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Cremona –  Il presidente Mattarella è atterrato all’aeroporto di Montichiari tra le 9,30 e le 10. Alle 10,30 è arrivato in piazza del Comune, dove è stato accolto dalla fanfara dell’Arma dei Carabinieri.

Nel cortile Federico II, ha presenziato alla posa della targa in ricordo delle vittime del Covid assieme al sindaco Gianluca Galimberti e del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Poco dopo le 11 il presidente della Repubblica è arrivato al Campus dell’Università Cattolica, presso l’ex monastero di Santa Monica. La violinista Lena Yokoyama ha suonato l’Inno di Mameli con lo Stradivari Vesuvius mentre al presidente Mattarella veniva donato un crocifisso d’acciaio realizzato da un dipendente dell’acciaieria.  Il Capo dello Stato è ripartito per Montichiari intorno alle 12,30 da dove ha fatto ritorno a Roma.

“Presidente Mattarella”, ha detto il sindaco Galimberti, ” la sua presenza è fonte di gioia per me, per la città e la provincia. Siamo con lei in questa piazza, scrigno di una bellezza che incanta e respiro della storia antica di Cremona, figli di secoli d’arte, commercio, aratro e cultura ed eredi di quest’ultimo anno fatto di dolore e coraggio.
Quando in quei giorni pesanti di sirene e sofferenza, uscivo dal Comune, mi sembrava che
persino la statua del nostro patrono fosse stupita e affranta per il silenzio innaturale che
avvolgeva Cremona. Ma in questo silenzio ci è stata data un’occasione: imparare ad
ascoltare le voci degli altri nella comunità.


Di quella signora, che ha curato e poi perso il marito senza poterlo salutare.
Dell’adolescente che ora ha bisogno di un appoggio anche psicologico dopo mesi di DAD.

Dell’infermiera e del medico che hanno speso tutte le loro energie. Dei genitori che hanno
deciso di dare alla luce un figlio. Di chi ha bisogno della spesa per arrivare a fine mese,
nuove e antiche povertà. Delle donne chiamate a sacrifici ulteriori per reggere la
quotidianità della famiglia. Dei bambini cui dobbiamo assicurare una nuova normalità
educativa e di cura (noi siamo terra di Mario Lodi).

Dei volontari che prima e ora, nella campagna vaccinale, sono essenziali, accanto alle nostre bravissime strutture sanitarie.
Del commerciante che ha speso il suo patrimonio per non fallire. Dei lavoratori della cultura e dello sport. Degli imprenditori che resistono e si reinventano. Degli anziani delle RSA, che
desiderano un abbraccio dai loro cari. Tutte le voci, soprattutto quelle più deboli e flebili.

Penso che le Istituzioni siano l’ascolto che dà voce a una comunità e allora, in virtù della
fascia che indosso (e quanto pesa a volte), porto queste voci a Lei, che rappresenta
l’Istituzione altissima segno dell’unità del paese, a Lei che ci racconta come lo Stato sia
nobile se profondo è il rigore etico di chi lo rappresenta, a Lei che nelle parole e nei gesti
indica con lungimiranza il cammino da percorrere. A Lei presento la nostra straordinaria
città e il nostro bellissimo territorio e le faccio una promessa.

Noi siamo i nostri violini e la sapienza dei nostri liutai, siamo Stradivari e Monteverdi, il
nostro buon cibo dalla terra fertile, le nostre imprese zootecniche e dell’alimentare, la
nostra laboriosa innovazione di imprese, il nostro volontariato e il mondo del sociale così
ricco, siamo il fiume Po e la fertile terra. Ma soprattutto siamo la forza di una comunità.

Poiché, in realtà, la bellezza di archi e rosoni, nella quale ora siamo immersi, rimanda ad
una ben più grande bellezza: quella dei nostri concittadini, persone coraggiose e forti. Non
siamo esenti da difetti, ma sono generosi e con la dignità di chi sa prendersi cura dell’altro
e sa lavorare per sé e per tutti.

Ecco dunque la promessa: questa città, con la sua provincia, fin dall’inizio, tra le più colpite
dalla pandemia, si impegna a imparare da quanto accaduto, affinché la passione vissuta
rafforzi il desiderio di ascoltarci sempre e il dolore provato faccia crescere la ferma volontà
di progettare, con l’Italia e l’Europa, il nostro comune futuro.
Lei ci dà forza e coraggio. Le prometto, carissimo Presidente, che saremo persone di
speranza”.