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Se vi manca qualche idea per i regali di Natale, un libro è sempre gradito, il Club alpino italiano ha pubblicato il volume Cordate vocali. I Cori Cai si raccontano, che narra le vicende dei suoi gruppi corali, con autorevoli contributi sul canto popolare di montagna, la sua centenaria storia all’interno del Sodalizio e i significati che ha ricoperto e ricopre tutt’oggi.

Il vicepresidente generale del CAI Erminio Quartiani, in uno dei passaggi del suo contributo intitolato Coralità, Cai e montagna: Excelsior!, annota come montagna e canto corale si accompagnino vicendevolmente: «Quante volte in rifugio o durante un bivacco notturno mi è capitato di cantare con i miei compagni di cordata con gioia e soddisfazione (anche degli stonati!). Non so se capita ancora oggi a tanti alpinisti. Spero di sì. Perché il canto accompagna l’animo umano a predisporsi alla vita con rinnovato spirito positivo» e nel coro «tante individualità si incontrano e si fondono come in una cordata».

Il mondo della montagna autentica messa in scena attraverso il canto, con le sue vicende allegre e dolorose, raccolte da chi l’ha imparata dalla bocca dei nonni. Ma anche l’incontro fecondo e straordinario della musica popolare con la musica colta, rielaborata e riproposta da musicisti illustri. Sono questi i contenuti del nuovo libro, edito dal Club alpino italiano e curato dal suo Centro Nazionale Coralità, Cordate vocali. I Cori Cai si raccontano, acquistabile online su store.cai.it

Un volume dedicato alla coralità intesa come «un “patrimonio” da conservare, la raccolta di armonie nate dal popolo e dal popolo stesso fatte proprie e tramandate per le nuove generazioni a testimonianza dei valori ancora oggi attuali delle tradizioni, un elemento culturale da coltivare e far emergere». Sono parole di Gabriele Bianchi, past president del Cai e presidente del CNC sino al gennaio scorso, quando ha lasciato orfana quella rete nazionale dei Cori Cai per la quale tanto si era speso.

Nel volume, dedicato proprio a Gabriele Bianchi, 41 dei 76 Cori Cai raccontano il proprio passato e il proprio presente, gli esordi, le difficoltà, i successi, ma anche le disillusioni, le sconfitte e le ripartenze. Provenienti da ogni angolo d’Italia narrano vicende che per alcuni risalgono a quasi cent’anni fa, per molti altri al primo periodo postbellico, per altri ancora ad anni più recenti.

«Ascoltando i nostri cori e lasciandoci accompagnare dalle diverse ottave che si sovrappongono per toccare, ad un tempo, le diverse corde del cuore, scopriremo insieme, una volta di più, la gioia intensa della nostra umanità presa da amore per la bellezza, con lo sguardo rivolto alle montagne che quella bellezza esprimono naturalmente», scrive il presidente generale del Cai Vincenzo Torti nella prefazione. Alla storia dei gruppi corali si aggiungono autorevoli contributi sul canto popolare di montagna e i significati che ha ricoperto e ricopre tutt’oggi.