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Tante, le diverse figure in giro, ma, nessuna, ancora, come nelle sembianze di Maria Maddalena. Forse, un limite ancora da valicare, per le molte, esponenti femminili, a zonzo, occasionalmente in bikini o, comunque, in abiti discinti, e sparse, per i fatti loro, lungo le strade del centro di Desenzano del Garda, per le quali, un altro look potrebbe rivelarsi il ripercorrere il modo con cui tale santa, fra gli intimi, di Gesù, risulta rappresentata, nel duomo di questa amena cittadina, posta in faccia al lago.

La versione di tale figura evangelica potrebbe, magari, costituire una sorta di ultima frontiera alla quale, se ve ne fosse il caso, andare di questi stessi tempi ad assimilarsi, per un’ulteriore modalità, pure ascrivibile all’infrangere le più datate convenzioni del come pubblicamente poter apparire.

Occorrerebbe, certamente, impegno, a scanso della non facile improvvisazione del semplice spogliarsi, come pure, servirebbe un obiettivo appositamente raggiunto, a patto del mettere in conto un po’ di tempo, costituito da giorni su giorni, per farsi crescere, a più non posso, i capelli.

Presumibilmente nuda, in una condizione adamitica eretta in posa statuaria, vestita solo dai suoi lunghi capelli, è l’insieme di quella modalità, compatibile con la presenza di una croce espressa in base alla scelta praticatale, secondo una certa esclusiva, con la quale Maria Maddalena si appalesa nella maggior chiesa di Desenzano del Garda, quale antica sede religiosa, all’apparenza stretta d’assedio da un soverchiante andirivieni di tutt’altra ispirazione e di un’estranea sua disinvolta estrinsecazione, rispetto all’alveo spirituale delle adiacenze mistiche del suo porsi a luogo consacrato, avulso da quel contesto di contorno che, in un’indifferenza generalizzata, lo abbraccia nell’ubicazione in cui è strutturato.

Oltrepassato l’ingresso proprio della facciata, entrando centralmente in questa chiesa a tre navate, sulla sinistra, nell’alto di una mensola defilata, appare l’interpretazione scultorea data a questa santa che è, identitariamente, coincidente alla dedicazione stessa dell’intero ambiente chiesastico, rispondente al duomo di Desenzano del Garda, in cui, per la verità, tale rappresentazione d’arte visiva non è che una forma artistica fra le altre usate per celebrare questa agiografica figura, nell’ambito di una composita e diffusa misura.

A parte questa statua, valorizzata anche dai colori che ne mettono in risalto le forme, prevalentemente interessate ad una enorme cascata di capelli, c’è tutto un devoto profilarsi figurativo della vita di questa stessa santa, come pure attesta la fonte “Tuttogarda”, in rete, fra l’altro, precisando che “(…) Nel presbiterio, dietro l’altare Maggiore, troneggia il dipinto di Andrea Celesti, rappresentante “La Maddalena penitente, consolata dagli Angeli in un momento di estasi”, che fa parte di un intero ciclo pittorico sulla vita di Maria Maddalena. Dello stesso ciclo di può ammirare “La risurrezione di Lazzaro”, nella controfacciata (…)”.

Nei pressi di tale ultima opera citata, la sistemazione della statua dalla chioma esagerata che costringe ad una visuale in altezza, a prima vista forse non considerata, appare marginalizzata dal prestigioso nome del pittore menzionato, come pure dal fatto che l’allestimento espressivo, ispirato ad un impatto patronale, pare rinchiuso in quella rappresentatività, forse, già di per sé, ritenuta, bastevole, nei vari dipinti particolareggiati che sottraggono, indirettamente sul posto, la scena ad una statua posizionata, invece, lassù, dove la stessa si trova, quasi sospesa fra il pavimento e la volta smussata dell’edificio, in un angolo severo di una vigente architettura dove pare che una porta sottostante non debba conoscere altra finalità di particolare investitura.

Dell’opera, se ne può cogliere, comunque, la particolarità, pure manifestata a distinguo di tutte le altre, tematicamente intrinseche alla sua stessa ispirazione, sia per tecnica compositiva che per sintesi espressiva, condensando, in una possibile versione trasgressiva, il superamento dei più ricorrenti canoni di una tradizione sviluppata nei panni contemporanei alla moda del tempo, secondo il vestirsi coevo al manufatto artistico che ne documentava indirettamente tale prerogativa.

Come lei, nessuno. In pittura, ad esempio, agghindati secondo l’epoca del dipinto, le due figure del passato che, dando di schiena all’opera, guardano fuori dal quadro, intersecando sguardi incrociatisi fra i loro occhi ed il prospiciente battistero, mentre il cascame dei capelli di Maria Maddalena sembra poter, ancora, sintetizzare un inarrivabile modo di stare, anche fra le molteplici e pure, a volte, fantasiose libertà stilistiche femminili, attualmente, come da un bel po’ a questa parte, nella medesima direzione di un presumibile emanciparsi primordiale. Forse si arriverà ad un vestito di soli capelli, subentrando, allora, l’accomunarsi con questa, pure vetusta, statua, nel modo in cui la Bibbia va ammaestrando, nonostante tutto, nel ribadire, di rimando “Nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste 1, 10).