Bere responsabilmente, insieme all’indicazione di mescite distribuite secondo quel distanziamento che, l’una dall’altra osteria, doveva risultare nel previsto intercorrere di uno spazio contingentato, secondo una misura corrispondente.

Si trattava della scelta applicata al mantenere le distanze, anche in un’epoca dove tale accorgimento non era ispirato alle direttive precauzionali, per la tutela della salute, imposte dal Governo, ma da quanto, era, invece, motivato da altro genere di criteri autorizzativi, derivando dalla disciplina del parametrare la possibile dislocazione degli esercizi pubblici, complessivamente intesi nel loro comune presupposto ed intento, a proposito di un dato tipo di assortimento.

Per farla breve, era fissata “in metri 100 la distanza minima tra gli esercizi pubblici nei quali si vendano o si consumino bevande alcoliche di qualsiasi specie”, come era ingiunto dal “Bollettino Ufficiale della Regia Prefettura di Brescia”, mediante un provvedimento del 15 giugno 1929, a firma dell’allora prefetto Augusto Marri, al suo secondo incarico, in ordine di tempo, a Brescia, per via dell’aver ricoperto tale mandato istituzionale sia nel periodo di tempo compreso dal 1923 al 1924 che, appunto, dal 1928 al 1929.

In tale periodica pubblicazione di collegamento, fra la Prefettura, le forze dell’ordine ed i vari enti locali ed istituzioni differenti del territorio, era, nel merito, pure specificato che ci si dovesse astenere “da avventate locazioni di immobili pei quali non ricorrano le distanze prescritte”, perché, in quel caso, pare fosse, alla luce del provvedimento stesso, chiaramente stabilito che non si potessero “(…) inoltrare domande ricevibili di trasloco di esercizi con spaccio di bevande alcoliche di qualisiasi specie, se non munite di certificato, su carta bollata da L. 2 di un ingegnere o geometra iscritto nell’Albo la cui firma sarà autenticata dalle SS.LL. con marca da L. 3, comprovante la precisa distanza in metri lineari dallo stipite di quella del più vicino esercizio pubblico di cui occorrerà nominare il titolare e la classifica, aggiungendo anche se munito di autorizzazione per vendita di superalcolici (…)”.

Questa tematica era ripresa puntualmente dal questore di Brescia, nella persona, in quei giorni, di Angelo Viola, anch’egli referente di un pronunciamento presente nell’accenata pubblicazione prefettizia, in quest’altro caso, contrassegnata dall’edizione dell’11 luglio 1929, in relazione alla quale risultava puntualmente divulgata la direttiva, parimenti intitolata, di “Lotta contro l’alcolismo”, dove era, fra l’altro, attestato uno scenario rivendicato a diretta descrizione di quel periodo, come era stato ritenuto socialmente inteso, in quel significativo passaggio di merito, evidenziato ad evidente preambolo del nesso stesso in cui tale insieme di cose appariva palesemente trovarsi esplicitato: “(…) si assiste spesso, specie nei giorni festivi, allo spettacolo poco confortante di locali, tenuti talvolta in condizioni igieniche deplorevoli, gremiti di uomini di varia condizione sociale che restano per lunghe ore ai tavoli a tracannare litri su litri ed a logorarsi in infecondi giuochi di carte o, peggio, della morra, vociando incompostamente, per poi allontanarsi barcollanti, ludibrio ai concittadini ed esempio esiziale alla prole in tenera età che spesso assiste e partecipa alle libazioni e che poi subisce, con le privazioni derivanti dalla dissipazione dei non lauti lucri del capo famiglia, immeritati trattamenti (…)”.

Date queste premesse, circa un andazzo generale, imputato come ricorrente anche al vasto territorio bresciano, i provvedimenti adottati non potevano che essere all’altezza della situazione, ovvero, ispirati anche al cercare di evitare le pure deprecate “(…) conseguenze di ereditarietà nei figli concepiti in momenti di ebrietà”.

