Brescia – In pieno centro a Brescia,l’esposizione internazionale delle Dahlie Cactus e dei Crisantemi” aveva abbellito alcune giornate autunnali del mese di novembre del 1902, con una manifestazione floreale d’eccellenza che, con tanto di patrocinio dell’allora Casa Regnante, aveva abbinato la qualificata specificità di un settore produttivo, con quello della filantropia, volta ad aggiudicarsi una peculiare benemerenza.

L’iniziativa, allestita in via Cavallotti nelle strutture della “Crociera di San Luca”, ubicate vicino all’allora denominato “Teatro Guillaume”, poi, dal 1905, divenuto “Sociale”, era finalizzata alla raccolta di fondi per la Colonia Sanitaria Alpina, dedita all’accoglienza, per periodi di soggiorno curativo, dei fanciulli indigenti d’ambo i sessi, nelle salubri località di Collio Valtrompia, di Bagolino e di Camaldoli di Gussago (Brescia).

L’evento, di per sé raro ed inappuntabile, ha conservato i termini dell’insolita proposta con i quali si era realizzato fra la curiosità generale, ancorando, alla contemporaneità in corsa verso il domani, le connotazioni inusuali di un appuntamento floreale, d’ampia rappresentatività d’esemplari, che a quella edizione possono essere ricondotte, per riconfigurarne le medesime caratteristiche espresse in quella singolare rassegna bresciana d’insieme.

Da mercoledì 5 novembre fino alla serata di lunedì 11 novembre 1902, un mosaico di colori aveva condensato il raggrumarsi di una viva tavolozza cromatica floreale dove, accanto alle Dalie Cactus ed ai Crisantemi, anche i Ciclamini avevano avuto un riuscito ed apprezzato ruolo d’attrazione per il pubblico che di questo tenero fiore ne aveva abbracciato la mite essenza, di una più timida e composta consistenza, rispetto alle fluorescenze dalle quali la mostra prendeva nome per una propria dedicata definizione.

Sia quelli cresciuti in vaso, raccolti tra gli ariosi perimetri della “Crociera di San Luca”, che nella freschezza dei fiori invece appena recisi, custoditi, per lo più, in un’estetica cornice di ingegno scenico all’interno del “Teatro Guillaume”, le numerose Dahlie Cactus ed i molti Crisantemi si erano prestati ad essere appagante oggetto di un’apposita commissione di valutazione che, analogamente ad un comitato organizzatore della manifestazione, aveva predisposto l’articolata progressione dei giorni in questione, amalgamati dall’univoco tracciato di una spettacolare esposizione.

L’avv. Fabio Glisenti, presidente del “comitato ordinatore”, composto da trentacinque persone, tra le quali il pittore Giuseppe Ronchi (1873 – 1951) e l’avv. Marziale Ducos (1868 – 1955) a cui la città di Brescia vede attualmente dedicato uno fra suoi parchi pubblici più estesi, aveva ricevuto telegrammi sia dai sovrani che dalla Regina Madre Margherita, rispettivamente riportati fra le pagine de “La Sentinella Bresciana” di venerdì 7 novembre 1902 e de “La Provincia di Brescia” di sabato 8 novembre 1902: “I sentimenti con i quali la S.V. rendevasi interprete per l’inaugurazione della mostra bresciana dei crisantemi, sono stati benevolmente accolti dalle loro Maestà, che mi incaricano di ringraziare nel Real nome V. S. per quanti ella rappresentava nello spontaneo gradito omaggio. Firmato, Ponzio Veglia”, mentre dalla regina Margherita, analogo tenore si esplicava nei termini di “S.M. la Regina Madre ha gradito moltissimo gli omaggi affettuosi ond’Ella si faceva interprete inaugurandosi l’Esposizione Bresciana dei Crisantemi e del pensiero gentile vivamente ringrazia. Firmato il cavalier d’onore Guiccioli”.

