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Monenvasia il leone di san marco sopra una porta di casa Peloponneso – Francoise, una bella signora francese dai capelli bianchi e in vestito color ciliegia, passeggia con il suo cane peloso e mezzo sordo.

La incontro nella città vecchia mentre si fa sera e il caldo assoluto di questa giornata comincia a dare tregua. Francoise ha il sorriso e lo sguardo di chi non conosce, o da tempo ha abbandonato l’ansia dei giorni che verranno.

Sono arrivata qui a Monenvasia 25 anni fa, mi racconta. E come tutti mi sono innamorata di questo luogo. Ho comprato una piccola casa e vivo qui 4, 5 mesi all’anno. Parigi non la rimpiango. Potendo resterei qui per sempre. Monenvasia: non ti aspetti davvero che sia tanto bella.

Le immagini non riescono a descriverla. Le parole la sviliscono. A meno che non siano quelle di Iannis Ritsos, sommo poeta greco contemporaneo, che qui è nato in una semplice casa che guarda il mare aperto.

Quanto avrà pensato a questo luogo nei suoi lunghi anni di prigione. Mezza vita trascorsa dietro le sbarre. Prima per aver combattuto a fianco dei partigiani durante la seconda Guerra monMonenvasia sguardo sul marediale e poi durante la dittatura dei Colonnelli.

Il nome di Monenvasia significa una sola entrata per via di quell’unico accesso oggi garantito da una strada lunga poche centinaia di metri che la unisce alla terraferma.

Un tempo, fino al IV secolo, era collegata in modo naturale alla terraferma. Poi il terribile terremoto del 375 , che fece precipitare nel mare decine di villaggi di questa costa, la separarono dal mondo.

Fu nel VI secolo che i bizantini cominciarono a costruirci una vera città con vere fortificazioni. Dopo 400 anni Monenvasia era diventata un porto di commerci importante per tutto l’Impero. Nel 1249 venne presa dai Franchi e nel 1263 ripresa dai bizantini. Quando i turchi cominciarono a minacciarla da nord, la città barattò la libertà con la sicurezza che le vMonenvasia-stradineenne offerta dalla Repubblica di Venezia.

Ma i turchi riuscirono a conquistarla nel 1540 e tornò sotto Venezia solo nel 1690 con Francesco Morosini. Nel 1715 tornarono i turchi e turca restò fino alla fine, fino al 1821 quando la Grecia diventò finalmente indipendente.

La faccio così lunga per cercare di rendere l’idea del miscuglio di stili che aleggia nella vecchia città: bizantino, turco, veneziano.

Qui le auto sono proibite. Restano fuori dall’unica entrata che guarda a est. Si passeggia fra le stradine, i giardinetti con le palme e le buganvillee ancora nel pieno della fioritura, le piccole taverne che offrono degustazioni della locale e famosa Malvasia.

Nella piccola piazza che guarda il mare, alla fine della breve via principale costellata di bar, piccoli hotel, taverne con vista mozzafiato e negozietti di inutili e brutti souvenir, alla fine c’è la bianca chiesa.Monenvasia chiesa

La brezza dello scirocco della sera non riesce a penetrare l’angusta entrata santa. Dentro il caldo è soffocante.

Ti senti avvolgere dal misticismo ortodosso, da un canto melodioso che non so da dove arrivi, dal profumo intenso di enormi piante di basilico che ornano gli altari e dallo sguardo pietoso delle tante Madonne nigre con le quali a Venezia siamo tutti cresciuti e che molto amiamo, prima fra tutte quella di Santa Maria della Salute, onorata il 21 novembre.

Tutto qui ti porta oltre il tempo e ti implora di fermare la tua corsa. Almeno per un attimo. Fermarsi per ascoltare davvero il canto melodioso, fermarsi per lasciarsi andare verso una dimensione spirituale che per alcuni potrà essere la preghiera. Per altri, lo sguardo che senza più freno si perde nel mare blu.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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