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Più di quattro uccisioni a settimana, per un totale di 227: il 2020 è l’anno peggiore di sempre per i difensori dell’ambiente. A denunciarlo è l’ultimo report dell’ong Global Witness, che raccoglie questi dati dal 2012.

A livello globale, anche quest’anno l’area più pericolosa è l’America Latina, dove si trova sia il paese con il numero assoluto più alto di vittime (la Colombia, con 65 omicidi), sia quello con più omicidi procapite (Nicaragua, 12). Complessivamente, inoltre, nella classifica ben sette paesi dei primi dieci sono latinoamericani.

In Colombia
 la violenza contro i difensori dei diritti umani in generale, e contro chi cerca di proteggere la terra e l’ambiente in particolare, è ormai fuori controllo. Si tratta del secondo anno di seguito che il paese si trova in cima alla classifica di Global Witness, confermandosi un posto pericoloso soprattutto per leader comunitari e i popoli indigeni. Ad attaccarli è soprattutto chi cerca di speculare sulle risorse naturali e durante la pandemia i difensori si sono trovati ancora più isolati e, di conseguenza, meno protetti.

Il Messico
 è invece in prima linea in questo report a causa dell’andamento degli assassini, 30 in tutto, visto che l’aumento è stato del 67% rispetto al 2019. In un caso su tre gli omicidi hanno a che fare con la deforestazione. E nel 95% dei casi gli omicidi restano impuniti.

Filippine e Brasile seguono nella classifica di Global Witness, rispettivamente con 29 e 20 omicidi ai danni di difensori della terra e dell’ambiente. Nel gigante sudamericano tre assassini su quattro si sono registrati nella zona amazzonica, dove i popoli indigeni sono spesso vittime di attacchi. Il presidente Jair Bolsonaro, inoltre, ha supportato le industrie estrattive del Cerrado e della regione amazzonica, nonostante la denuncia di varie organizzazioni internazionali in merito a un rischio di genocidio vero e proprio ai danni dei popoli indigeni locali.

A livello procapite
 i paesi messi peggio nella tragica lista compilata dall’ong sono Nicaragua e Honduras: nel primo si arriva a 12 omicidi su 6,6 milioni di persone, mentre nel secondo se ne contano 17 su 9,7 milioni. Segue, di nuovo, la Colombia (65 su 50,3 milioni di abitanti), mentre al quarto posto c’è il Guatemala (13 su 16,6 milioni).

Le ragioni
 di questi attacchi, sottolinea il report, sono da ricercare in almeno un terzo dei casi nello sfruttamento delle risorse. In particolare, vengono segnalate attività di contrasto al disboscamento, all’industria mineraria, all’agroindustria e alla costruzione di centrali idroelettriche.

L’articolo integrale di Diego Battistessa (da Bogotà, Colombia), Difensori della natura: mai così tanti omicidi nel mondo, può essere letto su Osservatorio Diritti.