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Brescia –Fare il Vigile del Fuoco significa donare sé stessi, mettersi al servizio degli altri, essere sempre in prima linea, lavorando in silenzio e senza mai voler apparire”: con quest’emblematica considerazione, posta in quarta di copertina, il voluminoso libro a firma di Marco Bonari, dedicato ai pompieri della sua cittadina, offre contestualizzante sviluppo argomentativo al titolo allusivo dell’accurata pubblicazione che ne indossa i rossi caratteri cubitali, nella formulazione didascalica posta a marchio dell’opera stessa, di “Quando suona la sirena – Storia dei Vigili del Fuoco di Palazzolo sull’Oglio dal 1883”.

Per le edizioni della “Compagnia della Stampa”, circa duecentottanta pagine strutturano l’elegante ed esaustiva esposizione tematica trattata dall’autore, per il tramite dell’ordinato dispiegarsi di tredici capitoli correlati dalle puntuali citazioni delle fonti biografiche e dai significativi documenti fotografici che, in numero ed in qualità, sostanziano la narrazione visiva, attraverso il taglio speculare alla dettagliata cronistoria evocativa delle numerose vicende riguardanti l’ultracentenaria tradizione dei Vigili del Fuoco dell’importante località dell’Ovest bresciano, attraversata dal fiume Oglio.

Il cospicuo avvicendarsi delle pagine patinate, realizzate nel formato a quadernone, pare si espandano dalla loro ingente dimensione per rapportarsi al numero esponenziale degli anni con i quali si quantifica la lusinghiera ricorrenza della realtà operativa in questione, come spiega Marco Bonari nella sua introduzione nella quale specifica, tra l’altro, che “L’operare in silenzio per il bene della comunità e la salvaguardia del suo territorio è da sempre la caratteristica principale dei Vigili del Fuoco di Palazzolo sull’Oglio che oggi festeggiano i 130 anni di attività. Nonostante la loro storia decennale sia costellata di atti eroici e di episodi di grande altruismo, sacrificio ed abnegazione, il desiderio di visibilità non ha mai avuto il sopravvento su quella gran voglia di fare e di aiutare chi è in difficoltà, ponendosi sempre in prima linea e soprattutto mettendosi sempre in gioco. Anno dopo anno, incendio dopo incendio….sono trascorsi 130 anni dalla costituzione del primo nucleo di Civici Pompieri”.

Per il coordinamento editoriale di Nicoletta Rodella, il libro riporta, nell’interrotto periodare degli eventi attestanti la presenza dei Vigili del Fuoco a Palazzolo Sull’Oglio, l’organizzazione in tale comunità di due distinte aggregazioni avvinte fra loro, nelle vicendevoli affinità che sono suffragate da reciproche ispirazioni, ad uno stesso ceppo di gemmate diversificazioni, sbocciate dal medesimo settore delle condivise e praticate motivazioni, profilandosi sia come “Associazione Pompieri di Palazzolo Sull’Oglio 1883”, costituitasi nel 2005, che come “Vigili del Fuoco Volontari – Distaccamento di Palazzolo Sull’Oglio”, come realtà evolutasi nel corso del tempo da quelle prime forme di servizio, espletato nel territorio locale in cui si era innervata a supporto delle necessità e delle evenienze d’emergenza di “uno sviluppo industriale ed economico di particolare rilevanza” sul finire del Diciannovesimo secolo.

Entrambe le esperessioni sono accreditate fonti documentaristiche esercenti un ruolo attivo nella stesura della laboriosa ricerca che ne ha imbastito insieme la storia esaminata, caratterizzata da una comune matrice di servizio nella quale riscontrare sia le informazioni che la disponibilità di immagini fotografiche utili a condensare in un unico compendio di memorie e di attuale ricognizione quanto si è profilato nel libro anche per il tramite del concorso del materiale raccolto a Palazzolo sull’Oglio dal “Museo dei ricordi di guerra”, presso la “Fondazione Cicogna Rampana” e dagli archivi privati “Mainetti”, “Pedrali” ed “Amadio”.

