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Rivalta sul Mincio, Mantova. Quando abbandona il lago di Garda il fiume Mincio scorre in uno degli ambienti naturali più affascinanti e intatti della pianura. Esce serpeggiando fra le colline moreniche per raggiungere i laghi di Mantova scorrendo in tratti fluviali rimasti miracolosamente intatti e poco graffiati dall’antropizzazione umana.

Immergersi a bordo di una canoa o di un kayak nelle smeraldine acque del Mincio è una indimenticabile esperienza per andare alla scoperta di uno degli ambienti umidi più ricchi e preservati della grande pianura. È anche un’immersione nella storia e nell’antico, e oramai raro, rapporto fra uomo e fiume che ancora sopravvive fra i canneti e scorre con le leggende sulle acque del Mincio.

Gli “Amici di Rivalta” organizzano tre giornate alla scoperta della Valli del Mincio, un’occasione aperta a tutti con la sicurezza di inoltrarsi nelle valli del Mincio con guide locali, fra il fitto dei canneti, in un intricato dedalo di canali che si perde a labirinto fra la fitta vegetazione quando lambisce il santuario delle Grazie, per poi raggiungere i laghi di Mantova, pagaiando in tratti fluviali rimasti miracolosamente intatti e poco graffiati dall’antropizzazione umana.

Tre itinerari col mezzo più semplice e silenzioso: la canoa o il kayak, per scoprire il Mincio e le sue valli.

  1. domenica 5 giugno: L’Alto Mincio: da Pozzolo a Rivalta sul Mincio
  2. domenica 3 luglio tour delle Valli con escursione a piedi nella zona palustre
  3. domenica 4 settembre da Rivalta a Mantova

Si aggiunge ai tre itinerari le notti di luna piena per un’esperinza indimenticabile a bordo di una canoa.

Il Mincio in Canoa è la prima e più longeva manifestazione che propone discese turistico/sportive non competitive del fiume Mincio in canoa. Da oltre 30 anni si è rivelato essere un evento capace di attrarre canoisti da ogni regione italiana ed anche dall’estero, desiderosi di scoprire il territorio da un punto di vista diverso. Per conoscerlo meglio, controllarlo, difenderlo e valorizzarlo.

Dal ventre del Garda esce una grande fiumana, trotta per un cammino di pascoli verdi, ha nome Mincio. Lambisce le mura di Goito, circonda la città di Mantova, si fa piccolo oceano, si stringe fra gli argini e ridiventa fiume, correndo a trovare la rocca di Governalo” così racconta il poeta mantovano Teofilo Folengo, monaco benedettino che cantò l’incanto della sua terra e il realismo comico-grottesco del mondo contadino nel poema in lingua maccheronica il “Baldus”.

Rive coperte da tenere canne, di ginestre, pioppi e salici di glauca fronda chiari” ricorda Virgilio nelle Georgiche; tra Goito e Mantova il Mincio è rimasto uguale: selvaggio e poetico poco intaccato dalle trasformazioni, spesso oltraggiose, delle mani d’uomo. Un intricato dedalo di canali si perde a labirinto fra la fitta vegetazione quando lambisce il santuario delle Grazie, appollaiato sulle sponde; superbo e misterioso con i suoi ex voto in cartapesta che riempiono le nicchie sin dal quattrocento e un coccodrillo che pende rinsecchito dal soffitto.

Qui inizia il primo dei laghi di Mantova, fra il richiamo del tarabusino e l’elegante volo degli aironi si ode il concerto dei mille canti degli uccelli che trovano nido nel folto delle canne e non è raro assistere alla battuta di caccia di un falco di palude. I laghi nei mesi estivi sono un ricco giardino botanico, salici, ontani, gelsi e rare querce ombrano le sponde mentre sulle verdi acque galleggiano enormi e vellutate le esotiche foglie del fior di loto formando delle isole verdi punteggiate dal rosa carnoso e profumato dei fiori;  dividono la superficie dei laghi con le ninfee e le castagne d’acqua, i così detti “triboli” da cui si ricava una farina commestibile.

Si allargano le acque del Mincio ad abbracciare, e nei tempi passati a difendere, la suggestiva città di Mantova che dall’acqua appare in una coreografia incantevole sovrastata dalla reggia dei Gonzaga, il palazzo Ducale, il castello di San Giorgio, le torri e i campanili che disegnano un medioevale profilo armonioso. Da Goito a Mantova è uno scorcio di fiume che emana un fascino sottile nei tratti iniziali ad acque correnti e uno più denso e ricco d’umori e sensazioni nelle zone lacustri e nelle valli.

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.