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Il 1° febbraio scorso  si è aperto l’anno della Tigre d’Acqua, secondo il calendario lunare cinese: il significato che gli viene attribuito è quello di un anno imprevedibile, caratterizzato da “colpi di scena”, da intendersi sia in senso positivo che negativo.

E qualche giorno fa  è stato pubblicato un interessante report dell’organizzazione animalista tedesca Four Paws, che rivela un quadro inedito della “produzione” di tigri e grandi felini in Sud Africa, l’entità di questo fenomeno e come il paese stia palesemente violando gli accordi internazionali sul commercio di specie selvatiche (convenzione di Washington – CITES).

Il rapporto afferma che la mancanza di normative efficaci riguardanti l’allevamento privato e il commercio commerciale di grandi felini vivi dal Sud Africa sta perpetuando il commercio illegale di animali selvatici e sta contribuendo al declino delle popolazioni di grandi felini in tutto il mondo.

Sebbene il focus del rapporto sia sull’industria sudafricana, le evidenze che ne emergono sottolineano la necessità di un cambiamento globale e urgente, per proteggere dall’estinzione i grandi felini come le tigri.

IL TRAFFICO IN SUDAFRICA E LE RESPONSABILITÀ EUROPEE

Il Sud Africa esporta ogni anno un gran numero di tigri vive allevate in cattività, ma anche parti di esse. Tra il 2011 e il 2020, almeno 359 tigri vive sono state esportate dal Sud Africa, principalmente in Vietnam, Cina e Thailandia, noti punti caldi per la domanda di parti di tigri e per il commercio illegale destinato alla produzione di medicine tradizionali e pellicce. I trofei sono stati il ​​secondo articolo di tigre più frequente ad essere esportato dal Sud Africa, con ben 54 trofei di tigre.

Il Sud Africa non è l’unico paese coinvolto nello sfruttamento incontrollato di questi animali, infatti, l’Europa è al centro del traffico globale e, due Paesi come l’Italia e la Francia sono responsabili, da soli, del 50% del traffico europeo!

Considerando che si stima che al mondo ci siano solamente 12.000 tigri e che di queste solamente 3.900 vivano in natura, secondo la Lav la situazione è drammatica. Lo è nel mondo, in Europa, e soprattutto nel nostro Paese, dove a più riprese abbiamo verificato l’impossibilità di ottenere dati univoci e ufficiali sul numero di tigri presenti sul territorio nazionale.

LE TIGRI NEL MONDO & IN ITALIA: I NUMERI

Numero di tigri in libertà: 3.890
Tigri sequestrate ogni anno nel mondo: 2.359
Numero di tigri vive esportate dall’Italia (dichiarate): 23 (181 dall’Europa verso Oriente)
Sequestri in Italia di parti di tigre destinati a mercato cinese: 4 sequestri
Numero di tigri dichiarate in Europa (dati autorità che hanno fornito il numero): 913 (in 19 paesi)
Numero tigri dichiarate in Italia (dati autorità): 24
Numero Tigri detenute in cattività in Europa (dato presunto): 3-4 Mila
Numero tigri detenute in cattività in Italia (dato LAV – privati, zoo e circhi): circa 400
L’Italia è stata (periodo 1999-2017) la prima importatrice di tigri (175 – legalmente) e la massima esportatrice (294-legalmente) in Europa (1.480 tigri esportate legalmente).

LA “SVOLTA” ITALIANA

Oggi in Italia siamo di fronte ad un possibile cambiamento positivo per le tigri e gli animali esotici, in generale. Questo, nonostante il nostro Paese sia spesso al centro di sospetti traffici verso oriente per lo smembramento di tigri e la produzione di medicinali della tradizione cinese, oltre che principale attore coinvolto nello sfruttamento di centinaia di tigri in circhi, zoo e in strutture private (come ad esempio Tiger Experience, oggetto di Interrogazioni Parlamentari che ne sancirono la chiusura, mai applicata veramente).

Entro l’8 maggio, infatti, il Ministero della Salute è chiamato ad approvare il Decreto Attuativo della Legge 53 che vieterà totalmente la riproduzione, la detenzione e il commercio di animali selvatici ed esotici.

Le disposizioni contenute in esso, se rispetteranno come dovrebbero l’Articolo 14 lettera q) della Legge 53 votata e approvata dal nostro Parlamento, avranno impatti (positivi per le tigri) importanti sui circhi e sugli allevamenti privati di questi animali e di tutti gli altri animali selvatici.

Questo Decreto attuativo, oltre che a rappresentare una maggiore tutela sanitaria per i cittadini italiani, rappresenterà la fine o comunque una buona limitazione, a pratiche e abitudini oggi inaccettabili.