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Brescia – All’ospedale Civile, sono formalmente autorizzati a pregare cinque frati dell’Ordine Francescano Minore, quattro suore Ancelle della Carità e due Suore Francescane dei Sacri Cuori, oltre a non meglio specificati cinque volontari stabili.

Numeri da contratto, stipulato fra l’ospedale cittadino e la diocesi di Brescia. In questo modo, alla domanda peregrina di “chi prega al Civile?”, un apposito decreto ospedaliero indica sia frati che suore, oltre, naturalmente, a lasciare supporre l’insieme di chi vuole.

Fra tutti, incombe su tali figure, in quanto esponenti della vita consacrata, la strada maestra privilegiata del prodigarsi nell’ambito di un’assistenza religiosa ispirata all’esercizio di quelle funzioni che si coniugano al mandato istituzionale di una sollecitudine da adottare verso quanti sperimentano una qualche contingenza fisica ammalata.

Alla grandezza di questo nosocomio bresciano corrisponde l’alto proposito del fare convergere un’adeguata attenzione entro l’esponenziale entità del trascendente a cui ogni chiesa cerca sufficientemente di fungere da recipiente.

Anche quella, pure da contratto, situata nell’impianto volumetrico, fatto a fiocco di neve, delle strutture architettoniche costituenti la maggior sede degli “Spedali Civili” di Brescia, quale azienda socio-sanitaria che ha, tradizionalmente, in appalto ai capuccini, alle ancelle ed alle suore francescane, la cura spirituale delle persone capitate fra i servizi medici specialistici dalle tipologie più disparate.

Accanto a degenti, ad utenti ambulatoriali, nell’estemporaneo indotto di parenti e di conoscenti, oltre, contestualmente, alla qualificata schiera dei molti dipendenti, possono esserci i frati della “Provincia di Sant’Antonio” e figure femminili in abito talare che, in una parità di genere, interpretano rispettivamente il compito ieratico ad essi confacente.
Retaggio sopravvivente da una serie di tradizioni, tramandatesi attraverso un passato di ispirati emuli della carità, derivata, misticamente, dalla venerazione rivolta all’Onnipotente che rivendicavano, di fatto, un’impronta anche operativa esercitata nella pietà assurta a loro principio trainante, manifestandola, pure, nel concorrere ad alleviare la sofferenza alla gente.

Adesso, ma per la verità, da ormai vari anni, si passa per convenzioni, quali procedure formali con chi esercita l’autorità dell’abilitare incarichi pastorali in una distribuzione intercorrente attraverso un dialogo con l’omologo vertice aziendale istituzionalmente competente, nella dinamica di un’applicazione reputabile ad oggetto di un’intesa ospedaliera vigente.

Non per niente, nel testo dell’accordo in atto, ci si riconduce espressamente al fatto, in premessa al testo di quanto decretato, che “La Chiesa Cattolica nel corso dei secoli ha fortemente avvertito il servizio ai malati e sofferenti come parte integrante della sua missione e non solo ha favorito fra I cristiani il fiorire delle varie opere di misericordia, ma ha pure espresso dal suo seno molte istituzioni religiose con la specifica finalità di promuovere, organizzare, migliorare ed estendere l’assistenza agli infermi. (Giovanni Paolo II, Motu proprio Delentium Hominum, I)”.

Non di meno, trattasi, nel caso specifico, di tanto di “Cappellania Ospedaliera”, eretta nel quadro della delegazione vescovile “Beata Vergine Addolorata”, il tutto funzionalmente immesso nelle incombenze previste a vantaggio della testualmente detta “comunità ospedaliera”, esplicitandone i termini di “accompagnamento spirituale e umano, tramite la visita e il dialogo pastorale, l’organizzazione di attività pastorali e culturali a carattere religioso, attuate in forma individuale e/o comunitaria con mezzi di comunicazione d’uso nell’attività ecclesiale; l’amministrazione dei sacramenti e dei sacramentali, così come le altre funzioni di culto cattolico, secondo le norme canoniche e liturgiche, con una particolare cura a garantire con regolarità la celebrazione dell’eucarestia; l’offerta della “Santa Comunione” ai malati allettati, la proposta dei sacramenti della riconciliazione e l’unzione degli infermi (…)”.

In questo ambito, tale avamposto di fede cristiana, allestito sul fronte quotidiano della sofferenza diuturna, presuppone, non di meno, “l’eventuale contributo in materia di etica e di umanizzazione nella formazione del personale in attività di servizio; con particolare riguardo alla sensibilizzazione al valore e dignità della vita umana in ogni suo momento, anche di sofferenza e di malattia” coniugando, tale ulteriore voce in capitolo, al supporto auspicato alle forme di volontariato presenti in ospedale, anche, qui, ponendo la convenzione, un accento all’obiettivo perseguito di una “umanizzazione delle strutture, dei servizi e dei rapporti”.

Sul piano concreto di questa propositiva prospettiva d’azione, si profila anche la facoltà di poter accedere, proveniendo dall’esterno dei perimetri ospedalieri, alla chiesa, interna al nosocomio, anche al di fuori dall’orario normale di visita (art. 11) motivando di voler partecipare alle funzioni religiose predisposte ordinariamente in tale sede.

Oltre alla liturgia, questa chiesa, fra l’altro, materialmente impreziosita dalla maestria artistica del compianto maestro bresciano Oscar di Prata, si presta anche a divulgazione di quanto editorialmente prodotto dai referenti religiosi che la animano, anche con pubblicazioni annuali, come nel caso del calendario, sia in formato di agendina tascabile che nella versione da appendere, per le “Edizioni Biblioteca Francescana”, con la riproduzione dei disegni di suor Chiara Amata ed il contestuale corredo di riflessioni tratte dal carisma di San Francesco, quali indicazioni ad effetto che compongono la stampa per il 2021 affidata al titolo d’orientamento “Una vita in cantiere”, ossia il cercare di “condividere il dono di Dio per essere felici”.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.