la meta.

Sulla nostra destra poco prima di Iseo si allarga la riserva naturale delle torbiere, avanzo glaciale e zona umida di grande interesse naturalistico, imboccando una delle entrate una sterrata raggira le paludi di torba, cavata sino al dopoguerra, sale al monastero di San Pietro in Lamosa, meraviglioso complesso monastico da cui si gode una bellissima vista sulle torbiere.IMG_4349

Di ritorno a Iseo, fine del percorso, coloro che non hanno fretta possono visitare la cittadina cresciuta ordinatamente attorno al suo porto lacustre, importante già in epoca romana.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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