Milano. Un viaggio nel sacro dell’antico Egitto, le sue divinità misteriose e affascianti nella mostra “Sotto il cielo di Nut, l’Egitto divino”, che ha riaperto dopo i mesi di forzata chiusura e cambiato le date, ora visitabile sino al 20 dicembre al Civico Museo Archeologico.

La molteplicità degli dei e delle loro forme nell’arte e nella spiritualità dell’antico Egitto è uno degli aspetti più caratteristici di questa civiltà millenaria. L’esistenza di tante figure divine, i cui nomi sono noti dalle fonti testuali che spesso accompagnano le immagini, ha suscitato fin dall’antichità ammirazione nei confronti degli abitanti della valle del Nilo, considerati particolarmente devoti e in possesso di un sapere occulto.

D’altro canto, il ricorso a figure ibride che uniscono a forme umane forme animali, nonché il culto particolare tributato ad alcuni animali sono stati visti con sospetto da culture improntate all’antropomorfismo come sola modalità di raffigurazione della divinità. La spiritualità egizia, da questo punto di vista, non sarebbe che il riflesso di una cultura primitiva, idolatra, dominata dal timore verso le forze naturali. Come ricomporre questi diversi sguardi? Cosa si nasconde dietro questa incredibile ricchezza di immagini che ci attraggono ancora oggi, e non solo per la loro indubbia eleganza formale?

L’unico modo per rispondere a tale quesito è cercare di entrare nell’universo spirituale e concettuale di questa civiltà, che ha elaborato in modo originale una propria visione del cosmo e del ruolo che in esso è riservato tanto all’uomo quanto agli dei. Questa visione è stata instancabilmente tradotta nelle forme reputate più consone per esprimere ciò che non è né visibile né rappresentabile: il divino e ciò che c’è al di là della morte. Il percorso espositivo, che conta più di 150 opere esposte, consente di entrare nel mondo del divino in Egitto attraverso sculture in bronzo, pietra e faïence, rilievi votivi, sarcofagi, mummie ed elementi del corredo funerario che accompagnava il defunto nell’Aldilà.

I reperti selezionati provengono dalla collezione egizia del Civico Museo Archeologico di Milano e da importanti istituzioni museali italiane (Museo Egizio di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Museo Civico Archeologico di Bologna, Civico Museo di Antichità “ J.J.Winckelmann” di Trieste, Museo di Archeologia dell’Università di Pavia.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni.

  • Origine degli dèi e del cosmo
  • Forme degli dei
  • Comunicare con gli dei: la devozione
  • Diventare esseri divini

Filo conduttore dell’esposizione è l’invisibile e inafferrabile natura degli dei, la cui vera immagine e il cui vero nome, ci dicono i testi, erano sconosciuti all’uomo, ma sarebbero stati noti ai defunti divenuti spiriti luminosi (akhu) e quindi dei (netjeru) loro stessi, ammessi così a vivere accanto agli dei in eterno.

All’interno della mostra l’applicazione 3D interattiva pervival accompagnerà il visitatore alla scoperta del rituale funerario dell’antico Egitto, caratterizzato da una molteplicità di oggetti e azioni sacre connessi tra loro e spesso di difficile comprensione per il pubblico.

A margine dell’esposizione sono previste diverse iniziative: visite guidate a tema, laboratori didattici per famiglie e percorsi per le scuole; conferenze tenute da esperti approfondiranno i contenuti della mostra.