Dagli allora vertici della piramide statale fino a Brescia, risalendo poi ancora sul piano delle più alte istituzioni nazionali del regno, dal bresciano Presidente del Consiglio, Giuseppe Zanardelli, era giunto invece in dono “un magnifico bronzo artistico”, giudicato del valore di cinquecento lire, elargito agli organizzatori della mostra, aperta ad adesioni ed a diverse provenienze, tanto da fregiarsi ed ad atteggiarsi con l’aggettivazione di internazionale, nella tangibilità di un suo omaggio prezioso, pure interpretato dal Re, Vittorio Emanuele III e dalla Regina Elena che avevano dotato la lista dei premi, previsti per i migliori espositori in mostra, con una medaglia d’oro per “il grande premio d’onore”, assegnato, infine, “al signor Pessina Alberto di Ameno (Varese)”.

In un esemplificativo accenno ad un tangibile ed emblematico accento d’apporto d’Oltralpe, scorto fra i partecipanti alla manifestazione, fra le righe della cronaca pubblicata in data venerdì 7 novembre 1902, in merito all’evento da parte del quotidiano “La Provincia di Brescia”, si legge, fra l’altro: “Anche ieri da Lione sono arrivate otto casse di bellissime dahlie di proprietà del sig. Andrè Charmet di Lione che vennero esposte nel braccio a destra della Crociera”, mentre nell’edizione de “La Sentinella Bresciana” di sabato 8 novembre 1902, altri numeri sono posti in relazione con un personaggio, definito “studioso dell’arte del fiore”, a cui la stampa locale dell’epoca unanimamente pare abbia attribuito un particolare nesso di conduzione con la riuscita realizzazione dell’esposizione, nei livelli di una qualificata e mirata ricognizione della natura catturata in quell’autunno, attraverso la bellezza dei possibili generi in fiore: “Il floricoltore Portesi Giuseppe, l’anima della presente Esposizione di Crisantemi e di Dahlie Cactus, alle sue molte benemerenze ha voluto aggiungere ieri un’altra prova di quella generosità che è una delle principali caratteristiche del suo cuore sempre pronto, sempre pieno di slancio e di entusiasmo ogniqualvolta si tratti di concorrere ad un’opera di beneficenza. I visitatori hanno avuto campo di ammirare la magnifica collezione di crisantemi esposta su di un’impalcatura in fondo alla Crociera e composta da oltre ottocento vasi. Ebbene, il signor Portesi ha stabilito di devolvere il denaro che verrà ricavato dalla vendita degli ottocento vasi, a totale beneficio della Stazione Sanitaria Alpina”.

Nel corso della manifestazione dovea coronare lo splendido esito non mancarono i generosi che pagarono persino 5 lire un solo fiore reciso”, mentre, per rendere l’idea, l’ingresso all’esposizione costava 20 centesimi, e nella quale pure pare che ci “fossero crisantemi che raggiungevano ed alcuni anche superavano i 35 centimetri di diametro”, l’arte figurativa aveva coinciso con le migliori intenzioni, sottese al significato imprestato alla metaforica poesia del vivo impianto floreale. Il citato artista Giuseppe Ronchi, non solo aveva offerto un proprio dipinto in vendita tra il pubblico, il cui ricavato era da destinarsi alla beneficenza coltivata dalle finalità dell’organizzazione, sbocciata fra i petali di un’ingegnosa rappresentazione di fiori elevati ad una celebrata ammirazione, ma aveva al tempo stesso realizzato il soggetto delle cartoline stampate per l’occasione delle quali, ancora il giornale “La Sentinella Bresciana” riferiva nel merito, documentando una particolarità d’interesse, nella complessità biografica di quest’autore nativo di Brescia: “Le splendide cartoline poste in vendita dall’Editore Canossi andarono anche ieri sera a ruba; esse riproducono in fototipia un quadro allegorico, dipinto a pastello dal pittore Giuseppe Ronchi, rappresentante l’amore che coglie crisantemi e li getta in grembo alla carità, mentre da un lato è rappresentato Orione, che i fiori asperge d’acqua”.

