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Parma – Sabato 20 novembre, lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma presenterà in anteprima ad autorità, giornalisti e addetti ai lavori l’Archivio dal vivo, un nuovo percorso che si snoda all’interno dell’Abbazia di Valserena, ridisegnando completamente gli ambienti dell’archivio, intesi non più come luoghi a sé stante, ma integrati con lo spazio espositivo.

l’Archivio dal vivo è il punto di arrivo di un percorso avviato nel 2015 quando, proponendo un rinnovato rapporto tra archivio e museo, è stato creato uno spazio espositivo permanente all’interno dell’Abbazia di Valserena, sede dello CSAC dell’Università di Parma.

L’abbazia cistercense si è così trasformata da luogo esclusivo della conservazione, dello studio e della catalogazione di opere e fondi di arte, fotografia, media, progetto e spettacolo, a spazio multifunzionale dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica.

Negli ultimi sei anni, l’immenso patrimonio di opere, immagini, plastici, oggetti, abiti è stato animato grazie alla promozione di residenze d’artista, laboratori museali, workshop, summer school con l’obiettivo di ‘riattivare l’archivio’, inteso come spazio fisico ma anche come enorme potenziale culturale e conoscitivo, che può essere liberato anche attraverso un ripensamento delle pratiche archivistiche: dai metodi di organizzazione dei materiali, con la realizzazione di supporti e dispositivi per l’archiviazione, alle modalità di estrazione ed esposizione dei documenti.

Da questa riflessione nasce oggi l’Archivio dal vivo, titolo suggerito da Jeffrey Schnapp, storico, designer e figura di riferimento nel campo delle digital humanities, che dal 2015 ha affiancato lo CSAC nel percorso di ripensamento del proprio ruolo.

Il progetto, ideato da Francesca Zanella, Elisabetta Terragni e Studio Terragni Architetti e Daniele Ledda xycomm e realizzato con il coinvolgimento di tutto il personale del centro universitario, si fonda sul concetto di ‘apertura’ dell’archivio CSAC, al cui interno sono conservati oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana dai primi decenni del XX secolo.

Per rafforzare la trasversalità del patrimonio e le sue potenzialità rispetto alla ricerca, per la creazione di narrazioni inedite e per il confronto tra differenti ambiti e comunità, si è deciso di riorganizzare le collezioni seguendo un ordine alfabetico che sovverte le cronologie e le divisioni per generi, demandando alla comunicazione grafica che accompagna il percorso il compito di ricondurre a ognuna delle cinque sezioni di CSAC – Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo – le opere custodite in ogni ambiente.

Documenti grafici, immagini, manifesti, figurini ordinati per progetti nelle cassettiere convivono con oggetti, plastici, prototipi custoditi in scatole ed esposti su scaffalature, riproponendo un ritmo visivo costante dato dai tipici dispositivi metallici dell’archiviazione, interrotto da una fascia di luce che in ogni stanza segnala il luogo destinato alla esposizione. Il deposito diventa così il luogo in cui consentire al visitatore di entrare in diretto contatto con opere e documenti, comprendendo così la natura dell’archivio, il suo essere prodotto e nello stesso tempo generatore di legami, di connessioni e di contraddizioni.

“Attraverso questa nuova importante iniziativa – dichiara Paolo Andrei, Rettore dell’Università di Parma e Presidente del Centro Studi e Archivio della Comunicazione – lo CSAC fa un ulteriore passo avanti nel suo percorso di apertura e avvicinamento al pubblico: una mission che l’Università di Parma ha sposato e appoggiato con forza affinché l’inestimabile patrimonio del Centro diventi a tutti gli effetti un patrimonio di tutti. Da parte dell’Ateneo, quindi, grande soddisfazione per il lavoro compiuto in questo senso e l’auspicio che siano tanti gli studiosi e i visitatori a cogliere questa straordinaria opportunità”.

L’archivio CSAC sarà inoltre luogo di sperimentazione anche per i curatori e i conservatori che potranno proporre nuove modalità di lettura delle collezioni CSAC. La prima occasione è rappresentata dal progetto Secondi tempi di Eva Marisaldi, nato nell’ambito del programma di residenze Through time: integrità e trasformazione dell’opera, fino al 26 febbraio 2022 si porrà in dialogo con gli spazi de l’Archivio dal vivo, attraverso l’installazione di un video e la disseminazione di oltre sessanta piccole stampe su alluminio che riproducono frammenti della raccolta personale dell’artista.

Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione inizia a raccogliere grazie ad Arturo Carlo Quintavalle il suo primo nucleo di opere nel 1968, in occasione dell’esposizione dedicata a Concetto Pozzati organizzata dall’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Parma. Situato oggi nell’Abbazia cistercense di Valserena, conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo.

Un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte (oltre 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni), Fotografia (con oltre 300 fondi e più di 9 milioni di immagini), Media (7.000 bozzetti di manifesti, 2.000 manifesti cinematografici, 11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione), Progetto (1.500.000 disegni, 800 maquette, 2000 oggetti e circa 70.000 pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste di Moda) e Spettacolo (100 film originali, 4.000 video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi).

Lo CSAC oggi è uno spazio multifunzionale, dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica. Una formula unica in Italia, che mantiene e potenzia le attività sino ad ora condotte di consulenza e collaborazione all’istruzione universitaria con seminari, workshop e tirocini, di organizzazione di mostre e pubblicazione dei rispettivi cataloghi (oltre 120 dal 1969 ad oggi), e di prestito e supporto ad esposizioni in altri musei tra cui la Triennale di Milano, il MAXXI di Roma, il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Tokyo Design Center, il Design Museum di Londra, il Folkwang Museum di Essen e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

 

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