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Li chiamano “children left behind”, in italiano diventano “orfani bianchi”: in Romania sono stati quasi 6 mila (per la precisione 5.924), solo nell’ultimo anno, i minori scomparsi da casa. 206 di loro hanno meno di 10 anni, 1.453 hanno tra i 10 e i 14 anni e 4.263 hanno più di 14 anni.

Negli ultimi cinque anni, il numero di denunce di scomparsa di minori è quasi raddoppiato, tanto che nel 2015 le denunce sono state 3.736 e oggi le denunce sono 9.924.

Sono i dati, recenti, forniti dalla Direzione investigazioni penali dell’ispettorato generale di Polizia. Dati certamente parziali di un fenomeno sottostimato e poco studiato, di cui però oggi questi numeri confermano l’esistenza e la consistenza.

Confermano, sì, perché le associazioni e gli attivisti denunciano questo dramma da anni: risale al 2008, ma è ancora attuale, lo studio condotto da Unicef e dall’ong locale Social Alternatives “Analisi nazionale sul fenomeno dei bambini lasciati a casa dai genitori per andare a lavorare all’estero

Tra le cause principali, seppur non esclusive, c’è infatti proprio la lontananza delle madri, spesso partite per l’Europa occidentale in cerca di lavoro.

“E’ dal 2008 che ripeto che non si può prendere in carico solo il bambino, ma tutta la famiglia, sia quella parte che resta in Romania, sia chi invece migra – ci spiega Silvia Dumitrache, attivista e presidente dell’associazione delle donne romene in Italia – Questi bambini vengono detti impropriamente ‘orfani’, ma non sono orfani: hanno dei genitori che devono essere aiutati a fare i genitori. Il lavoro delle ong e soprattutto di alcune organizzazioni locali è prezioso – aggiunge – ma non deve sostituirsi allo Stato.

Il dramma esiste e va affrontato: tanti genitori partono per costruire un futuro ai figli, mai il risultato che ottengono è l’opposto: i figli abbandono spesso la scuola, finiscono in giri pericolosi, hanno bisogno dei loro genitori per crescere. Molte mamme partono mentre i figli dormono, ‘per non farli soffrire’, dicono.

Ma i figli soffrono terribilmente per questa lontananza. Secondo il rapporto di Unicef e Alternative sociali, nel 2008 erano 350 mila i bambini ‘left behind’ in Romania.

A distanza di quasi 15 anni, la situazione non è cambiata e neanche sono state fatte altre ricerche: è stato istituito un gruppo interistituzionale, di cui faccio parte, che ha presentato un suo rapporto nel 2018, il quale però si basa solo sui dati del ministero dell’Istruzione, che si limitano ai bambini ‘soli’ che frequentano la scuola.

Tutti gli altri, tutti quelli che neanche vanno a scuola, chissà quanti sono oggi? E’ importante saperlo, è importante avvicinare questi bambini, aiutarli con azioni congiunte. Le associazioni possono fare tanto: sarebbe utile, per esempio, una partnership tra ‘Telefonul copilului’ (il servizio di ascolto telefonico gestito da Social Alternatives) e Telefono azzurro, che includa però anche i genitori, non solo i bambini.

Perché, lo ripeto e lo ripeterò sempre, non basta intervenire sul bambino, ma occorre sostenere tutta la famiglia. E per questo, le ong e le associazioni possono fare tanto, ma non possono fare a meno dell’impegno del governo, che continua purtroppo a mancare”.