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Brescia – “Il mio lavoro lo definirei così: uso l’arte come grimaldello per scardinare il “finito” – il già definito – in favore di altre possibilità di sguardo e percezione”.

Scusate se è poco.

Ma per Fabio Bix, poliedrico artista bresciano classe 1969, l’arte è la forza e la bellezza della rottura. Dell’incongruo. Della leggerezza che si fa immobile. Della grevità che perde peso.

Uscito dall’infanzia, come dice lui, verso i 30 anni, prima Fabio usa la parola, intesa come narrativa e teatro. Poi alza lo sguardo e si fa fotografo e artista.

Con le carte da poker decide di imbrigliare e scolpire il vento. Con i marciapiedi racconta gli scarti del mondo.

Ma lo sguardo è sempre lo stesso: obliquo, intriso di spirito ludico e leggerezza apparente.

La sua ultima passione sono i fazzoletti di carta. Con questi trasforma l’effimero di qualcosa di duraturo. Che sopravvive lo spazio di qualche minuto. Giusto il tempo per scattare qualche immagine, in giro per il mondo. Da Venezia a New York. Da Parigi a Betlemme.

L’avventura di “Omnia Alia Sunt” sbarca ora al Ma.Co.f di Brescia.

omnia Alia Sunt in New York – Fabio Bix from fabio bix on Vimeo.

Non ci sono le sculture – quelle, l’abbiamo detto, scardinano la realtà e quindi vivono lo spazio di pochi minuti – ma tante fotografie che le raccontano in modo tale che reale e finzione si confondano.

Sono piccole le sculture. Alte appena 15 centimetri, frutto di un sapiente gioco di proporzioni, sembrano enormi. Le immagini vengono scattate da molto vicino alla statua, in contrasto con la gente alla giusta distanza e agli elementi architettonici sullo sfondo.
Così riescono a imbrogliare la realtà. Sembrano immense. E invece sono piccole.

“In tempi di fake news” spiega Bix, “il progetto Omnia alia sunt evidenzia il tema delle finzioni, in una realtà che è assai sfaccettata, non riducibile in slogan. La famosa frase di Orazio Est modus in rebus, in cui nelle cose identifica una insita misura, una oggettività, potrebbe essere parafrasata con la più appropriata Est dolus in rebus: c’è un inganno nelle cose. L’inganno apparente fissato nelle foto del progetto è, di fatto, un atto di verità. Mostra come ogni cosa non è quella cosa (omnia alia sunt), o non è solo quella.

Omnia Alia Sunt si aggancia e si stacca dal progetto Voloaraso, in cui per un anno Fabio Bix si dedicò agli scarti dei marciapiedi “scoprendovi una cosmogonia di elementi figurativi sorprendenti”. Perfino una scultura marmorea che ricorda La Pietà di Michelangelo. Ma che era solo carta modellata dalla pioggia.

Vedere quell’immagine e pensare a un nuovo progetto è stato un attimo. Armato di finto piedistallo marmoreo (legno dipinto), fil di ferro, uno smartphone e dei semplici fazzoletti di carta, Fabio Bix ha cominciato a girare il mondo. Omaggiando la bellezza dell’Italia. Ma anche la fotografia. Con l’obiettivo, raggiungo, di suscitare fascinazione e meraviglia.

Al Macof ci saranno immagini e fazzoletti di carta a New York, Parigi, Roma, Gerusalemme e Betlemme. E non mancherà l’omaggio a Brescia.

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