“Dio e Popolo”, più la mascherina. Da una parte, l’abbinamento ideale di due direttrici di riferimento valoriale, e, dall’altra, il materializzarsi di un dato ed ormai inflazionato strumento di protezione e di contenimento emergenziale.

Tale motto, espresso in una scritta a caratteri cubitali, è presente nel rilievo di una fascia a bandoliera, trovandosi a sfiorare, ora, quel dispositivo che è stato steso attorno alla bocca, secondo quanto mani ignote e sfaccendate hanno collocato attorno a questo manufatto monumentale, variandone la sua particolare versione originale.

A Brescia, la statua di Mazzini sfoggia, in questo modo, uno fra i più diffusi modelli di protezione, utilizzati per le prescrizioni legate a quella virulenza infettiva che ha pure indotto ad una precauzione convinta, circa il disporne e l’implementarne una capillare dotazione complessiva. Questo vale anche per il mezzo busto di Giuseppe Mazzini (1805 – 1872), all’evidenza di quanto sembra che qualcuno abbia pensato.

In questo modo, in prossimità della via omonima, l’estemporanea composizione integrata, fra l’ufficiale parte inerte, con basamento e figura, e quella, invece, posticcia, vestita in una dinamica ufficiosa, parla da sé.

La mascherina azzurra ce l’ha anche il Giuseppe Mazzini, ivi monumentalizzato, essendo stato oggetto di tale premura, secondo quell’iniziativa che, forse, si è ispirata ad un fondamentale concetto mazziniano, ovvero frutto del pensiero del medesimo esponente della storia patria risorgimentale che si era, comunque, spinto ben oltre una visione politica, nello scrivere la sua opera “I doveri dell’uomo” dove, fra l’altro, andava affermando, a tale proposito: “La libertà dev’essere per tutti ed avanti a tutti”.

Preso alla lettera, Giuseppe Mazzini, con le ovvie distinzioni del caso, pare che sia stato servito, rispetto a questo enunciato, riguardo il liberamente disporre di sè. La differenza, stando nel medesimo postulato delle sue profonde considerazioni, applicate alla società e non solo a quella del suo tempo, può stare, però, nel fatto che, in tale precisazione, egli intendeva dire che si trattasse anche di “Educazione, abbiamo detto; ed è la gran parola che racchiude tutta quanta la nostra dottrina. La questione vitale che s’agita nel nostro secolo è una questione di educazione”.

Tanto più che, a sviluppo di tale nobile asserzione, per lui “Gli uomini sono creature d’educazione, e non operano che a seconda del principio d’educazione che è loro dato”.

In questo spirito d’educazione, correlato anche da un consapevole afflato civico di evoluta compartecipazione, la serietà del messaggio mazziniano non ha naturalmente da essere confusa con questo gesto goliardico e, già di per sé, ridimensionato all’apparenza di un fatto circoscritto e da subito spiegato, in quanto, a fronte di qualunque modo di comportarsi, l’indicazione, alla quale Giuseppe Mazzini dava una mirata esortazione, era il “Farvi migliori, questo ha da essere lo scopo della vera vita”.

Ancora, dal suo libro, sempre attuale, intitolato “I doveri dell’uomo” emerge, fra l’altro, il ribadire che “Bisogna convincere gli uomini ch’essi, figli d’un solo Dio, hanno ad essere qui in terra, esecutori d’una sola Legge – che ognuno d’essi deve vivere non per sé, ma per gli altri – che lo scopo della loro vita non è quello di essere più o meno felici, ma di rendere se stessi e gli altri migliori – che il combattere l’ingiustizia e l’errore a benefizio dei loro fratelli, e dovunque si trova, è non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa – dovere di tutta la vita”.

In tutto questo, non mancava la poesia, pure instillata in questa argomentata prospettiva, tale da, presumibilmente, aprirsi anche a chi ha avvolto la bocca dell’interpretazione scultorea di Mazzini, nell’erma erettagli in chiave bresciana, dalla quale, ancora attraverso lo scrivere di lui, poterne rammentare il messaggio, unito ai suoi ammonimenti e sempre aperto al futuro, che: “Io non so se sarete felici; ma so che, così facendo, anche di mezzo alle possibili avversità, sorgerà per voi, un senso di pace serena, un riposo di tranquilla coscienza, che vi darà forza contro ogni prova, e vi terrà schiuso un raggio d’azzurro di cielo in ogni tempesta”.