Brescia – Era l’anno in cui il traguardo universitario di una donna faceva notizia, come dimostra un articolo de “La Sentinella Bresciana” del 17 luglio 1887: “Un’altra professoressa bresciana. Ci è grato d’annunziare che la signorina Gabelloni Adele, avendo compiuto testè in modo egregio gli studi nell’Istituto Superiore di Magistero femminile in Firenze, ha conseguito col massimo dei voti il Diploma che la abilita all’insegnamento di Storia e Geografia in tutte le scuole secondarie femminili del regno”.

Regno e geografia riguardavano, nei giorni di lì a poco a venire, anche la dinamica di importanti manovre militari che andavano ad interessare alcuni estesi territori sui quali si sarebbero presto sperimentate certe ingenti evoluzioni di truppe, sotto la supervisione dell’allora re d’Italia, nei frangenti che, alla sua visita sul posto, dispiegavano sul campo certi operativi criteri tattici fondamentali.

Fra cielo e terra, era, pure, il librarsi, alto nell’etere, dei colombi viaggiatori, tatticamente usati dai militari per gli strategici collegamenti collaudati secondo l’ausilio di tali disciplinati pennuti addomesticati.

La stampa dell’epoca ne attestava le buone prestazioni, a seconda del luogo attraverso cui era avvenuto il periplo del loro volo, fra l’andata ed il ritorno, nel tempo cronometrato ad effetto, per stabilirne l’efficacia di un utilizzo proporzionato secondo una stima valutata a posteriori.

Intanto, il re Umberto, una dozzina abbondante d’anni prima di passare a miglior vita, faceva fugace tappa anche a Brescia, per raggiungere le località venete dove si sarebbe compiuto il cosidetto “assedio di Verona”, nei termini dimostrativi di una reale prova generale, per saggiare l’esercito nelle orchestrate peculiarità di un corrispondente piano d’attacco e di difesa particolare.

L’eco di questa marginale trasferta regale era fissato, anche a favore di una memoria a venire, nella giornata dell’indomani, rispetto all’evento in sé, sulla stampa locale che, nell’edizione de “La Sentinella Bresciana” del 26 luglio 1897, ne riferiva i termini allusivi di un evento, saggiato anche dal riscontro espressovi da alcuni referenti del maggior apparato istituzionale: “Il passaggio del Re. Ieri sera, alle ore dieci e mezza in punto, giungeva da Milano alla nostra Stazione il Re Umberto. Appositi manifesti avevano dato l’annuncio del suo passaggio e, all’ora fissata, una grande folla di cittadini si trovava sotto la tettoia. Quando entrò sbuffando e fischiando il treno nella stazione, la folla scoppiò in un sol grido di Viva il Re, viva Umberto!. Erano a complimentarlo il Regio Prefetto comm. Soragni, il Sindaco della Città, il Comandante la divisione. Il Re si intrattenne ora con l’uno ora con l’altro per dieci minuti circa fino a che il treno prese la via per Verona“.

Nello stesso giorno, ai colombi viaggiatori del Regio Esercito toccava, invece, il seguire altre vie di comunicazione che già li coinvolgevano nei percorsi praticati a favore dei quali era stato dato loro il mandato di una mirata operazione, sorvolando quei traffici umani che brulicavano in ruoli simulati sulla linea terrestre, nei panni di una estemporanea rappresentazione, superata in altezza ed in distanza dal mite procedere d’un batter d’ali, distribuito nella somma chilometrica di un’assolta missione, ottemperata nell’eco dei sottostanti movimenti armati: “Il 26 luglio vennero fatte due spedizioni; una al mattino dalle 4 e ½ alle 5 e l’altra da mezzogiorno alle tre pomeridiane. I dispacci spediti al mattino vennero recapitati: A Roma, in ore 13.40 velocità oraria kilometrica 31; Ad Ancona, in ore 6.05 velocità oraria kilometrica 47; Ad Alessandria, in ore 7.o5 velocità oraria kilometrica 29; A Piacenza, in ore 5.00 velocità oraria kilometrica 36; A Bologna, in ore 1.40 velocità oraria kilometrica 65. Quelli spediti nel pomeriggio vennero pure recapitati. Ad Ancona, in ore 5.30 velocità oraria kilometrica 52; Ad Alessandria, in ore 4.20 velocità oraria kilometrica 47; A Piacenza, in ore 3 velocità oraria kilometrica 39; A Bologna, in ore 2.05 velocità oraria kilometrica 52“.

