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L’arte è implicita nella sua materia. Cosa vi riesca a fare l’uomo, è racchiuso nella sua stessa dura essenza, ma a raccontarlo, in questo caso, non è la esibizione effettiva di sculture o di bassorilievi, ma il circuito divulgativo di fotografie, pannelli esemplificativi e di filmati, parimenti evocativi.

A celebrare il marmo, in un conclamato nesso assodato con il territorio locale, sono gli spazi, abitualmente adibiti ad iniziative espositive, dell’Associazione Artisti Bresciani, in vicolo delle Stelle 4, ubicata a Brescia proprio in prossimità di un eccellente esempio d’uso di tale risorsa naturale, valorizzata dalla maestria di chi, anticamente, ha saputo realizzare, lungo il tratto di corso Martiri della Libertà, perpendicolare al senso unico della sede di questo cenacolo artistico, la famosa “Chiesa di Santa Maria dei Miracoli”, particolareggiata nel pregio di una marmorea facciata che data, ormai, oltre un mezzo millennio di storia.

In armonia, con tale antico marmo cesellato, è l’itinerario di una mostra, tutta quanta strutturata con i più moderni vettori di un’efficace rappresentazione, che si rende a sintesi di un messaggio coerente con l’essenzialità schietta e primigenia di questa forma di ricchezza inerte che la natura offre, pure nel bresciano, secondo una qualità eccellente.
In relazione a questo punto di forza, si legge, fra l’altro, in un pannello divulgativo allestito in occasione di questa esposizione, intitolata “Nelle vene della Pietra”, che: (…) Per l’indiscutibile bellezza e le grandi doti di resistenza, il marmo bianco di Botticino è utilizzato anche in architettura e nell’interior design e viene considerato a livello mondiale un marmo molto pregiato. Il marmo bianco di Botticino è divenuto sinonimo di eleganza e purezza, a tal punto che il suo nome, oggi, designa tutti i materiali con caratteristiche simili (…)”.

Aperta fino al 6 aprile, questa opportunità di incontro, con la nobile versatilità del marmo, sotteso alle molteplici potenzialità degli impieghi a vari livelli che lo sfoggiano, sia nel sacro che nel profano, in una qualitativa misura rapportata ad una sicura persistenza, si esprime a filtro di una condivisa riflessione sulla sua tipica e variegata caratterizzazione che qui si esplica a risultato di un “progetto fotografico a cura degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti “Santa Giulia” di Brescia, del corso triennale di decorazione e del biennio specialistico di Interior & Urban Design dell’anno accademico 2021/2022, coordinati dalla docente Tiziana Arici, fotografa professionista”.

Chiusa solo di lunedì, questa mostra promuove, osservando gli orari di apertura dalle ore 16,00 alle ore 19,30, il programma delle attività dell’associazione ospitante, entro l’ormai avviata primavera del 2022, anche riflettendovi il ruolo istituzionale di questa avvalorata e stimata sigla degli appassionati d’arte, in un ambito pure patrocinante, insieme a Comune ed a Provincia di Brescia ed a “Fondazione ASM Gruppo a2a”.

La spazialità quadrata di due pannelli, fra loro speculari, messi appesi in verticale, sembra presidiare, in una sorta di iconostasi, quanto, nel verso di una voluta apertura, si esplica a filmato proiettato nell’alto, attraverso il piano di una profondità di immagini in scorrimento, poste sulla parete di fondo della sala, ad emulazione significativa del lavoro dell’uomo per estrarre e per affinare il marmo.

In pratica, al visitatore di quest’esposizione, si para innanzi una appaiata compenetrazione fotografica, in ciascuno dei due esemplari, nei quali si rivela sezionata a scacchiera, con la profilazione visiva delle rispettive e numerose tipologie di marmo, perché poi, oltrepassando con lo sguardo sia l’immagine complessiva di destra che di sinistra, il contesto attrattivo abbia un suo naturale prosieguo esplicativo, per via dell’esibizione, mediante certi brevi accenni di una traduzione in pratica, di una serie di operose azioni per rendere disponibile il marmo, oltre alla manifestazione di una carrellata di manufatti scelti, ormai di fatto assicurati ad accompagnare il corso del tempo.

Materia prima, il marmo, comunque inteso nelle sue innervature striate di cromatiche escandescenze, che è fotografata in tali enormi gigantografie, composte, come a modo di una somma di fototessere, da un centinaio di riproduzioni visive di altrettante superfici marmoree, essendo tale il prodotto numericamente stimabile delle decine di esse, sia da un lato che dall’altro, di questi geometrici quadrangolari, presidianti la sala espositiva stessa.
In fronte ad essi, ci sono un paio di proposte di lettura, anch’esse appese in prospettiva all’interno dell’ambiente espositivo, che affrontano la tematica in questione nella dinamica esclusiva che è sviluppata ad illustrazione del marmo, mediante una interessante nozionistica, applicata alla funzionale modalità divulgativa che vi è adottata.

Alle parole corrispondono, pure, alcune immagini selezionate, come ad esempio, la figura plastica e velata, del volto femminile, proprio del monumento funebre, presso il cimitero “Vantiniano” di Brescia, della tomba di famiglia “Dossi Spalenza”, qui rappresentata nel particolare struggente del capo così finemente lavorato da esercitare l’effetto di un velo che, nel coprire le delicate fattezze della sagoma, posta a pietosa e pia sollecitudine vegliante, ne permette la visione oltre questo riuscito effetto schermante.