Chissà che, tale spazio circoscritto, non sia uno dei luoghi di quegli scontri armati che nella storia sono valsi a Maclodio per assurgere a sede della località bresciana dove tali fatti risultano, essere da secoli, associati.

Nel degradare degli anni Venti lungo il corso del Secondo millennio, appare in zona un murales che attraverso l’incombere sempre in avanti del tempo, sancisce, nella sua realizzazione, il coincidente approssimarsi, fra qualche anno, del seicentenario della nota battaglia, avvenuta in loco, fra le truppe veneziane e quelle milanesi, per l’aggiudicazione del territorio, come partita aperta su un più ampio scacchiere di rivendicazioni allora contese, qui definito nell’esito militarmente raggiunto a favore di Venezia il 12 ottobre 1427.

Fra le pregresse iniziative locali per commemorare l’evento, sembra profilarsi anche quest’opera esplicitamente evocativa del contesto storico che la definisce in una appariscente soluzione figurativa.

Fra colori caldi che si alternano fra il giallo ed il rosso, il fumoso esplicitarsi delle grigie cromie metalliche va ad animare quell’ambito pugnace dove ai cavalli spetta, insieme all’uomo, il ruolo di quelle parti coinvolte nel pieno di un’antica azione militare.

Il murales, nelle vicinanze dell’ufficio postale di Maclodio, è ben visibile da quella trafficata strada provinciale che collega, con il capoluogo bresciano, i confini con il cremonese, mediante quell’inesorabile rettilineo che raggiunge Orzinuovi, per consegnare, poi, al suo stesso percorso a seguire, il cambio di provincia, con Soncino, dopo il guado del fiume Oglio, storico elemento naturale di definizione, anche per i termini stessi della battaglia in questione.

L’antagonista dei veneziani è ritratto sul lato di quella costruzione che si volge interamente su questo stradone, quasi assecondando la direzione che ne interessa la sua stessa posizione, realizzata in tale opera murale, verso la quale, in effetti, i milanesi si sono mossi, a seguito della sconfitta sul posto che aveva determinato lo sgomberare l’ampia linea dello scontro, dirigendosi nei luoghi prossimi ad un cambio di domini, su altra distinta geografia di contestualizzazione.

Chiaro, al contrario, notare il destriero sauro del campione veneziano, proveniendo, sulla medesima strada, da Orzinuovi, in quanto su un’altra parete esterna, perpendicolare a quella menzionata alla quale combacia ad angolo retto nella medesima costruzione illustrata, si sviluppa, invece, quella parte del murales che è dedicata a rappresentare chi è, emblematicamente, ritratto a dare pan per focaccia al proprio avvensario in competizione, mentre la stessa sua controparte non è meno agguerrita, brandendo, similmente, un grande spadone.

Vicendevole atto di un duello in armatura, cavalcando il proprio compagno di lotta ed ostentando, per lo stile di una attenta maestria artistica, le insegne dei propri rispettivi eserciti di appartenenza che, se ci fosse il bisogno di rimarcarlo, sono quel leone, simbolo veneziano di san Marco ed il biscione, fra l’altro, emblema di Milano, che appaiono a tutta vista nella lettura complessiva dei particolari in movimento dell’opera figurativa che si avvale pure del loro svelamento.

In questo modo, a presidio del tempo, ma ancora di più nell’appropriato contesto di un territorio di riferimento, la battaglia di Maclodio ha un ulteriore segno tangibile, per rivelarsi nel frangente stesso in cui svela il nesso storico rispetto a quelle gesta antiche che la comunità locale serba fra le obliate memorie di un evanescente, seppur veritiero, assortimento.

Gigantografia narrante dai colori accesi, in pochi metri racconta l’empito trascinante di una battaglia assurta anche a retaggio di un certo spartiacque fra un prima ed un dopo la sua effettuazione che ha disciplinato per secoli gli effetti della sua stessa soluzione.

Esempio moderno di una valente arte intelligente, in grado di raccontare, attraverso un subitaneo messaggio visivo saliente, la portata di una complessità confliggente, questo murales interagisce graficamente con lo snodo viario in cui si colloca, testimoniando quel messaggio che il Comune stesso di Maclodio recita per il tramite di una serie di pannelli segnaletici, a sfondo marrone, con i quali è ribadita alla pubblica attenzione che sia questo il territorio della battaglia in questione.

Nella stessa misura, utilizzata a spazio di questa versione artistica, si era poi compiuta, fra le due colonne, in fronte al mare, del patibolo eretto in piazza san Marco, a Venezia, la vita del vincitore di Maclodio, non molti anni dopo il risultato da lui raggiunto in questo lembo delle lande bresciane, chissà se ritrovando, tale capitano di ventura, in un ultimo sguardo verso l’orizzonte marino, uno sprazzo di quella profondità, ugualmente piatta e sconfinata, dove si era rappresentata la vittoria, nello spazio diluito della pianura da lui conquistata.