La via Valeriana, emozioni e fatica

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via Valeriana
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Il nome dell’antichissima strada che percorre le pendici affacciate a balcone sul lago d’Iseo, “via Valeriana” vien fatto risalire al console romano Publio Valerio. La via “Valeriana” è assai più antica, ha rappresentato l’unica strada per IMG_2259raggiungere la Vallecamonica, percorsa dai tempi preistorici, rimasta attiva via commerciale e di comunicazione sino a metà dell’ottocento, cioè prima della comparsa della strada litoranea. La storia del cammino, s’accompagna con quella degli uomini che hanno vissuto aggrappati alle pendici del monte “Golem” o Guglielmo, metà pescatori e metà contadini, metà lacustri e metà montanari; schivi e caparbi, semplicemente civili, ma che non fondarono civiltà.

La via Valeriana, ora totalmente recuperata a fini storico-turistici, ci offre l’opportunità di intraprendere un itinerario faticoso, difficile se percorso in montai bike, ma di estrema bellezza, con spettacolari paesaggi. Un percorso sospeso tra la montagna e il lago, dai forti contrasti, in una natura incontaminata, con angoli IMG_2272dove trasuda l’animo lacustre-montanaro, di molta fatica, fascino e suggestione.

L’avventura non inizia da Pisogne, alla partenza della via Valeriana, ma alla stazione di Iseo dove imbarco la mia

Romanino
Romanino

bicicletta sul treno, convoglio di una sola carrozza che assomiglia più a una diligenza che a un vero treno. Eppure, treno lo è per d’avvero, percorre da Brescia tutto il Sebino e la Valcamonica sino a Edolo, con più corse giornaliere di cui parecchie trasportano biciclette (contrassegnate dalla sigla 38). Comodamente seduto, dal finestrino sfilano via scenari di lago e angoli nascosti dei borghi, delle vecchie case con brolo e orto. Sferraglia il vagone, cigola, corre a moderata velocità, sosta a tutte le fermate, in mezzora di viaggio si arriva a Pisogne, punto di partenza.

Uscito dalla stazione inforco la bicicletta e seguo le segnalazioni della pieve campestre della Madonna della Neve, quattrocentesca chiesa internamente impreziosita dal ciclo di affreschi, opera del Romanino. Da qui, dinnanzi alla pieve si

segnavia
segnavia

vuole che l’antica via abbia inizio, cammino di viandanti, mercanti e anche di pellegrini. La via principale ci porta al centro di Pisogne, sotto l’arco in direzione sud, imbocco la stretta viuzza che ci conduce diritti a un altro romitorio: la chiesa della natività, ove un cartello indica l’inizio della “via Valeriana”.  I cartelli distribuiti lungo il percorso e la segnaletica: una V gialla e marrone, dipinta sulle rocce, alberi e angoli delle case mi guideranno lungo l’itinerario IMG_2299(nelle edicole è in vendita la carta escursionistica –antica via Valeriana- scala 1 : 25.000). Sin dai primi metri ho la misura della fatica che mi aspetta, la salita si fa ripida il fondo a tratti sconnesso che mi costringono a scendere più volte dalla bicicletta e proseguire a piedi.

Avevo scelto di percorrere l’itinerario da nord a sud (da Pisogne a Pilzone d’Iseo) perchè essendo in mountain bike, mi dava modo di salire nei primi 6 chilometri sino alla quota massima dell’itinerario: i 903 metri del passo Croce di Zone, mentre nella ventina di chilometri successivi avrei sfruttato in sella alla bicicletta una lunga discesa e alcuni moderati saliscendi.

Comunque, pronostici a parte, la salita è come sempre faticosa se per di più hai la bicicletta da spingere o da portarti in spalla. La via da seguire, unica e ben segnalata, guadagna in fretta quota e si apre in scenari meravigliosi sul lago e sui monti, altre volte il sentiero si fa piccolo piccolo ingoiato dalla folta vegetazione, con le ortiche che mordono come uno sciame d’api, ma dona un poco di respiro all’ansimare della salita.IMG_2280

Al romitorio dedicato a San Bartolomeo, preceduto da una generosa fonte d’acqua fresca, sono a 550 metri di altitudine. Ora devo prestare molta attenzione ai segnali perché dipartono altre mulattiere che portano agli alpeggi, usati per la transumanza e per la raccolta delle castagne.

Mentre lo sguardo cerca angoli del lago, il clima e l’armonia del paesaggio, con i pascoli, malghe, profumi intensi e resinosi, danno la dimensione d’essere in montagna. Dalla chiesa rupestre di San Bartolomeo al passo Croce di Zone la salita è erta e faticosa, mi fa desistere dal pedalare, devo spingere la bicicletta e alcune volte caricarmela in spalla, ma quando raggiungo il passo e salto in sella per fiondarmi a capofitto nella lunga discesa vengo ripagato dalla lunga faticata.

Ora la via lastricata precipita verso Zone interessante borgo aggrappato alle pendici del monte Guglielmo  e nota località di villeggiatura, dove mi posso rifocillare. Nel tratto successivo la via Valeriana si mescola a tratti con la statale sino al borgo di Colpiano, durante il tragitto mi fermo a Cisiano, per addentrarmi a piedi nel sentiero delle “Piramidi di Zone”, bizzarri pinnacoli formatisi in particolari condizioni morfologiche di erosione.

Piramidi di  Zone
Piramidi di Zone

A Colpiano la nuova tangenziale scombina paesaggio e idee.. comunque la Valeriana prosegue lungo il torrente Opolo, ben segnalata. Un centinaio di metri d’altitudine separa l’antico tracciato dalla sponda del Lago che appare e scompare con lo scenario di Monte Isola e due isolotti satelliti di Loreto e San Paolo al Lago. L’itinerario si snoda in una serie di saliscendi che mettono alla prova le mie gambe affaticate; viaggia a mezza costa tra antichi borghi, architetture rurali, muretti a secco che sostengono terrazzamenti di nodosi ulivi, in un’atmosfera meravigliosa che mitiga lo sforzo. A Pilzone d’Iseo sbuco sulla statale, è come uscire da un sogno, lascio la pace e l’armonia dell’antico cammino, pedalo gli ultimi chilometri sino a Iseo. Il contachilometri segna 35 chilometri, le mie gambe di più !…

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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