L’itinerario / Trentapassi sotto il cielo

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Scegliete una giornata dal cielo blu per salire la cima della Corna Trentapassi, una di quelle mattinate limpide che qualche volta anche l’estate più calda sa offrire. La camminata si sviluppa lungo un bellissimo itinerario, una scarpinata facile di 600 metri circa di salita, adatto a tutti, dai panorami mozzafiato, un balcone sul lago, montagne e valli, che regala alla fine la soddisfazione della vetta, con tanto di croce.corna trentapassi

Il Corno Trentapassi fa parte del massiccio del monte Guglielmo
, il più bresciano delle Prealpi, ma è grossa fetta di roccia dolomitica che parte dalle profondità scure del lago d’Iseo e si alza a spalti rocciosi verticali sino ai 1249 metri della vetta. E’ il più grande blocco dolomitico delle Prealpi Lombarde.

Il punto di partenza per la camminata sulle “dolomiti bresciane” è la piccola frazione di Cusato
, appena dopo Zone, interessante borgo aggrappato alle pendici del monte Guglielmo e nota località di villeggiatura che si raggiunge da Marone sul lago d’Iseo. Dalla vecchia strada che costeggia il lago, a Marone l’indicazione per Zone è a metà paese dove parte una stretta strada. Oppure se si imbocca la superstrada per la Valcamonica l’indicazione Marone – Zone è ben visibile.corna trentapassi

Prima di arrivare a Zone è obbligo una sosta alle cosi dette “Piramidi”, bizzarri pinnacoli di agglomerato sabbioso compatto con il sasso a cappello in testa, formatisi in particolari condizioni morfologiche di erosione sull’originario deposito morenico. Conosciute il valle come “le fate di pietra” sono un curioso, ma raro fenomeno naturale.

A Cusato (590 m), praticamente attaccato a Zone, c’è un parcheggio
dove lasciare comodamente l’automobile. Zaino in spalla si attraversa la piccola frazione e subito a sinistra, segnalato da un cartello, diparte la mulattiera per Corna Trentapassi, che dopo un breve tratto d’asfalto ritrova il selciato sassoso originale. Abbandona le case e si infila in una verde vallata, incorniciata dal gorgogliare d’un minuscolo torrente. Dopo poco una costruzione in pietra, è la presa dell’acquedotto con fontanella dov’è possibile fare acqua potabile.corna trentapassi

La mulattiera prosegue in modica salita sino ad un cascinale
(Coloreto) dove si addentra nel bosco e aumenta la pendenza. La via è ben segnalata da cartelli, quando incrocia altri sentieri, sale costantemente nella galleria arborea (castagni, noccioli, roverelle, faggi e un fitto sottobosco) sino alla sella.

Chiamata “sella Trentapassi” è un punto di sosta
con tanto di tavoli e panche in legno. Sulla destra c’è un capanno da caccia, una sorta di sgabuzzino a macchie mimetiche con feritoie, dove forse è bene canticchiare per annunciare la nostra presenza. Oltre la caccia è vietata. Il sentiero di salita a sinistra, zigzaga nel bosco basso e meno fitto per poco sino a sbucare sulla spalla della bastionata dolomitica sino alla così detta Forcella del Zuf a 1050 metri di quota, dove lo sguardo precipita in basso sulle acque del Lago d’Iseo.
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Il panorama è spettacolare man mano la salita, ora erta, avanza
verso la vetta. Montisola e l’isolotto di Loreto sembrano galleggiare nel suggestivo paesaggio liquido, i contorni del lago d’Iseo sono ben delineati. Il fiume Oglio entra limaccioso alla testa del lago. Il colpo d’occhio rimbalza come un sasso piatto lanciato sull’acqua sulle cime dei monti sino all’orizzonte. Oltre la Concarena si scorgono le severe vette del massiccio dell’Adamello, il candido ghiacciaio che salta verso valle dalla vedretta del Pisgana. Alle spalle l’imponente presenza del Guglielmo, le morbide vallate punteggiate dai casolari, e giù l’antropizzata Valcamonica, la Val Cavallina, più a sud oltre le torbiere, dove s’impaludano le acque del Sebino, la Franciacorta e la Bassa.corna trentapassi

Nell’ultimo tratto l’erta salita pare arrampicarsi in uno spazio libero, sopra tutto, è solo la sensazione che si prova dalla bastionata dolomitica, un grande balcone sull’orizzonte. Il piccolo sentiero scavato sul crinale raggira a sinistra l’anticima, con l’immancabile croce, si placa sulla selletta che divide le cime, ricomincia a salire ripida verso la vetta che raggiungiamo dopo poco. E’ una vera vetta, con una croce di ferro sproporzionata, siamo a soli 1248 metri di altitudine, ma il panorama che si stacca dai ripidissimi versanti è meraviglioso e ripaga del poco di fatica richiesta dalla salita.

C’è posto e tempo per rifocillarsi in vetta
, ammirare il panorama, poiché il ritorno sulla stessa via richiede pressappoco lo stesso tempo della salita.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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