In diversa forma artistica, la musica, rispettivamente del “Settantaquattresimo fanteria”, della banda cittadina e dell’orchestra “La Boheme”, quest’ultima offerta dal proprietario del “Caffè Steffanini”, pure esercente del servizio di ristorazione sul posto, aveva interpretato concerti serali d’intrattenimento, con le note, ad esempio, di “Arie ungheresi”, “fantasia – Faust – Gounod”, “Marcia – Automobile – Gauvin”, “Mazurcha – Germana – Bettini”, che erano stati apprezzati dai visitatori dei tanti fiori, esposti secondo quella ripartizione significativa della triplice ripartizione di genere in capo ai partecipanti premiati, in ordine alla “Categoria I – Crisantemi in vasi”, alla “Categoria II – Crisantemi recisi” ed alla “Categoria III – Dahlie cactus” nella quale, fra gli altri, era stato riconosciuto un particolare “attestato di benemerenza” ad un certo “Gherardi Battista d’Isola dè Ferrari” che altro luogo non era che l’ Isola del Garda, dove, ancora oggi, è situato uno fra i più apprezzati parchi dalle molteplici essenze, fra i più rinomati giardini di ville patrizie d’alto livello e d’ampio spettro di risonanza geografica e culturale.

Quella risonanza, suggestivamente e folcloristicamente persa fra geografia e cultura, che il presidente della Colonia Sanitaria Alpina Bresciana, dr. Luigi Turlini, evocava in quel suo intervento pubblico, proferito nel corso della cerimonia inaugurale dell’esposizione e diffusamente ripreso dalla stampa de “La Sentinella Bresciana” di giovedì 6 novembre 1902, nel quale è testualmente riportata la sua osservazione circa il fiore di crisantemo, come peculiare simbolo del Paese del Sole Levante: “Volgi, adunque, o bel crisantemo, i tuoi petali smaglianti verso quelli che hanno dolcemente violentato la tua modestia, strappandoti dal seno tanta meraviglia di colori e di forma. Tu hai cessato di essere l’emblema della mestizia e, gettando lungi da te ogni gramaglie, hai ripreso presso di noi i costumi della tua culla Orientale. Il popolo giapponese ti ha eletto a fiore nazionale, ma se tale onore in Italia ti è conteso da un altro fiore che ricorda un nome caro e sfortunato, tu puoi però meritare, come tuttora nella tua patria, la chioma delle nostre fanciulle, puoi essere l’amico leggiadro delle feste autunnali, l’ornamento delle nostre case fino allo spuntare delle viole primaverili. E come fosti scelto ad auspicio di lunga vita presso il geniale popolo d’Oriente che usa immettere nel thè profumato uno dei tuoi petali, così noi abbiamo voluto aggiungerti un’altra poesia, quella del Bene, facendoti nostro alleato in una missione santa di carità”.

Di questo scapigliato fiore, tuttora allegoricamente assimilato al Paese di cui immutato si fa simbolica e stigmatizzata rappresentazione d’allusione, sembra pervadere, tra la sua vellutata e cromatica profusione, quanto ancora da Brescia oggi guarda al Giappone.

E’ questo, fra l’altro, il caso dell’associazione culturale italo-giapponeFuji”, presieduta dal dr. Rosario Manisera, attiva, fra le altre iniziative, pure in ambito editoriale, con l’avvenuta pubblicazione di libri, editi dalla Compagnia della Stampa come quelli dal titolo, ad esempio, di “Fiori di ciliegio e virtù. Valori tradizionali dell’Oriente per occidentali del nostro tempo” e “Salici e felicità. Briciole di saggezza orientale per occidentali indaffarati”.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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