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Croazia – Era da tempo che volevo conoscere l’arcipelago del Quarnaro, un innumerevole gruppo di isole che si protendono davanti alle coste della Croazia, in una confusione di meandri e isolotti, come quando si rovescia il latte per terra.kayak croazia006

C’ero passato anni fa, quando avevo disceso in kayak le vorticose rapide dei torrenti del Triglav o quando partiti dall’Italia, con un furgone, avevamo raggiunto il Caucaso turco-russo e il monte Ararat per cimentarci con i turbolenti fiumi della mezza luna, tutto prima che aberranti vicende di degradante umanità, la guerra… sconvolgessero queste regioni mediterranee.

E’ l’alba quando arrivo al confine sloveno: ho lasciato la bassa di notte per guadagnare il giorno. Ci si accorge subito che le cose sono cambiate: dopo pochi chilometri devo togliere di nuovo i documenti per il confine con la Croazia: confini su confini di gente che parla la stessa lingua ed un differente dialetto…

Avevo scelto di circumnavigare le isole di Cherso e Lussino che si adagiano su un mare blu nel golfo di Rijeka ed eccole là, le osservo mentre il traghetto supera il braccio di mare che le separa dall’Istria: avrei voluto farlo con il kayak, ma preferisco non entrare in discussione con la Capitaneria di porto. Un ammasso di roccia calcarea dai contorni tormentati sembrano due signore dai fianchi prosperosi coricate sul mare.

 Al piccolo porto trovo unkayak croazia011a sistemazione per la mia piccola auto che lascerò per cinque giorni, poco tempo che ho grattato dai vari impegni. Scarico il kayak, una perfetta copia con materiali moderni dell’antichissimo kayak eschimese e stendo a terra, sotto gli sguardi incuriositi, tutto il necessario per rimanere per giorni in mare.

Nell’ammasso di roba dove la tenda, il sacco per dormire si mescolano con padelle, cibo, bussola, carte e… uova! uova: chissà dove avevo la testa quando ho preparato il materiale due giorni fa, comunque la smania di partire è troppa le farò cuocere stasera, decido di metterle nel sacco a pelo con la speranza che reggano altrimenti passerò le prossime cinque notti in una gigantesca frittata.

Comincio a stivare tutta la roba a prua e a poppa del kayak, anche se sembra tantissima, scompare nei gavoni come per magia d’un cappello da prestigiatore, e sono sul mare. Il paesaggio si manifesta subito nella sua straordinaria bellezza, dalla cima si assiepano querce rovere con lecci, pini marittimi spuntano dalla densa vegetazione e ogni tanto le grandi foglie del fico fra macchie di ginestre e coloratissimi fiori aggrappati alla roccia calcarea in una splendida cromatura di verdi che sembrano accarezzare il mare d’un blu cobalto dai fondali spettacolari in un’atmosfera selvaggia.

Mentre la mia pagaia, ad un ritmo tranquillo, fende l’acqua, la canoa nonostante il carico scivola dolcemente sopra un placido mare. Il paesaggio cambia continuamente, insenature e cale con kayak croazia010ghiaiose spiagge deserte colmano una visione avvincente che cancella la fatica del remo. Il mare oggi sembra un vecchio ozioso, ma quando s’alza la bora diventa spietatamente pericoloso, i marosi devono infrangersi con violenza sulle taglienti rocce affilate come coltelli, incubo degli antichi naviganti che fin dall’alba della storia sono passati da qui, tengo sempre un occhio attento al barometro e al cielo, come motore ho solo le mie braccia, raggiungere un porto sicuro col mare mosso potrebbe richiedere ore e ore.

Comunque mi godo questo piccolo paradiso d’un Mediterraneo ancora selvaggio e arrivo al porto di Cherso, ove scendo per sgranchirmi la gambe e procurarmi acqua fresca sotto lo sguardo stupito degli “abitanti” di alcune grandi e costose imbarcazioni, lucenti motoscafi che scuotendo la testa fanno ben capire il loro pensiero su un uomo che arriva dal mare carico come un mulo sopra un’acciuga colorata, poco importa, ognuno “naviga” come crede sia giusto fare, in mare come forse nella vita!