Quando suona la sirenaTra i maggiori fatti menzionati, la lettura è involgliata nel testo attraverso gli interventi attuati dai pompieri nel contesto della “grande alluvione del 1888”, come nell’ambito del rogo della “Torre san Fedele” nel 1893, mentre, dopo le fasi di organizzazione degli stessi operatori, impegnati per “la tutela delle persone e la salvezza delle cose”, secondo il formarsi di una prima cooperativa, ad inizio del Novecento, e di una seconda, negli anni Trenta, lo snodo di un decisivo amalgama realizzato in sinergia con una direttiva nazionale avviene in epoca fascista con la “nascita del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco” nel 1939.

Il libro, realizzato con il contributo di “Lampo – made in Italy since 1887 – zippers”, “Italian Basket Spa”, “Ten-Fluid Guarnizioni Tecniche”, “Pedrali” , “Movimento Cooperativo Palazzolese”, “Confartigianato Imprese Unione di Brescia”, “Impresa Edile Marenzi Giuseppe di Maurizio Marenzi”, si dettaglia nei capitoli improntati agli argomenti annunciati dai rispettivi filoni d’indagine con i quali si distribuiscono principiando dai vari ambiti dei più datati indizi possibili, ai quali la pubblicazione ha aggiunto i confronti, aggiornati all’anno di stampa del 2013, verso di essi fattibili: “Dai civici pompieri al Corpo dei Vigili del Fuoco (1883 – 1939)”, “I Vigili del Fuoco e la Seconda Guerra Mondiale (1940 – 1946), “I Vigili del Fuoco dopo la Liberazione (1947- 1960)”, “L’Associazione nazionale Vigili del Fuoco Volontari”, “Dal cambio generazionale alla nuova sede (1970 – 1994)”, “La caserma di protezione civile”, “Pompieri nel Terzo Millennio”, “Il distaccamento di oggi”, “L’allarme dalle campane di ieri ai cerca persona di oggi”, “I mezzi di soccorso dagli anni Sessanta a oggi”, “Diecimila interventi di soccorso”, “Nomi e curiosità”, “Testimonianze di vita vissuta”, ai quali il volume accompagna, nello strascico dei riverberi culturali che sono considerati a vari risvolti, anche l’identitaria elevazione al trascendente, riportando sia la “Preghiera di Vigili del Fuoco” che la “Preghiera per Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco”, come pure le note di quella biografia fattibile dei rimandi verso ulteriori approfondimenti e riscontri in materia.

Fra queste fonti, per lo stesso autore, si ritrovano, fra gli altri testi, i libri, pure pubblicati dalla “Compagnia della Stampa”, analogamente dedicati al territorio locale con “Palazzolo dalla A alla Z” e con il “Movimento Cooperativo Palazzolese, sessant’anni di solidarietà”, mentre la palma, per un’esplicita datazione storica del “Servizio Pompieri” trattato, è riferita da Marco Bonari a proposito di un articolo dell’allora quotidiano “Il Popolo di Brescia” del 7 agosto 1933 in cui, secondo quanto sottoscritto dallo scrittore e giornalista palazzolese Innocente Mainetti, è stabilito l’anno di nascita, del primo nucleo dei contemporanei Vigili del Fuoco, nel 1883.

Da quell’anno, passando per un fitto crescendo di testimonianze e di documentati servizi, apprezzati pure nell’adottata missione della protezione civile, i Vigili del Fuoco rappresentano anche una prerogativa che rende la propria località di appartenenza protagonista di una comprovata eccellenza che, al sopravvissuto suono diurno della “storica sirena collocata sulla torre del popolo” chiama a raccolta quegli operatori che, nei più recenti palpiti di vita dell’organizzazione, fanno corpo unico nella disponibilità di una quarantina di vigili volontari, a fronte di un bacino d’afferenza distribuito tanto nei confinanti Comuni della bergamasca quanto di quelli bresciani, per una vasta scacchiera, al di qua ed al di là del fiume Oglio, pari ad un’estensione territoriale di circa 150 chilometri quadrati, con una popolazione approssimativa di poco meno di centodiecimila residenti, mentre a corollario ideale della propria perdurante e quotidiana missione, si erge ad emblema di orante ritornello un intercalante periodo della accennata preghiera, ispirata alla santa patrona: “Un giorno senza rischio non è vissuto, poiché per noi credenti la morte è vita, è luce: nel terrore dei crolli, nel furore delle acque, nell’inferno dei roghi. La nostra vita è il Fuoco: la nostra fede è Dio. Per Santa Barbara martire. Amen”.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.