Riaprire bar e ristoranti in una riconosciuta sicurezza ed in quella funzionalità che è compatibile con le prescrizioni ufficiali imposte dagli effetti della nota pandemia, anche nel restaurarsi delle attività in una ormai avviata ed ammessa prospettiva.

A garanzia di questa ripresa, da tradurre sul piano pratico, la Prefettura di Brescia è capofila di uno studio, espresso in sinergia con i referenti del settore dei pubblici servizi di somministrazione, quale l’Istituto Espresso Italiano e di quella parte civica ed imprenditoriale, pure interessata a tale dinamica settoriale, nella fattispecie propositiva del “Gruppo Chiusi per Brescia”.

A questo proposito, dopo la puntuale e solerte progettualità coltivata nei “Web Team”, voluti dal prefetto Attilio Visconti, nella forma di otto tavoli di lavoro tematici, istituiti in risposta alla attuale contingenza epidemiologica, le valutazioni mediate in sede prefettizia, per quanto concernente il settore in questione, si sono concretizzate nell’iniziativa denominata “Sicurezza Bar e Ristoranti: Brescia lancia il modello per la riapertura” che ha avuto luogo in tre locali di Brescia, nella domenica anticipatrice della generale chiamata a raccolta, calendarizzata all’esordio della seconda metà di maggio, quale periodo previsto per il ritorno ad un implementato regime operativo, nella formula cioè prossima al ripristino di una consueta operatività effettiva.

In pratica, sia per quanto riguarda la caffetteria che la ristorazione, la Prefettura di Brescia in collaborazione con l’Istituto Espresso Italiano e con gli imprenditori “Chiusi per Brescia” hanno reso d’interesse pubblico un evento presentato come il lancio di “un protocollo che nel week end sarà sperimentato per la prima volta in Italia”.

Nello svolgimento delle attività da mettere in pratica, l’obiettivo è stato il cercare di misurare i protocolli d’azione, rappresentativi delle conclusioni tratte dalle parti coinvolte messe in dialogo fra loro dalla Prefettura, con il particolare coordinamento del Viceprefetto Capo di Gabinetto, dott. Stefano Simeone, per fare fronte ad una nuova stagione di lavoro, recante le ripercussioni del dover tenere conto delle indicazioni vigenti per il seguito del contrasto al comunque ancora possibile contagio da “Coronavirus”.

Al centro di queste volonterose pratiche operative, da calare nei rispettivi aspetti gestionali del proprio lavoro, si situa la particolare cura della sicurezza per “consumatori ed imprenditori”, perseguita nella dinamica di queste esplicitate prove tecniche, per dare un primo riscontro attuativo a quanto è stato ragionevolmente preventivato in materia.

In questo modo, la clientela di bar, di ristoranti ed osterie è risultata al centro di quelle sollecitudini che si sono prodigate in un’ottica di gratificazione per l’incolumità di quanti la compongono, nelle più disparate tipologie di un servizio che non è stato considerato solo nel limite di quello, in pregressa chiave emergenziale, d’asporto, ma anche della più gradita e naturale consumazione in loco, mediante la codificata consequenzialità di passaggi previsti in una data contestualità individuata nell’orbita del tradizionale ambito di appartenzenza di tali contesti percepibili anche come aggregativi e pure di evasione, in concomitanti ambiti potenzialmente ricreativi.

A questo interessante progetto, l’elemento di consapevolezza dell’importanza della qualità da assicurare al proprio lavoro ha incontrato il senso di responsabilità del momento, attraversato dalla crisi sanitaria, in una sintesi istituzionale svolta dalla Prefettura, a riferimento di entrambe le posizioni coinvolte, rispettivamente interpretate dall’Istituto Espresso Italiano (Iei), punto di incontro per torrefattori, costruttori di macchine per caffè e macinadosatori e di altre aziende della filiera, per la cultura dell’espresso e del capuccino, qualitativamente in linea con i parametri associati ad una riconosciuta valenza tipica e costitutiva, e pure nel ruolo associativo, per l’altra distinta realtà afferente tale iniziativa, nel farsi carico, per questo periodo, del supportare le autorità cittadine nella gestione dell’emergenza sanitaria, secondo quanto, invece, riguarda il mondo della ristorazione, da cui il nome emlematicamente evocativo, in tema di restrizioni da assolvere prima, per poter procedere a ricreare dopo una opportuna base di ripartenza che si trova espresso nei termini, pure accennati, di “Chiusi per Brescia”.

(Nella foto, in primo piano, il Prefetto Attilio Visconti)