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L’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta con due differenti interpelli relativa agli incentivi previsti dal Credito Imposta per la Ricerca e lo Sviluppo.

Con interpello n.187 viene chiarito che dal 1° gennaio 2020 (a seguito delle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019) non sono ammissibili al credito d’imposta le spese sostenute per attività di ricerca svolte da commissionari residenti in Italia, sulla base di contratti con soggetti esteri.

Con interpello n.188 viene invece affrontato il caso della promozione di nuovi piatti
nell’ambito dell’industria alimentare. L’attività descritta nel caso specifico non può configurarsi come ricerca e sviluppo, con la possibilità però di valutare se le spese sostenute siano assimilabili alle attività relative al design e all’ideazione estetica.

Possono essere invece ammessi al credito di imposta i lavori finalizzati ad un significativo prolungamento della vita commerciale dei prodotti alimentari (c.d. “shelf-life”), attraverso lo svolgimento di studi concernenti nuove metodologie di trattamento e conservazione degli alimenti, nuovi materiali e tecniche di confezionamento, non realizzabili sulla base delle conoscenze e tecnologie già disponibili nel settore. Rientrano inoltre i lavori ricollegabili allo studio ed alla sperimentazione di nuovi ingredienti e formulazioni capaci di generare un “effetto tecnico” o un’utilità tecnologica sui prodotti alimentari, come ad esempio nel caso di malattie legate all’alimentazione, digeribilità, apporto di vitamine e proteine, conservazione, prevenzione delle malattie, tracciabilità, assenza di additivi, salubrità.