Il questore Angelo Viola, poi, passato, alla fine del Secondo Dopoguerra, alla Questura di Padova, interveniva sulla problematica dell’alcolismo, anche al fine propositivo del dover tendere lo Stato ad allontanare “(…) il cittadino dalla crapula e dalla gozzoviglia, favorendone gli svaghi all’aria libera e i fecondi cimenti sportivi e culturali”.
In attesa di questo auspicato salto di qualità, da estendere a tutti, principiando dal ricondursi, in un monito di emulazione, alla quota parte della cittadinanza, già interessata, in un qualche modo, a tale esemplare stile di vita, e per il tramite della Prefettura, si informava che “I locali, poi, che di per sé non sono sorvegliabili, perché sorti in località impervie e perché sospetti di ricettare persone dedite all’alcolismo o, peggio, gente di malaffare, devono essere fatti, senz’altro chiudere”.

La derivante prospettiva di un intervento era espressa, fra l’altro, nell’annunciare che “(…) Per la città di Brescia, la Questura provvederà a ben organizzati servizi di pattuglioni misti di agenti, carabinieri e militi, i quali avranno lo scopo di eseguire verifiche in tutti gli ambienti, allontanandone gli avventori i quali vi abbiano sostato eccessivamente e che siano in istato di ubbriachezza o che diano triste spettacolo con il vociare e l’attaccar brighe o con discussioni oziose o peggio, giocando alla morra. Allontanati saranno pure i minori di anni 16, specialmente nelle ore serali. Saranno dichiarati in contravvenzione tutti gli esercenti che prolunghino arbitrariamente l’orario, trattenendo clienti nel locale, o che, pure, arbitrariamente, lo anticipino, come, purtroppo, avviene, specialmente nei giorni di mercato in cui si comincia a bere vino e grappa fino dalle prime ore del mattino! (…)”.

Nel settembre seguente, con pari mezzo di diffusione, si era ritornati sull’argomento, ancora a firma del questore, confermando gli orari di questo genere di esercizi pubblici, come già stabilito nel novembre precedente, cioè, nella codifica oraria volta “ad aprire non prima delle ore 10, nei giorni feriali, e delle 11 nei festivi, ed a chiudere non oltre le 23, dal 15 maggio al 31 ottobre, e non oltre le ore 22, dal 1 novembre al 14 maggio”.

Analoga cura, anche verso il già negativamente stigmatizzato intrattenimento ludico, da sempre popolare, della morra che, ai nostri giorni, rispetto a prima, risulta emblematicamente scomparso, lungo il volgersi, nel frattempo, di solo poche generazioni, essendo tale gioco emerso, nel medesimo testo citato, in cui era, pure, motivatamente considerato il fatto che “(…) altri abusi vengono lamentati in materia di vendita di vino delle proprie terre che, spesso, costituisce un comodo espediente per impiantare veri esercizi pubblici dove si vendono e si consumano anche vivande, si gioca a carte e perfino alla morra, trattenendo i clienti in ore in cui gli esercizi sono chiusi. Evidentemente si profitta della cicostanza che tali vendite si effettuano, non di rado, in località fuori di mano e spesso impervie dove il controllo è saltuario e non agevole. Ora bisogna tener presente che l’interesse dei produttori, per quanto rispettabile, non può essere inteso così esageratamente da far accrescere il numero degli spacci di alcolici impiantandone di nuovi sotto forma larvata (…)”.

