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Brescia – Al numero civico 325 di via Chiusure a Brescia si era compiuto un vero e proprio miracolo. Un lieto evento poi preso in consegna, per una perdurante memoria, dall’edizione del “Giornale di Brescia” di sabato 12 maggio 1951. Una donna, da tempo inferma, era guarita dal male che l’attanagliava a letto, scoprendosi risanata dopo avere recitato la caratteristica preghiera devozionale rivolta alla “Madonna di Pompei”. L’invocazione era stata proferita dall’interessata ascoltandone e ripetendone il testo trasmesso alla radio. La guarigione pare sia stata subitanea ed improvvisa da assumere immediatamente i contorni del miracolo, tanto per l’estirpata infermità depennata, quanto per la singolare consequenzialità temporale, decorsa tra il versificare orante e la comprovata insorgenza di una prodigiosa efficacia fisica strabiliante.

Il titolo dell’articolo, redatto da un ignoto giornalista, imbastiva una tripartizione di colonne fra le notizie messe in luce nella pagina delle allora “cronache bresciane”, lasciando pochi spazi a dubbi, nell’asseverare il fatto eclatante analogamente a quanto si trovava pure attinente all’informazione coniugante l’indiscussa certezza invece interessante altri assodati avvenimenti che erano proporzionati ai più disparati argomenti.

Sull’onda di un effetto soprannaturale che aveva suscitato una notevole eco di stupore fra i contemporanei attoniti e persi nelle controverse considerazioni conseguenti, il quotidiano locale inoltrava la lettura del singolare accaduto con lo scrivere “Paralitica da mille giorni lascia il letto e cammina. Ascoltando alla radio la supplica alla Madonna di Pompei, Caterina Ussoli, scossa da nuova vitalità, si sente improvvisamente guarita”.

L’evangelo bresciano, modellato secondo un reale racconto nostrano ed emergente dalla diffusa essenzialità stingente attorno alla vita sottile del secondo dopoguerra, pare evocasse una curiosa verosimiglianza con gli emblematici episodi delle guarigioni immortalate dal Vangelo, in relazione al quale sembra che il giornale accennato si sia ricondotto, ravvisando nel noto miracolo del “paralitico”, la dinamica simile alla cronaca verificatasi attraverso la stupefacente rivelazione mariana, allineata con un’analoga impronta taumaturgica messianica.

Il Messia dei numerosi miracoli riferiti dai quattro evangelisti sembrava avesse visitato uno dei maggiori sobborghi cittadini, in quella cintura periferica stretta intorno a Brescia, dove una donna costretta a letto, per una paralizzante malattia, aveva avuto restituita l’insperata salute e l’esultanza di una rinvigorita prospettiva di vita.

Lo aveva confermato anche il medico dell’interessata, dr. Zuccheri che, avendola visitata solo la settimana prima alla data delmiracolo, pare avesse tratto le conclusioni riassunte in un niente da fare.

La guarigione aveva visitato la quarantatreenne Caterina Ussoli, togliendole di dosso il velo dell’infermità che l’angustiava, manifestandosi l’otto di maggio, giorno della festa dedicata alla “Madonna di Pompei”, venerata nel pontificio santuario dell’omonima località del Mezzogiorno d’Italia, e giungendo provvidenzialmente al termine di un doloroso percorso di seri problemi di salute che era cominciato quattordici anni prima con una serie di interventi chirurgici, per ulcera, calcoli al fegato, appendicite, passando per una successiva altra operazione al bacino alla quale si era pure aggiunta, nel marzo del 1949, una paralisi alla gamba destra ed alle ultime due vertebre.

Alla donna che durante la sua vita era diventata madre sette volte, ma che negli ultimi anni del subentrato e stratificato frangente di sofferenze, poteva consolarsi negli affetti famigliari principalmente ascritti ad un solo figlio sopravvissuto ed al marito Giuseppe Zucca, muratore, sembrava restasse aperta appena quella via, lungo uno spiraglio di universalità, per fare consacrare alla santa pazienza la misura della sua difficile quotidianità, anche attraverso il sostegno morale offertole dall’ascolto della radio: “dalla radio le notizie, le musiche, le conversazioni, il condensato di quanto accadeva nel mondo. Accanto all’altoparlante il devoto ascolto della messa festiva. Martedì scorso 8 maggio, alle ore 11,50, Caterina Ussoli stava in ascolto, mentre era in onda la supplica alla Madonna di Pompei”.

Da quelle parole, ancora in auge nella tradizione rivolta al culto consacrato a tale realtà mariana, erano passate le benefiche note precorritrici della ritrovata salute per colei che dopo averle udite ha potuto passare dalle precarie condizioni immobilizzate di un arto inferiore insensibile ad “un disinvolto equilibrio, con normalità che si può dire assoluta”.

La sua esperienza era riferita fra le righe del citato articolo, secondo i particolari salienti ed i confortanti accenti di una manifestazione inscindibile da quella stessa fede che per la donna, oltre che conforto era pure reputata essere stata il nesso propizio per la sua guarigione: “L’inferma di via Chiusure dice si essersi sentita pervasa da un incontenibile empito di fede e di fiducia nelle sue possibilità di guarigione. Dichiara esplicitamente di avere sentito la prepotente spinta ad abbandonare il letto, dal momento che la gamba insensibile da oltre due anni aveva riacquistato la facoltà di moto. Piangendo, in preda ad un inenarrabile turbamento, tra il commosso stupore dei suoi cari, Caterina Ussoli si diede a muovere i primi passi. Da allora ella cammina”.

La notizia con tanto di foto, a firma “Allegri”, era posta in una pagina anche dell’edizione del “Giornale di Brescia” di domenica 13 maggio 1951, giorno anch’esso dedicato ad una festa in onore alla Madonna, essendo l’anniversario dell’apparizione di Fatima, nel dettagliarsi in un’immagine tratta sul posto dell’avvenimento ed in una breve didascalia che ancora ribadiva il miracolo e l’evocazione alla preghiera, scritta dal beato Bartolo Longo nel 1883, espressa nella formula della Supplica alla Madonna di Pompei, da recitarsi l’8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno:

I. – O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.

Ave, o Maria…

II. – È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

Ave, o Maria…

III. – Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.
Voi siete l’Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Ave, o Maria…

Chiediamo la benedizione a Maria.
Un’ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.
Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società.
Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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