Gli Ufo si erano concentrati nell’allora cinema Astra dell’amena località gardesana di Toscolano Maderno (Brescia), già nota, fra l’altro, per sant’Ercolano, patrono della riviera del Garda, e per la sede, nei pressi, della prestigiosa villa zanardelliana.

La presenza degli extraterrestri avveniva per il tramite di chi ne divulgava le notizie a loro afferenti, ovvero, attraverso gli ufologi, datisi appuntamento in faccia al lago per un proprio qualificato convegno di settore.

Iniziativa seria per la partecipazione di alcuni personaggi del più avvalorato ambito di studi in materia, già allora rappresentato, in posizione di vice, da Roberto Pinotti, esponente in seconda, durante quell’inizio d’estate del 1977, rispetto alla carica al vertice del “Centro Ufologico Nazionale” con, allora, a capo, Giancarlo Barattini.

Può darsi che, a memoria, qualcuno ricordi questo significativo appuntamento sulle rive del lago, ma l’evento, per quanto singolare, se non fosse per la cronaca tipica di quella di un giornale, sembra comunque eclissatosi in una sorta di dimenticatoio generale.

Al quotidiano “Bresciaoggi” del 26 giugno 1977 era spettato il precisare, per mezzo del resoconto pubblicato a firma di Clara Chiodera, che questo convegno era stato organizzato “a distanza di dieci anni dal primo, svoltosi a Riccione nel ‘67”.

La regia di tale intensa due giorni lacustre, dedicata a trattare l’interessante tematica della vita extraterrestre, con particolare riferimento ad il vagliare, in una qualificata condivisione capillare, una serie di avvistamenti in materia, era Milano, sede del “Centro Ufologico Nazionale”, mentre la location gardesana pareva assurgere a zona neutrale, rispetto alle voci chiamate a pronunciarsi a riguardo dell’argomento, prospettando un contesto internazionale, come tale ambito, più che locale, risultava, a margine del luogo dove essersi dati appuntamento, per il trasversale comporsi dei vari partecipanti individuati in un loro rispettivo apporto particolare: “(…) Ci sono, per la gioia dei ricercatori – sono presenti moltissimi giovani aderenti ai gruppi di ricerca – il rumeno John Hobana, segretario dell’Unione Scrittori del suo Paese, l’inglese Walter Drake, l’ingegnere Gheorghita, lo spagnolo Antonio Ribera. E’ lontana, anni luce, la mitomania ciarlatana di sagaci, ma inattendibili, centri di fratellanza cosmologica. Il motto – sul fascicolo, guida dei lavori per intenderci – è di H. Spencer: “Il principio che ostacola qualsiasi informazione è il disprezzo prima della indagine” (…)”.

Alla estesa, rappresentatività dei personaggi coinvolti, si legava la trentennale ricorrenza, cadente in quell’anno, a proposito del primo avvistamento riconosciuto, unanimamente accreditato come ufficiale, in relazione alla determinante svolta, per la storia degli studi sulla vita extraterrestre, come era parso consegnarla agli annali, in materia, mediante ciò che, nel medesimo articolo del quotidiano accennato, si rimarcava in una attinenza contestuale: “(…) Fu Kenneth Arnold, il 24 giugno 1947, il primo ad individuare, sorvolando il monte Rainer (nello Stato di Washington) misteriosi oggetti d’argento che, dopo, averlo abbagliato con una inspiegabile luce frontale, sparirono con una velocità superiore a qualsiasi inseguimento. Volavano a stormo, con la punta in alto, contro ogni legge dell’aerodinamica, come sassi piatti che saltano sull’acqua. Per questo, Arnold, ingegnere con passione del volo, li chiamò “Flyng saucers”, dischi volanti (…)”.

Questa articolata proposta di approfondimento, organizzata, per altro, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Toscolano Maderno, aveva, in pratica, affrontato certi spunti di riflessione, inseriti nei temi delle varie relazioni, annunciate nell’edizione di “Bresciaoggi” del 24 giugno 1977, per informare a riguardo delle due giornate a venire, cominciando dall’indomani, per ciò che concerneva tale manifestazione: “Trent’anni di ufologia nel mondo”; “Come si inserisce l’ufologia italiana nel quadro mondiale”; “Aspetti e problemi dell’ufologia”; “Banca delle documentazioni” con attinenza, nel merito di quest’ultimo ambito di prove dal vero, al caso “Flap 54”, insieme ad altre tracce, proprie di un insieme di testimonianze, legate al punto focale, tematicamente inteso nelle sue derivazioni possibili, sul piano delle variabili sperimentate in concreto.

Testimonianze, per le quali, il nesso con il territorio trovava una sommaria risposta dopo che nell’articolo si insinuavano le domande “e nel bresciano? Qualche visita gli ufo ce l’hanno riservata, come raccontano – durante l’interruzione del mezzogiorno – i milanesi Massimo Raimondi e Massimo Pittella. Qualche mese fa, una signora intercettò, in città, un globo dai contorni indefiniti che venne contemporaneamente scorto da un ristorante situato in linea opposta. Nel lago di Iseo, inoltre, un oggetto misterioso si è tuffato con grande tonfo. Casi rari anche per via delle luci elettriche che ne impediscono la visione. Gli ufo lasciano tracce di materiali sconosciuti? Michele Magagni parla di magnesio puro al cento per cento, reperito in Brasile, e di un “resto” posseduto da un canadese, con caratteristiche stranissime. E’ inattaccabile dagli acidi ed alla fiamma si ritira (…)”.

Alle rotte invisibili, percorse dai natanti sul lago, quale specchio d’acqua testimone ambientale del convegno pari all’evento strutturatosi in un debito assortimento di varia caratterizzazione, parevano associarsi le esperienze portate, secondo un altro genere di percorsi, altrettanto evanescenti, allo studio degli approfondimenti ufologici allora in atto, anch’esse smaterializzatesi nel nulla, lungo quel transitare di ombre fugaci, in avvicendamento mediante un loro variegato profilo di riferimento che è, in questo caso, valso per porre traccia degli Ufo in parallelo con quel dato tempo: “(…) Si parla anche di umanoidi apparsi accanto a piattaforme, di essiccamenti del terreno, di strane emanazioni radioattive, di filamenti vetrosi o di fenomeni spesso avvertiti solo da contatori Geiger o altri radar. Una realtà, dunque, anche in Italia su cui il Centro Ufologico non enuncia alcuna ipotesi. Ogni caso viene analizzato con severità scientifica e presentato col suo corredo di documenti. Filmati, fotografie, rilevamenti altimetrici, meteorologici, cuciti spesso fra l’indifferenza generale e forse con un sotterraneo allarmismo. Del resto, non è la prima volta che l’aeronautica ha dovuto affrontare e segnalare, in segretissimi dossier, la presenza di aggeggi velocissimi. Come quello che Riccardo Marano, nel ‘73, cercò di raggiungere decollando dall’aeroporto di Caselle di Torino (…)”.