Lascio il porto naturale di Cherso con la sua bella e antica piazzetta dove donne con fazzoletto colorato in testa e cesto di vimini vendono grosse ciliegie rosse di cui faccio buona scorta. Taglio il grande golfo e sono di nuovo in mare aperto, penso, canticchio, osservo il mutare del paesaggio, l’infinito del mare, ne annuso il profumo della salsedine che confonkayak croazia002de l’aroma delle essenze del sottobosco della scogliera.

E’ oramai pomeriggio inoltrato quando mi fermo a Martinscica piccolo paesino che sembra dormire sul piccolo porto, tiro la canoa in secca e mi siedo a cavalcioni sul molo a mangiare ciliegie, un uomo dai capelli color della raggiunta saggezza è intento ad aggiustare una vecchia barca, un gozzo da pesca che galleggia goffamente sull’acqua cheta, mi dice: -Buone è le nostre ciliegie?- in un italiano perfetto. Annuisco, ho la bocca piena, ma dopo ore di silenzio è piacevole attaccar discorso. Naturalmente è lui a spezzare il silenzio.

Da dove vieni con quell’affare lì ?- gli rispondo dal porto di Porozina, mi guarda con occhi fra l’incredulo e l’incuriosito, ma il suo viso mi affascina, rovescio l’attenzione e la curiosità su di lui – Eddy – dice – è così che mi chiamano, in realtà mi chiamo Edoardo, ma è difficile, è più facile Eddy non credi ? . Sto aggiustando la mia barca, l’anno scorso se l’era presa il mare, ma l’ho recuperata, sai ci pesco dei groskayak croazia009si pesci con questa.–

C’è fierezza nel suo dire, del sano orgoglio. – Sai, io sono nato qui, ma poi dopo la guerra… il lavoro… e così sono venuto in Italia vicino a Trieste, ma ora sono tornato, ora i miei figli sono a posto vengono di tanto in tanto anche loro è bello qui, non credi ?- annuisco mentre ascolto il vecchio e guardo il mare. Penso alla semplicità del suo racconto, della sua vita scritta fra le rughe del suo dolce sorriso e volo con la mente a quei tempi lontani, quando questa era davvero un’isola in mezzo al mare, alle spalle una montagna avara, buona per qualche capra, dura come la roccia sotto il sottile strato di humus, ispida come i cespugli che la coprono; davanti un mare che quando tira la bora diventa un mare vero.

Non se la sentiva il giovane Eddy di affondare la sua vita con le reti oltre la rada e la sera guardare i suoi sogni dentro lo specchio di un bicchiere di vino all’osteria, dentro il castello, rimasuglio d’antica torre inglobata dalle case dei pescatori. No di là dal mare c’era tutto da rifare, dopo la guerra, miraggio d’un futuro migliore. S’è imbarcato Eddy su una nave della speranza, come tanti altri d’allora e come tanti disgraziati di oggi. Un viaggio verso un miraggio di speranza, un futuro tranquillo, una cosa semplice, senza tante pretese, durante la breve traversata non ha sedotto, lui povero, la figlia dell’armatore ricco, aggrappati al parapetto, cullati dal mare e da romantiche melodie, no, come centinaia di altri in quei tempi ha seguito il suo istinto e ce l’ha fatta Eddy, un lavoro modesto, una buona famiglia, ma ora, ora che i figli si sono sistemati non ha resistito al richiamo del mare: kayak croazia004isolani si nasce non si diventa.

Lo guardo, sorride Eddy, un sorriso ampio in un viso buono su cui rimane l’alone anche quando si spegne, in fondo questa è la sua isola, la sua vita, mescolato al suo sangue scorre un po’ di salsedine di questo mare. Si stanno allungando le ombre quando a malincuore devo ripartire, chiedo a Eddy una foto, si mette davanti alla sua barca nata da abili mani di mastri d’ascia d’altri tempi, sorride e si toglie il cappello.

