Tempo di lettura: 4 minuti

Desenzano del Garda, Brescia – Con effetto a tenaglia, “Artide” si sdoppia nella propria periodica esposizione artistica, per una manifestazione unitaria.

Questo cenacolo di artisti di Desenzano del Garda e dintorni, è protagonista di una mostra collettiva, allestita, in una duplice versione ricognitiva, tanto nel castello di questa nota località bresciana gardesana che nella galleria civica “Bosio” di piazza Malvezzi.

Stessa la data di chiusura di questa iniziativa, il 28 novembre, ultima domenica che il 2021 assegna agli sgoccioli del penultimo mese dell’anno, nell’avvicendarsi incalzante di un intenso calendario culturale che, a Desenzano del Garda, è costantemente valorizzato dalla profilazione di una rappresentatività attrattiva plurale, secondo le differenti peculiarità di esposizioni proporzionate anche ad una caratura internazionale.

In questo caso, è il panorama locale ad essere coinvolto in prima linea, quale riferimento di un laboratorio di emuli dell’arte visiva che si ascrive a quel dato bacino territoriale in cui l’interpretazione artistica passa anche attraverso la perdurante versatilità dei rispettivi carismi compositivi con i quali prende espressione la peculiarità di un autentico confronto, intercorrente in una condivisa vocazione personale, entro lo spettro d’azione di una composita creatività sostanziale.

Come recita un pannello divulgativo della mostra: “Dalla pittura ad olio all’acquerello, dalla scultura del marmo alla creta, all’incisione sul metallo, sono tra le tecniche ad oggi privilegiate dai nostri artisti, ma altre tecniche possono affacciarsi in un prossimo futuro”.

“Artide si mostra”, titolo della manifestazione, accoglie il visitatore con una interessante gamma differenziata di opere, quantificabile una a testa, dei rispettivi artisti partecipanti, accomunati dal far parte di una zona d’elezione, corrispondente ad una stessa matrice di identitaria estrinsecazione.

Il pittore desenzanese, Giancarlo Abeni, reduce da una mostra personale all’Associazione Artisti Bresciani, sembra staccarsi dalle intriganti frizioni dei colori che hanno contraddistinto tale sua apprezzata esposizione realizzata a Brescia, per persuadere il fruitore dell’opera circa il come la sua arte possa distinguersi anche nella versione empatica del monocolore, dimostrando che, oltre l’apparenza della pur misurata e sapiente alchimia coloristica, sussista in lui pure una astrazione compositiva capace di esplicarsi nel tratto, nella evidenza dei rilievi espressivi, nell’essenzialità strutturante un’ossatura grafica che, con l’intitolazione il “Ramo Spezzato”, rileva quella poesia onirica che si profonde nel surreale di un’evocativa rappresentazione, tutta calata, in questo caso, nel grigio, per altro parecchio di moda nell’attualità di campi differenti del vivere dove si procede oggigiorno ad una scelta cromatica di definizione, rivendicandovi, in questa tela, la tecnica mista precisata in una didascalia dell’opera stessa, collocata nei pressi, per una sua specifica presentazione.

Elena Brindani, contestualizza, invece, la propria arte figurativa in quell’esotico caleidoscopio di colori che esprime la mole frontale di un grande elefante, giganteggiante entro tutta la notevole estensione di un dipinto dove, vuoi per la forza di un verde pervadente, vuoi per una compenetrazione coloristica corrispondente alla somma delle tonalità in cui è ritratto il portamento di tale animale solenne, il manufatto, intitolato “Elefante in verde”, fa breccia in emozioni, nell’estemporaneità di uno stupore istantaneo, sperimentabile dalla resa di questo olio a spatola su tela.

Dalla bidimesionalità alla tridimensionalità, “Artide si mostra”, propone, fra l’altro, il manufatto “Agli Eroi”, scultura in creta, di Tiberio Rossi, in un singolare sincretismo di elementi allusivi dei militari alpini, per via delle orecchie di mulo e del noto cappello istituzionale ivi presenti, mentre Emanuele Pavesi mette al centro, il suo diafano “Bonsai”, sotto una ermetica teca di vetro, con tanto di dedica, per il tramite di un supporto, pari materiale dell’opera, consacrato alla mamma, nell’usare testualmente le parole che vi si trovano scolpite, quali: “dedicato a te Mamma… bonsai di Azalea in fiore Emanuele Pavesi”, avendo usato, pure, nella dedicazione materna, il medesimo materiale lavorato, come lo stesso appare utilizzato nell’efficacia luminosa di una scultura, riproducente il soggetto arboreo, in marmo bianco di Carrara.

Ancora nella pittura, la trattazione dei temi d’ispirazione che risulta applicatavi, occupa la maggiore scena dell’allestimento espositivo, procedendo in un libero irraggiamento di sollecitazioni circa la natura del manufatto, per un suo precipuo riferimento effettivo, che, ad esempio, in Giulia Anzi, si dettaglia in una netta e pulita conversione figurativa, fedele ad uno scorcio lacustre, verosimilmente pari all’emulazione suggestiva della medesima località che è riconducibile alla sede di questa iniziativa espositiva, con la laboriosa minuzia di uno scenario vedutistico particolareggiato, unitamente alla levatura di una lievità cromatica, realizzata in quest’olio su tela, dal titolo “La ragazza che viaggiava nel tempo”, secondo la sfida dimensionale del confronto temporale, impresso nel dipinto, ambientato a Desenzano del Garda, fra una figura umana di oggi, ed il contesto, assestato, invece, in antiche tracce d’insieme.

Varia, naturalmente, anche grazie all’orientamento spaziale delle opere, la evoluzione fattuale naturalizzata in ciò che è esposto, come, fra altri autori ancora presenti, emerge, in una stretta versione verticale, quanto si staglia nell’opera “Come dici?”, attestando pure un materiale diverso, rispetto alla tela, a supporto della pittura, essendo un olio su tavola, mediante la quale Francesca Demetz ha trovato la base di appoggio per quella sua ispirazione che si rivela congetturata ad incontro, su uno sfondo cittadino, fra un’enorme tartaruga ed un fanciullo che non si perita di accarezzarla, rivolgendole il viso sotto un cappellino rutilante, in un faccia a faccia disarmante, fra una creatura gigante ed una promessa di vita in crescita che pare sappia apprezzare la mite docilità, fuori dal tempo, di questo lento animale, con il suo caratteristico bagaglio itinerante ed essenziale.