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Il libro Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia, curato da Giovanni Raza, raccoglie molte storie e leggende che per secoli hanno costituito il folklore narrativo della gente della Valle Trompia. A queste storie, che ci permettono di ricostruire le radici del nostro passato, Popolis ha dedicato uno speciale.

 

Fra i Comuni di Marmentino e di Navono esisteva da lungo tempo una controversia riguardante i confini del territorio. Infatti il Sindaco di Marmentino affermava che il terreno di una certa località, posta sul limite tra i due Comuni, fosse di proprietà del Comune di Marmentino. In verità egli era un uomo perfido che avrebbe ordito qualunque inganno pur di guadagnare qualche metro di territorio.

Un bel giorno i Sindaci dei due Comuni interessati decisero di recarsi sul posto per risolvere la questione una volta per tutte: il Sindaco di Marmentino si mise nelle scarpe la terra del suo Comune e, alla domanda rivoltagli da un sacerdote, che gli fece giurare sulla Sacra Bibbia che la terra che calpestava fosse sua, rispose di si, sapendo benissimo di imbrogliare. Ecco all’improvviso, aprirsi sotto i suoi piedi una enorme voragine che lo inghiottì.

Si racconta che ancora oggi, nelle notti di tempesta, un cavaliere infernale montante un cavallo di fuoco, esca dal terreno gridando: “Termina l’öc ! Termina l’öc!” (questo è il confine! Questo è il confine!).

…..a vagare in eterno lamentandosi..

Cavaliere di fuocoLa narrazione raccolta dalla voce di un Marmentinese e riferita alla località geografica che porta il toponimo di passo del Termine, appare anche sul volume “Storie bresciane Misteriose e strane”[1] e in “Tavernole ieri e oggi“[2], la vicinanza con la provincia di Trento e i frequenti rapporti commerciali con l’adiacente valle del Caffaro, riportano questo racconto al diffuso personaggio dell’ òm del tèrmèn (uomo del termine o del confine); trattasi di uno spergiuro che a scopo di profitto altera la posizione dei cippi di confine e per questa grave colpa viene condannato, dopo la morte, a vagare in eterno lamentandosi, in attesa che qualcuno lo alleggerisca del peso dei cippi che è obbligato a trasportare[3]. Sulla piana del Gaver gli spiriti di coloro che spostarono i confini si fanno udire la notte urlando “Termine al suo Luogo!”[4] mentre in altre versioni colui che apostrofa i lamenti notturni dell’uomo del confine si vede invece colpito da sberle o percosse elargite da esseri invisibili[5].

I riferimenti al culto dell’antica divinità pagana preposta alla sorveglianza dei confini sono evidenti, anche sei in A. Garobbio[6], chi presidia il passo del Termine a Bagolino è addirittura il demonio che custodisce un favoloso tesoro e una identica leggenda è ambientata a Malles Venosta nell’opera di Winkler[7].

Ma ritornando alla divinità romana del dio Termine, in onore del quale si era usi celebrare festeggiamenti annuali: ”Le Treminalia“ (probabilmente una delle tante rappresentazioni di Giove medesimo, nel suo attributo di protettore di confini), è curioso notare come venisse rappresentato da una pietra verticale di forma fallica o da una colonnetta, poste ambedue su un basamento quadrato, e come con l’appellativo di “Tèrmègn o sing. Tèrmèn“, si usino indicare nel locale dialetto, quella tipologia di paracarri in pietra di forma arrotondata e con base costituita da un parallelepipedo quadrato

Altra versione proveniente da Nave (propostaci da Monchieri)[8] ma con caratteristiche più burlesche e finale meno tragico la troviamo in un’altra leggenda dell’ opera Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia.

 

[1] AA.VV. “Storie bresciane misteriose e strane“ La voce del popolo, Brescia 1974.

[2] AA.VV. “Tavernole Ieri e oggi“Brescia Queriniana 1975.

[3] M. Neri:”Quella magica terra tra i monti“ Panorama Trento 2000.

[4] L. Andreoli F. Colombo “Leggende di Bagolino e della valle del Caffaro” Tumminello Brescia 2007

[5] vedere anche a pag.10 di questa opera “ Quando si facevano sentire“ (Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia).

[6] A. Garobbio “Alpi e prealpi“ vol 1 Bologna 1969.

[7] R. Winkler “Volkssagen aus dem Vinschgau “(Leggende dalla val Venosta) Bz. 1968 pag. 69

[8] L. Monchieri “Leggende alle porte di Brescia” Edizioni Brèssa BS 1995

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