Sono oramai verso il mare quando mi richiamaQuando ripassi da queste parti con qualche altro strano mezzo, fermati, ti cucino uno dei miei grossi pesci, è quella la mia casa, io la chiamo il grattaceilo, sai è l’unica a tre piani- -Sta pur certo e. GRAZIE !- rispondo mentre guardo la sua casa sul molo, bianca calce con le imposte blu mare. Scivolo via, nel vento, nel silenzio, nel mare, ora carico d’un umanità vera, genuina, che dà calore, mi dà pace pensare a Eddy, mentre remo e la mia canoa si perde nel blu, il suo viso, i suoi occhi dolci, esprimono una vita semplice, ma realizzata, fatta di quelle cose di chi chiede poco alla vita e lei di riflesso restituisce tanto, quel tanto che dà pace all’animo, serenità all’uomo che sa ritrovare, ritrovarsi nella propria identità e tradizione, nell’essere di qualcuno, far parte di una dimensione, nel sentirsi qualcosa di grande in un piccolo mondo antico.kayak croazia001

Chissà forse sarà così anche per me, un giorno, quando non darò più retta al mio animo irrequieto, penso alla mia bassa, al profumo del fieno, alla nebbia che addormenta ogni cosa, al serpeggiare del fiume nel mio “mare” verde, in fondo un po’ d’acqua dell’Oglio scorre nelle mie vene; prima o poi tornerò a Itaca.

Manca poco al tramonto quando mi fermo in una spiaggia ciottolosa e deserta, monto la tenda al riparo da eventuali marosi e mi cucino, stanco ma entusiasta, la cena mentre il giorno muore nel mare. L’alba è dolce, dopo colazione riprendo il mare che stamane è un po’ agitato devo chiudermi nel kayak con la “coperta paraspruzzi” che sigilla il mio corpo con l’apertura del pozzetto della canoa in modo che l’acqua non possa entrare.

Sullo sfondo la sagoma del monte Ossero dell’isola di Lussino separata da Cherso per pochi metri di canale con un ponte di collegamento che raggiungo in mattinata. Adagiato su una piana il paese di Ossero (Osor) molto carino, antico insediamento come dimostra il piccolo ma interessante museo nel Palazzo Municipale; sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati nel paese e nella vicina necropoli risalenti al I e II secolo d.c. dell’impero romano, affiancati da materiale del periodo preistorico a testimoniare l’importanza di queste isole fin da tempi remoti, ma c’è anche, con mia grande sorpresa, una piroga preistorica di modeste dimensioni scavata in un unico tronco a testimoniare che kayak croazia007non sono il “primo” a girare le isole in canoa!…

Lascio la parte occidentale dell’isole di Cherso per iniziare la circumnavigazione di Lussino, molto più rocciosa con pochi approdi e rocce taglienti dalle strane forme. I centri abitati si susseguono mentre le onde scomposte mi cullano, al mio sguardo si profila il tormentato profilo dell’isola.

Raggiungo a sera dopo un lungo e faticoso giorno il porto di Lussingrande con una splendida chiesa dedicata a S. Antonio che barra da sentinella il naturale porticciolo con vecchie case e osterie, ricordano qualche covo di pirati. Scelgo per la notte uno strano scoglio piatto, oltre il porto, a terrazza sul mare. E’ la terza alba, ma il sole stamane si nasconde fra le nuvole, oggi con un’energica remata girerò sotto il capo dell’isola stretto fra un arcipelago di altre piccole isole che le fanno da cornice.

Sono solo in questo mare, una vela lontana sullo sfondo, sulle scogliere non c’è traccia umana, che strana sensazione, osservo il perfetto volo d’un gabbiano sul pelo dell’acqua, lancia un grido, e si libra veloce nell’aria limpida, una sensazione di libertà mi pervade, mi perdo nel blu fra cielo e mare, nel silenzio, c’è un’atmosfera magica, nonostante la fatica riesco ad immergermi totalmente nell’emozione che mi circonda.

Nel pomeriggio entro fra bellissime barche a vela nel grande porto di Lussinpiccolo, cerco di darmi un certo contegno sulla mia microscopica imbarcazione, dopo un rifornimento di viveri e acqua esco scivolando fra eleganti fuoribordo e lucenti barche e con dignità mi avvio a piantare la tendina in un punto meraviglioso sotto un arcuato pino marittimo con una spettacolare vista, stasera per festeggiare pasta al pesto…

E’ il mio ultimo giorno il cielo è grigio, il mare in compenso è calmo, parto all’alba m’aspetta una lunga fatica per raggiungere di nuovo Ossero dalla parte occidentale e finire il giro di Lussino, fiancheggiato dalle isole Unije questa costa esprime la sua selvaggia bellezza con calette da far invidia a qualche isola caraibica. Piove sarà meno duro così il ritorno verso casa stasera, dopo aver recuperato l’auto mi distacco da questo piccolo paradiso mediterraneo.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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