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Il volo di Gallina è un battito d’ali di farfalle che si firma a nome di una luce interpretata in una artistica caratura identitaria.

Il tema onirico della farfalla, ricorre nell’apprezzato repertorio compositivo della pittrice bresciana Luciana Gallina, in un leggiadro stile espressivo, pervaso dalla delicatezza di quei tratti grafici che si apparentano alla gradevolezza di un pure svelato incedere, percepibile anche ad affascinante potenziale decorativo.

Tale emblematico nesso espressivo appare anche nelle opere scelte per una sua manifestazione espositiva, organizzata dall’associazione culturale “Ars Vivendi” di Brescia, rappresentata da Ugo Nappi e da Rosa Lardelli, con il patrocinio del Comune di Rezzato, oggettivando, analogo avvallo emerso nel vicino capoluogo, sia da parte dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab) che della galleria “Ab/arte”, come pure dell’ente provincia, strutturando la proposta fattiva con il sostegno di “Mason Cò”, di Marta e di Maria Cò, e di “Life Brescia”.

Questa artista di Calcinato (Brescia) è protagonista, a “Villa Fenaroli” di Rezzato, di una sua interessante esposizione personale che si traduce nell’iniziativa artistica sviluppata anche nell’ambito delle auspicate manifestazioni culturali che risultano progressivamente inserite nel 2021 ad indice di un rinnovato periodo di ripresa, per una serie di pubbliche attività aggregative, già, a suo tempo, mortificate dalle precauzionali prescrizioni sanitarie, dettate dalla nota pandemia che ne avevano inibito l’effettivo proporsi, in una draconiana ingiunzione ultimativa.

Fino alla fine di giugno, la mostra è visitabile gratuitamente, dalle ore 10 alle ore 21.30, di ogni giorno, nello “spazio arte” di “Villa Fenaroli Palace Hotel”, insieme all’ovviamente contestuale possibilità di accesso a questo antico palazzo, adibito, ormai da vari anni, a prestigiosa sede ricettiva, in cui, negli ambienti preposti ad una prima accoglienza, sono allestite le opere ad olio, in vario formato, di questa artista professionista.

Alla lunga lista delle sue mostre che contemperano luoghi fuori provincia, come il trentino, il mantovano ed il parmense, si aggiunge la versione dalla durata bimestrale di questa esposizione bresciana che conferma, nel proprio territorio d’appartenenza, il naturale sbocco personale per un riscontro esplicativo di anni ed anni vissuti in una proficua attività artistica, correlata da una qualificata e consapevole sollecitudine nella condivisione del proprio scibile.

Per la cura di Rosa Lardelli, questa mostra rivela l’accuratezza di un percorso rispettivamente congiunto alle appropriate tracce didascaliche ivi approntate, per sperimentare la visione di ogni opera con i suoi estremi di riferimento, unitamente a potersi pure avvalere, sul posto, di un testo critico della prof. Marta Mai, autorevole referente di una lettura d’approccio, densa di considerazioni ispirate all’incontro con quanto proposto da Luciana Gallina, carismatica figura creativa al centro di un evento, imperniato attorno alla sua avvalorata esperienza pittorica, pure seguito dalla giornalista Rosaria Poinelli, per i rapporti con i mass media, e da Luigi Mazzoleni per la grafica e la fotografia.

Solenni e pacate, al medesimo tempo, le sue opere paiono introdurre in un mondo dai colori decisi ed impattanti, su emozioni coinvolgenti, in convinti scenari di rapsodie cromatiche narranti, grazie ad un proprio anelito di interazione con i piani sottili di suggestive ambientazioni, esorbitanti dall’allusione figurativa del reale, confluendo entro un pathos genuino e soprannaturale, in cui poter sostare, nella gamma di quelle note speziate che sembrano evidenziare un allestimento esotico, orientato verso una amena meta lontana.

Come messaggio di speranza, anche legato al subentrato periodo, nel corso della gestione emergenziale connessa alla patita pandemia, le farfalle di Luciana Gallina spiccano il volo su alcune sue opere, mentre in altre stanziano, ad ali spiegate, sancendo una presenza lieve e disarmante, su un profilo immaginario, complessivamente calato su un ingaggio coloristico strategicamente determinante, per la risultanza di una soluzione espressiva compiuta in un’alleanza, fra reale e surreale, che si erge a ulteriore dimensione percettiva trasversale.

A tema di queste creature, la prof.ssa Marta Mai, fra l’altro, spiega che Le farfalle, bellissimi insetti volanti, sono sempre oggetto di stupore e meraviglia. Leggiadre, leggere e di vari colori, hanno vita breve. Possono significare le gioie umane, che scaldano il cuore quando scoccano per un successo conquistato, per un incontro piacevole, per una promessa mantenuta, per un tormento finito….Sono indice del carattere positivo dell’Artista, che sa sempre apprezzare i doni della vita, anche se piccoli e transitori, e che non cede alla tentazione di “piangersi addosso” nelle disgrazie”.

Altri spunti metaforici derivano dal fatto che, come ancora spiegato nella presentazione critica dei vari manufatti, “Luciana Gallina, nelle opere qui in mostra, guarda alla natura e ad alcuni esseri in essa viventi, caricandoli di simboli, per suggerire di riflettere. E così l’Artista, oltre che diffondere piacevolezza in ossequio alla sua forte preparazione classica, parla ai suoi simili, desiderandone benessere e crescita umana”.

Fra queste soggettivanti enucleazioni, vi è anche la fantasmagorica rappresentazione di un cavallo, attraversato dai colori dominanti entro il trascendere di un movimento d’insieme, in dimestichezza sia con la luce della luna che con quella del sole, che si impone in buona parte della superficie dell’opera, svettando oltre una grande chiave di serratura, nello sgravare di uno sfondo immaginifico che è animato da un tripudio onirico di tonalità, dove la nitida figura equestre pare poter inneggiare ad una propria vigorosa affermazione strutturale, in una incontenibile vitalità che sembra baloccarsi in un gioco circense, nel caleidoscopio di una fascinosa celebrazione dedicata a tale elegante animale.