Le diversificate classificazioni dei colombi viaggiatori erano censite nella cornice marziale di un massivo evento militare, trattato, fra altre fonti d’informazione, nella sopraggiunta pubblicazione intitolata “Vivere in Fortezza – La vita quotidiana nelle piazzeforti del Quadrilatero“, quale catalogo della omonima mostra documentaristica del 2011, a cura di Andrea Ferrarese Federico Melotto e Luca Papavero, dove questa rapsodia d’estate in divisa era, fra l’altro, delineata nell’evidenziare che “(…) Nel 1887 la zona di Verona venne interessata da un’importante prova strategica dell’esercito italiano alla presenza del re Umberto I con il presupposto tattico di forzare la piazzaforte per verificarne, anche solo in via ipotetica, la reale efficienza; ancora una volta il generale Pianell ebbe modo di dimostrare che buona parte delle opere di origine austriaca conservavano la loro validità difensiva, se opportunamente integrate con le nuove difese che circondavano la Val d’Adige“.

Il volo dei colombi viaggiatori aveva suscitato quell’interesse che, lungo le invisibili traiettorie alate, ne aveva monitorato le caratteristiche connesse ai tempi di percorrenza, utili a permettere di superare, negli sconfinati spazi agitati dalla corsa dei venti, i limiti di infime latitudini, invece, imprigionate sul piano di calpestio da sempre dilazionato, sulla terra battuta, fra strade e schieramenti.

Susanna Medora Salter

Proprio i capricci delle variabili evoluzioni eoliche sembravano avere influenzato l’esito delle incombenze di questi sorprendenti volatili, come il prosieguo della notizia, apparsa sul menzionato quotidiano bresciano, precisava, nel resoconto messo in stampa l’otto agosto 1887, riferendo anche che: “(…) Nella spedizione fatta il 30 luglio si ebbero risultati meravigliosi i quali crediamo siano dovuti ai venti favorevoli, predominanti nella atmosfera dei viaggiatori di far ritorno al loro colombaio per effetto del maggior tempo in cui si trovavano assenti dal medesimo e più ancora alla bontà dei viaggiatori. Il 30 luglio dunque si fecero tre spedizioni in ore differenti e tutti i dispacci vennero recapitati colla velocità oraria meravigliosa di chilometri 95 ad Ancona e di 87 a Bologna e colla minima di chilometri 45 ad Alessandria. I romani raggiunsero anch’essi la velocità di chilometri 52“.

Diversa velocità, circa un altro genere di contatti, pare avesse avuto, per la stampa bresciana, la notizia risalente alla primavera precedente, quando, ad inizio aprile del medesimo anno, era stata eletta in America una donna alla carica di sindaco.

Un incarico che, analogamente alla citata importanza data, invece, all’avvenimento, sopra accennato, di una donna insignita dal titolo professorale, emergeva, in quell’anno della penultima decade dell’Ottocento, con la curiosa notorietà di un raro, se non, in questo caso, ritenuto, allora, unico avvenimento, fino a prova contraria, di questo tipo, ripreso l’undici luglio del 1887 da “La Sentinella Bresciana”: “(…) a sindaco di Argonia, piccola città dello stato del Kansas, nell’America settentrionale, è stata eletta la signora Susanna Medora Salter, moglie dell’avvocato John Salter, donna ancora fresca, benchè già madre di quattro bambini. Essa venne eletta coll’aiuto dei voti di tutte le donne di Argonia, eccettuata una, giacchè, come si sa, in Kansas le donne hanno diritto di eleggere e di essere elette. L’unica donna che ha votato contro la signora Susanna è punita ora col disprezzo generale di tutto il bel sesso di Argonia“.