Acque, considerate di qualità, quelle del Garda: risorse del territorio, vagheggiate fin dall’antichità. Non si tratta di quelle che si agitano nel lago, tra i flutti animati dai venti, nel gioco delle correnti che si intrecciano in misteriosi percorsi evanescenti. Sono quelle acque con le quali la pulsione della terra irrora la zona, tanto in alcune prospicienze della costa gardesana, sia in altezza, quanto in certe alter prossimità, ancora sul piano di una non lontana estensione lacustre, attraverso un graduale svelamento di emersione terrestre.

Anche nell’Ottocento, il metro di misura della qualità faceva naturalmente la differenza, su tutto un dato insieme, pure per l’acqua, quale bene utile all’uomo e sinonimo emblematico di vita, rispondente ad un elemento funzionale alla propria integrità sopravvivente.

La si era intesa presumibilmente cogliere, in un verosimile appunto di eccellenti proprietà, in un punto corrispondente alla Madonna di Supina, ovvero nelle dirette vicinanze dell’omonimo piccolo santuario mariano, situato fra le pendici del territorio di Toscolano, come, pure, la si era ravvisata, in una formula altrettanto tipica, a Colombare, attuale frazione di quello che allora si chiamava “Serimione”, pari nome, cioè, di come, oggi, tale toponomastica corrisponda a Sirmione, avendo, questo famoso luogo peninsulare, cambiato ufficialmente la propria dizione, a discapito di una vocale, sostituita con un’altra, per una subentrata definizione di un appellativo, da tempo, conclamato in una salutistica concertazione, fra quelle attrattive che ne contemperano, insieme ad altre, un’immagine caratteristica, pure legata alle terme locali, anche per l’acqua benefica della fonte Boiola, rivendicata da una autentica tradizione.

Acque in provincia di Brescia: famosa, all’evidenza, quest’ultima, mentre, a tutta apparenza, dimenticata quell’altra. C’è acqua e acqua, ma se la “classe non è acqua”, è altrettanto vero che le motivazioni per lo sperimentare un riconoscimento qualitativo delle due differenti fonti, conserva, a prescindere, un analogo interesse di studio, mediante la testimonianza di una caratterizzante rilevazione d’altri tempi, lungo quei passi che ne hanno progressivamente svelato la natura contingente, secondo l’attenzione verso un bene primario di cui pare ci si prenda sempre di più la cura, nel valutarne l’effettiva e la buona disponibilità nel presente.

Dalle pareti bresciane che strutturano le alture svettanti sopra il lago di Garda, sembrava fosse discesa a valle, la notizia che, a Brescia, era ripresa da quel giornale che ne sviluppava i particolari, entro le brevi note della cronaca locale del 6 agosto 1861, a riguardo del fatto che una sorgente d’acqua minerale fosse stata scoperta, a Toscolano, “in un campo sotto al santuario della Beata Vergine di Supina”.

“La Sentinella Bresciana”, nel trattare più diffusamente l’argomento, specificava che “(…) L’acqua è pura, leggerissima, e dà sapore di ferro, ed altri principi o, almeno, affermano che li dia coloro che l’esperienza di altre acque ha già ammaestrati a riconoscere i Sali che contengono. Converebbe, pertanto, che quest’acqua fosse esaminata, e che una precisa analisi determinasse quanto si possa credere l’opinione comune; poichè, quantunque l’esperienza di frequente sia una guida sicura, pure nel caso nostro non vale abbastanza, e le abbisogna il controllo della scienza. Devonsi, perciò, lodare i medici di costì i quali, non ponendo la falce nel campo altrui, si rimettono in tutto al future giudizio dei chimici (…)”.

Ancora nei decenni della seconda metà dell’Ottocento, era la volta dell’acqua, invece, destinata, a quanto sembra, ad essere, per così dire, surclassata da quella, invece, del non lontano fondale lacustre, intesa nella cosidetta “Boiola” ed orientata ad immettersi nella fortunata evoluzione termale del Basso lago, ad, invece, distinguersi fra le amenità del territorio, osservate dalla medesima redazione giornalistica, essendo che, riproponendosi il tema in Agosto, alla data del 25, la notizia esprimeva una serie di aspetti consolidati di quell’altra, attorno ad un comunque generale apprezzamento, circa il potere fare rilevare editorialmente, durante quel lontano 1892, a proposito di “Una sorgente fer…rubinosa. Colombaro 23, Agosto. (s.g.) Il caldo soffocante e tenace di questi ultimi giorni ha suggerita l’idea ai Colombarensi di rammentarsi di una certa sorgente d’acqua scoperta un trent’anni fa, ma da alcun tempo dimenticata. La fonte è situata ai piedi di un boschetto di rubinie, in aperta campagna, a 200 metri dal paese, in luogo amenissimo e molti vi accorrono anche da paesi limitrofi, non foss’altro che per fare un’ottima passeggiata. A quella sorgente si attribuiscono qualità eccezionalmente efficaci: chi la dice gazosa, chi ferruginosa, chi eccitante in ispecial modo l’appetito; un bel tipo di qui la ritiene addirittura avente un sol grado (!!) di meno di quella di Boario (…)”.

Durante questo stesso secolo, le “acque minerali”, disponibili, pare avessero provveduto, per tempo, ad occupare quella frazione di mercato che era già rivendicato da fonti, ancor oggi note, tanto che in giorni, ad oggi remoti, come in quel 26 giugno 1842, risultavano riconosciute in stampa alcune sorgenti tuttora esistenti, secondo una significativa attribuzione di qualità, inserita in una disponibilità da grande distribuzione, anche dando indizio di questo aspetto la “Gazzetta Provinciale di Brescia”, nell’offrire spazio all’inserzione della “Spezieria Gaggia al Gambero in Brescia”, per via del parimenti pubblicizzato “deposito dell’acque genuine di Pejo da qualche anno ivi stabilito dalla Commissione special di quella famosa sorgente nel Tirolo Italiano. Oltre poi all’acque di Recoaro e di Pejo, va fornita in copia di quelle d’altre fonti di decantata celebriàt, non che di alcuni Fanghi Minerali (…)”.