La Caritas Italiana e CSV net Associazione centri di servizio per il volontariato hanno presentato il loro primo rapporto sugli empori solidali aggiornato al 2018 che rivela quanto l’attività sia importante e radicata sul territorio in aiuto alle famiglie o singoli che per vari motivi sono in condizioni di difficoltà. Una mappatura dei 178 attivi in 19 regioni italiane e degli almeno 20 in fase di avvio, arricchita di dati sull’utenza, sul personale, soprattutto volontario, che ne permette il funzionamento, sull’organizzazione, la tipologia dei beni, le voci di costo e i servizi erogati ai beneficiari oltre il sostegno materiale.

Le storie, richieste in termini volutamente sintetici presentano tratti comuni. Anzitutto rispetto a scelte maturate dall’incontro con famiglie colpite dalla crisi: persone passate in poco tempo da una vita confortevole alla difficoltà di pagare le bollette e fare la spesa. Persone che vivevano con estremo disagio la necessità di richiedere un aiuto materiale in parrocchia o presso un’associazione di volontariato, e per le quali, dovendo provvedere anche a bisogni specifici di bambini e ragazzi, la distribuzione tradizionale non riusciva a garantire adeguato supporto.

La percezione dell’aumento delle richieste e della incidenza di nuovi bisogni, la disponibilità al sostegno di partner territoriali attraverso donazioni materiali ed economiche, e una rinnovata e maggiore consapevolezza della necessità di lavorare in rete, sono elementi ricorrenti nelle storie raccolte da 161 empori. Uno sguardo agli anni di apertura dichiarati sui questionari, rivela anzi tutto la nascita del primo emporio a Genova (La Stiva), già nel 1997. Osservando il grafico, inoltre, appare evidente come gli empori abbiano vissuto una grande espansione nell’ultimo triennio: ben 102 (57% del totale) hanno in-fatti aperto tra il 2016 e il 2018; una quota che arriva a 128 (72%) se si includono gli empori aperti nel 2015.

È stato possibile, attraverso questionari distribuiti, rilevare la presenza di 178 empori solidali attivi in tutte le regioni Italiane, ad eccezione del Molise. Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto totalizzano 70 strutture, pari a quasi il 40% del totale. Negli altri territori la presenza è abbastanza uniforme, anche se l’intero Meridione e le isole superano di poco il 21% (38 empori).