Luca Zogno, pittore con studio presso la cascina Fenil Nuovo di Brandico (Brescia). Recapito campestre che assurge già a traccia evocativa della sua personale ricerca creativa, volta a privilegiare i molti riferimenti di una diffusa ed antica tradizione contadina.

In questo scampolo di pianura bresciana, la sua pittura pare ritrovare alcuni aspetti tipici di una serie di manifestazioni condivise anche con la propria località di origine alla quale ha dedicato varie opere, ispirate a rendere anche di Travagliato, l’immagine mediata da una interpretazione pittorica che risulta compartecipe di una realtà locale considerata nel noto retaggio operativo con cui tale caratterizzazione rurale è solitamente rappresentata.

Cosa c’entri questo patrimonio agreste, particolarmente contestualizzato in un ambito nostrano, con Gradara, famosa località marchigiana, dal turrito castello associato alla altrettanto conosciuta letteratura dantesca, per via della vicenda di Paolo e Francesca, lo si evince realizzando che questo affermato artista bresciano non disdegna il cimentarsi anche su altri temi che si materializzano nella sua pittura, in una riuscita corrispondenza di diversificate ispirazioni a motivi anche polivalenti.

La cifra di questa versatile estemporaneità di applicazione appare anche all’ombra di questo antico castello, quale luogo, nei paraggi, di alcune apprezzate mostre personali di questo pittore, realizzate di concerto con gli orientamenti di quell’intento culturale che ha favorito l’avvio di una collaborazione volta ad organizzare anche mostre collettive, proposte nell’ambito di stimolanti concorsi d’arte, compiuti in una vivace regia di corali iniziative.

Tutto ciò rientra nell’intraprendente personalità di Luca Zogno, in un camaleontico carisma da autodidatta acquisito anche nelle relazioni interpersonali, oltre che nella ormai raggiunta codifica della propria stilistica artistica che riferisce sia stata illuminata, nei suoi passi propedeutici, dall’influsso di maestri d’arte, come nelle indimenticate figure dei rinomati pittori Paolo Bignotti (1918 – 1978) ed Ottorino Garosio (1904 – 1980).

Il risultato e’ una tavolozza, in ogni caso, tutta propria, che, per certi aspetti, ricorda sia l’uno che l’altro autore, andando anche a richiamare un’impronta artistica ulteriormente a loro pregressa, come pare possa riscontrarsi nel ciclo pittorico di Francesco Filippini (1853 – 1895), altro qualificato esponente di una interpretazione secondo pittura del reale, per un possibile accostamento con la perdurante produzione di Luca Zogno che, a sua volta, ama l’appellativo di “mentore dei contadini”, presentandosi pure nella non sempre facile enucleazione di una definizione riconoscibile, per il tramite di una scelta di campo, rispetto a tutto un dato scibile, per la quale associa alla sua predilezione elettiva, focalizzata nell’arte visiva, la formula di un proprio “impressionismo macchiaiolo”.

I suoi lavori serbano il riuscito abbinamento anche di qualità cromatiche differenti, essendo che le stesse si esplicano sia nell’utilizzo dell’acrilico e poi, una volta fissato l’impianto espressivo del dipinto, si effondono nell’ultimativa resa dei colori ad olio, andando a suggellare un approccio compositivo scaturito da un’immediatezza con pochi ripensamenti e molta più spontaneità nell’assicurare di getto un risultato comunque accurato e ponderato nella percepita energia di un trascinante empito creativo da portare ad effetto.

Il percorso delle sue mostre personali si bilancia anche nella crescente diffusione di opere raggiunta in collezioni private, apprezzate in una incentivata dinamica di contestualizzazione, anche nell’ambito istituzionale, dove l’apporto dell’artista ha rappresentato un valore aggiunto per quelle manifestazioni dove l’arte ha costituito un punto di riferimento, nell’affermazione di eventi importanti, come nel caso del gemellaggio italo-francese, instauratosi fra Travagliato e Beaufort en Vallée, avendo, nel tempo, tale intesa avuto ulteriore conferma anche mediante una trasferta nella località transalpina, con l’omaggio di un dipinto da parte di questo pittore.

Un contributo, per la lettura della sua testimonianza espressiva, giunge, fra l’altro, dal periodico “art style”, nell’edizione estate-autunno del 2018, mediante una serie di considerazioni sottoscritte da Alain Chivilò, fra le quali, trovandosi introdotte dal titolo “Luca Zogno figurazioni senza fine”, si precisa pure che “(…) le sue pennellate fresche e veloci, ricche di vive cromie ereditate dalla tradizione coloristica veneziana, creano esiti visivamente piacevoli, sia nella resa finale, che nel contenuto. (…)”.

E’ certo che Venezia sia anche un motivo ripetutamente affrontato nei dipinti di Luca Zogno, come tipico luogo fascinoso dove stemperare le suggestioni di vedute consacrate alle prestigiose attrattive che ne rendono universale il risalto conclamato, in modo che pure da questo palcoscenico internazionale emerga l’estro del pittore, protagonista di raffinati scenari d’autore, come riscontro tematico altrettanto rappresentativo di un genere che, oltre alla messa a punto di ritratti, pare abbia una simile efficacia di immedesimazione per quanto riguarda la dedicazione, invece, praticata, in una sorta di esclusiva, dirimente rispetto ad altro, per ciò che attiene la narrativa pittorica associata ad una sentita dimensione agreste, crocevia di un rispescaggio memorialistico, colto nell’avvicendarsi generazionale, esemplificativo di una data concettualizzazione, documentata in arte nella sua dimensione economica e culturale.