Nelle ore in cui tanti docenti volenterosi si attrezzano per non perdere il contatto con i propri studenti e mettono in piedi aule virtuali e materiale didattico digitale, non manca chi lancia l’allarme: “La didattica a distanza aumenta le diseguaglianze. Va bene per tamponare un’emergenza, ma la scuola non è solo apprendimento, è sopratutto relazione. E l’inclusione degli studenti disabili, soprattutto, ha bisogno di questa relazione”.

Dario Ianes, docente ordinario di Pedagogia e Didattica Speciale ci risponde così, quando gli chiediamo cosa pensi di questa improvvisa “accelerata” sulla didattica a distanza, resa necessaria dall’altrettanto improvvisa sospensione dell’attività didattica in classe.

Dario Ianes
Dario Ianes

“Ripeto: la didattica a distanza peggiora le diseguaglianze, perché carica sul contesto familiare una serie di incombenze, facendo affidamento sulle possibilità dei genitori. E’ evidente che in questo momento restano indietro, se non del tutto escluse, le fasce più vulnerabili: non solo gli studenti disabili, ma anche gli stranieri, i Dsa, quelli che vivono in contesti sociali disagiati…”.

Se quindi da un lato, in una situazione di emergenza come questa, la didattica a distanza permette di non interrompere l’attività di apprendimento, “è bene ricordare che la scuola non è solo addestramento apprenditivo: se devo solo imparare nozioni, mi basta accendere il computer e studiare il materiale messo a disposizione dall’insegnante”. Un esempio aiuta a riflettere: “I quiz per la patente posso farli anche a casa – osserva Ianes – ma per imparare a guidare devo andare in macchina, con l’istruttore accanto e il traffico vero intorno a me. La vera competenza – ribadisce Ianes – si costruisce solo nei contesti reali”:

Didattica a distanza e inclusione. Le 5 strategie
Particolarmente complicato è poi il rapporto tra didattica a distanza e disabilità. “Per chi ha una disabilità, inclusione significa anche relazione con i compagni: c’è forte contenuto relazionale nel processo inclusivo – afferma Ianes – Gli apprendimenti di un ragazzo con disabilità sono sociali: nella didattica a distanza, si perde la componente di relazione e comunicazione con i compagni e con i docenti di cui uno studente con disabilità o bisogni speciali ha maggiormente bisogno”.

Come fare, allora, per rendere più inclusiva quella “scuola virtuale” che oggi tanti stanno sperimentando?

Assistenti a domicilio
Un primo modo, secondo Ianes, potrebbe essere “quello suggerito da un gruppo di genitori di ragazzi con autismo e dal Ciis: il personale di assistenza alla comunicazione e all’autonomia potrebbe andare a domicilio, per svolgere attività domiciliari ma anche esterne”.

Piccoli gruppi
Il secondo suggerimento di Ianes è rivolto agli insegnanti, perché “costruiscano piccole coppie o terne di ragazzi che stiano intorno al ragazzo con disabilità e lo aiutino a studiare, senza caricare questa incombenza sui genitori. Diverse ricerche ci dicono infatti che a scuola i ragazzi riescono a collaborare, in un processo inclusivo governato dal docente. Fuori da scuola invece, come nelle feste, nelle attività del tempo libero, nei semplici incontri tra compagni, i ragazzi non mostrano la stessa capacità inclusiva. In altre parole, quella collaborazione che in classe si genera spesso spontaneamente, fuori dalla scuola può azzerarsi e quindi va costruita e accompagnata”.

Il ponte con le famiglie
Un’altra indicazione va agli insegnanti di sostegno: “Se fossi un dirigente – spiega Ianes – chiederei a tutti i docenti di sostegno di telefonare alle famiglie degli studenti disabili, o meglio ancora di andarle a trovare, per esaminare insieme il Pei, fare il punto della situazione e pensare a come attuarlo. In questo modo, questa può diventare l’occasione per approfondire la conoscenza e la collaborazione, rinforzando il ponte necessario tra scuola e famiglia”.

Materiale personalizzato
La quarta indicazione riguardai il materiale della didattica a distanza: “Immagino che gli insegnanti curricolare, tutti presi da questo nuovo impegno di produrre materiale per i loro alunni, dimenticheranno quelli che hanno bisogni speciali. É necessario che, con l’aiuto dell’insegnante di sostegno, mettano a punto materiale personalizzato. Noi di Erickson metteremo a disposizione una piattaforma per la scuola primaria, in cui sarà possibile reperire gratuitamente materiale per la didattica a distanza individualizzata”.

Il feedback
L’ultimo suggerimento si chiama feedback. “Per gli studenti disabili, è importante il feedback continuo: e in questo la didattica a distanza può essere perfino d’aiuto. Suggerisco quindi agli insegnanti di trovare un modo per dare tempestivo riscontro agli studenti con bisogni speciali,dal momento che gli altri studenti non hanno la necessità di un feedback immediato”.

Un’ultima considerazione conclusiva, che è anche una raccomandazione: “Inclusione vuole dire apprendimento e partecipazione: è un binomio inscindibile, come la doppia elica del Dna. La partecipazione ci può essere solo a scuola, accanto ai compagni. Bene quindi la didattica a distanza, con tutte le accortezze per renderla inclusiva. Ma non dimentichiamoci che la scuola è molto più di questo”.