Quali potevano essere questi produttori, nella Brescia degli anni venti del Secolo Breve? Tra i maggiori di essi che la locale tradizione vitivinicola insiste, tuttora, con il reputarli, in alcuni casi, in una rimarchevole stima di considerazione, come, ad esempio, il noto “Pusterla”, ai piedi del castello dello stesso capoluogo bresciano, se ne profilava una nutrita schiera, a mappatura dei più rilevanti, in tal senso, ambiti della provincia, grazie a quanto documentato dal giornale “La Sentinella” di mercoledì 30 aprile 1924, concernente “La mostra dei vini bresciani alla Fiera di Milano. Nel concorso indetto dal Comitato di difesa del vino italiano per le migliori mostre nel padiglione “Vini d’Italia” alla Fiera Campionaria testè tenuta a Milano, al Consorzio Antifilosserico Bresciano, organizzatore della “Mostra collettiva della Provincia di Brescia” è stata assegnata la Grande Medaglia Vermeille della Camera di Commercio ed Industria di Firenze, ed a ciascuno dei 42 produttori di vino che hanno preso parte alla mostra collettiva suddetta, è stato assegnato il relativo diploma. I produttori di vino della nostra provincia hanno avuto anche la soddisfazione che non una delle 502 bottiglie e dei 49 fiaschetti da litro, presentati alla mostra, fossero ritornati a Brescia: tutti sono stati esitati alla fiera. In questo modo, i vini di ben venti comuni della provincia nostra hanno potuto essere grandemente conosciuti ed apprezzati; qualche contratto è già stato concluso e sono in corso parecchie trattative. La mostra, quindi, ha completamente raggiunto il suo scopo. A titolo d’onore, pubblichiamo l’elenco dei partecipanti alla mostra, anche perché l’esempio lodevolissimo dato dagli stessi, venga imitato da altri produttori di vino bresciani per le altre mostre che verranno organizzate dal Consorzio Antifilosserico e specialmente per quella della fiera Campionaria del venturo anno. Botticino: 1 Cazzago nob. Cav. Uff. dott. Vincenzo; Cellatica: 1 Bonomi rag. Benedetto; 2 Bontempi dott. Francesco; 3 Bontempi Luigi; 4 Camplani don Edoardo; 5 Cantine P.O. Congrega Apostolica; 6 Cantina Sociale di Cellatica; 7 Fiorini Elvira vedova Trebeschi; 8 Fratelli Bontempi fu ing. Angelo; 9 Frassine rag. Federico; 10 Mangerini Lelio; 11 Magnocavallo comm. Alberto. Collebeato: 1 Agogeri agronomo Arturo; 2 Cantine P.L. Spedali Civili di Brescia; 3 Cantine nob. Seccamani in Comini. Gussago: 1 Bettinelli don Antonio; 2 Colonna Pietro; 3 Foresti nob. Giorgio; 4 Pedroni Pietro; 5 Voltolini Paolo; 6 Bonometti Luigi. Franciacorta: Amministrazione Conte Maggi di Gradella, Cologne; 2 Cominotti cav. dott. Defendente, Cologne; 3 De Lantieri Paratico nob. Cav. Federico Capriolo; 4 Fratelli Ferlinghetti Provaglio d’Iseo; 5 Fratelli nob. Guarneri, Provaglio d’Iseo; 6 Foresti nob. Giorgio, Monticelli Brusati; 7 Francesconi Cav. Francesco, Provaglio d’Iseo; 8 Torri nob. Cav. avv. GioBatta, Nigoline. Riviera: 1 Averoldi nob. Cav. Gerardo, Drugolo di Lonato; 2 Calini conte comm. ing. Vincenzo, Bedizzole; 3 Cantine Bruni Conter, Carzago Riviera; 4 Fratelli Clomer, Rivoltella del Garda; 5 Gioia Cav. Uff. Francesco, Bedizzole; 6 Lanfranchi dott. Virgilio, Calvagese; 7 Leali don Pietro, Raffa; 8 Quarena ing. Giovanni, Bedizzole; 9 Ronchi Battista, Volciano; 10 Torri nob. Cav. uff. avv. Gio Batta, Puegnago. Località varie: 1 Capretti Cav. Giuseppe, Brescia (Pusterla); 2 Lanfranchi dott. Virgilio, Brescia (S. Anna); 3 Pontoglio Cav. Achille, Capriano del Colle”.

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