Fantasia fa rima con poesia, nell’arte operosa del pittore bresciano Pier Luigi Ghidini, da mezzo secolo impegnato nell’elaborazione artistica delle proprie efficaci ispirazioni creative. Lunga è la sequenza delle mostre personali e collettive, come è altrettanto variegata la sua ricerca espressiva che ha prodotto, nel tempo, numerosi dipinti, capillarmente riconducibili a quelle diverse stagioni compositive che ne hanno strutturato il diffuso percorso versatile.

Trattasi della somma di modi diversi di intendere la propria vocazione all’arte visiva che, nel dipingere, si è espressa da parte di un artista consapevole del suo autentico mandato pittorico in divenire.

Pier Luigi Ghidini è, a ragione, convinto della piena legittimità della propria vena creativa, in una fervida motivazione, calibrata attorno ad un obiettivo da perseguire, secondo la personale compostezza di una vocazione pure propensa a rivendicare quale eccellente prerogativa promuovere, una volta abbracciata una data scelta, per ora, ritenuta esclusiva.

Un impegno sviluppato nello scibile delle varie manifestazioni di molteplici stilistiche, mediante le quali cogliere il nesso di una peculiare comunicativa artistica, maggiormente feconda nell’intraprendere, al momento, le sfide legate al proprio incontenibile estro di intuitiva e di motivata esternazione, rispetto alle diverse tecniche compositive, intelaiate in una carriera pittorica mossa da un dato carisma bene riconoscibile.

Le radici di tutto ciò risultano documentate già all’inizio degli anni Settanta, nel tempo dell’uso dei colori ad olio, risultati utili a sostanziare una serie di suoi dipinti ad oggetto di una riuscita mostra personale, quando, a margine di tale evento in quel di Bergamo, un allora contributo divulgativo ne aveva fatto segno per una considerazione dove, fra l’altro, si evidenziava che “(…) E’ facile intravedere ambizioni metafisiche e richiami espressionistici in certi accostamenti tematici. (…)”.

Una lettura preveggente anche a motivo degli elementi attualmente emergenti dalle opere di questo artista, anche in tempi dove differenti versioni stilistiche hanno consacrato in un lungo tratto, ormai oltrepassato, il suo incedere artistico, rivolto su produzioni rispettivamente corrispondenti all’impressionismo, al post impressionismo, ad contestuale una dinamica gestuale, ed al cubismo, specificando, nella resa, invece, più recente, l’affermazione di similitudini prossime ad una metafisica pervadente dove, fra l’altro, è la volta dei colori, bianco e grigio, il costituire una versione di inserimento a caleidoscopio sperimentale confacente.

Fra gli artisti della “scuderia” della Galleria Ab/arte di Brescia, rappresentata da Andrea Barretta, due importanti mostre personali hanno dettagliato, in una misurata diluizione di tempo, lungo i primi due decenni del nuovo millennio, la proposta di Pier Luigi Ghidini nella cernita espositiva dei propri lavori, in ambedue le occasioni, accompagnata da un catalogo illustrato e commentato, alla stregua di analoghe iniziative editoriali nelle quali l’artista affida il proprio nome a significative pubblicazioni di settore, come, ad esempio, nel monumentale “Catalogo d’Arte Moderna – Gli artisti italiani dal Primo Novecento ad oggi”, nel “Numero 55”, per la “Giorgio Mondadori Editore”.

 

Firma delle opere è la rappresentazione del filo bicolore della permutazione, retaggio di un pregresso ruolo tecnico lavorativo del medesimo artista, nell’ambito della telefonia fissa, che ricorre, al pari di un costante elemento di caratterizzazione, nei dipinti dove la codifica pittorica, secondo una sua perdurante stilistica, appare ormai acquisita.

Simbolo di una connessione, tale filo sembra una sottolineatura surreale, dal momento che è tracciata nel contesto artistico dove lo stesso serpiginoso tratto filamentoso, bianco e rosso, si profila, in un nesso concettuale, per rappresentare un messaggio di sintesi esistenziale, fra le distinte componenti di un intenso mosaico creativo, presente nel dipinto, dove la figura umana pare sottesa e trattenuta nell’implicita soluzione figurativa della riproduzione stilizzata di case proprie di una scommessa d’indagine speculativa, spesa in un’intensa coesistenza di ambientazione, evocata in quell’allusivo assetto sociale a cui dare un’interpretazione, pure attraverso intuizioni compositive, a volte, anche polimateriche, dove i colori in acrilico lasciano il posto ad una libera ricerca che va a valorizzare, rispetto alla pittura, il distinguo della messa a punto in tecnica mista di un differente genere di particolare, ascendente incisivo su un’altra soluzione.

“Sentinelle della natura” sono, invece, gli alberi, per Pier Luigi Ghidini, generalmente con chiome tondeggianti, care alla mite iconografia tradizionalmente intesa nel figurare, in immagine, tali creature sempre di rilievo, per un qualsiasi discorso di rispetto verso l’ambiente, quali prime essenze a dover fare i conti con una coesistenza con l’uomo, pure nella condivisione dell’incedere di ombre diuturne che avvolgono entrambi, nel corso quotidiano della luce naturale, vuoi del sole, vuoi della luna, che rivela l’effimera corsa di una impermanenza evanescente.

In questa sensibilità, circa il rapporto dell’uomo con la realtà vivente dove, fra cielo e terra, svolge la propria esistenza, si sviluppa, per l’artista, anche la dimensione onirica di quanto, in tale ambito, vi è secretato dalla fantasia rivolta al racconto favolistico, per offrire di questo insieme contingente, spesso limitato al suo vestito apparente, una versione, invece, di profondità contenutistica.

Anche in questa traccia di lettura, i dipinti di questo autore, residente a Cellatica, con studio in via Folonari 15, sembrano accomodarsi in una soluzione d’innocenza primordiale dove, in una visione fanciullesca, si ricreano i miraggi di uno spaesamento adulto, in cerca di una propria perduta fanciullezza, per ristabilire una semplicità di ricomposizione del tutto, in un arcano sbocco espressivo di immaginazione silente.

Questi aspetti non risultano disgiunti da una laboriosa gestione delle tele, a volte, particolareggiate fino all’inverosimile, quasi intendendo raggiungere la rivelazione di un sogno, fuggito entro il palpitare di forti emozioni in corsa, da, almeno, sfiorare, nella forza di un mistero vagamente custodito in quella fantasia ispiratrice alla quale dover cedere il passo, per dimostrare la strategia compositiva di una possibile armonia fra sezioni e campiture smaglianti, come pure tra rovesciamenti di simmetria impattanti, in ogni caso, coinvolgendo, il fortunato fruitore dell’opera pittorica stessa, in un cambio di prospettiva, per mirate fascinazioni appaganti.